Guardiani dei nidiI “cani da tartaruga” che controllano e proteggono le uova fino alla schiusa

In alcune Regioni italiane, dalla Toscana alla Calabria, entreranno in servizio le prime unità cinofile volte a tutelare – grazie al loro eccezionale olfatto – questi animali marini costantemente minacciati dal cambiamento climatico

Screenshot da YouTube | Legambiente

Domenica 16 giugno si celebra la Giornata mondiale dedicata alle tartarughe marine (World sea turtle day), splendidi e fragili animali tra i più minacciati di estinzione dalla cattura accidentale, dalla degradazione dell’habitat, dal disturbo causato dalle attività umane, dall’erosione delle spiagge e dai cambiamenti climatici. 

Secondo le stime del Wwf, ogni anno vengono catturate accidentalmente centocinquantamila tartarughe marine, e l’ottanta per cento di questi animali recuperati nel Mediterraneo ingerisce rifiuti di plastica. Una nuova e intrigante soluzione per proteggere queste specie riguarda il debutto dei “Tartadogs”. Si tratta, letteralmente, di “cani da tartaruga” addestrati non per cacciare o stanarle le creature d’acqua, ma per segnalare la presenza delle loro uova sulle spiagge, così da tutelarle fino all’affascinante momento della schiusa.

Da fine giugno in Toscana, Lazio, Campania, Puglia e Calabria entreranno in servizio delle unità cinofile, ognuna composta da un conduttore e da un cane appositamente addestrato, che affiancheranno il personale esperto, autorizzato dal ministero dell’Ambiente, pronto a intervenire una volta individuato il nido, alla sua messa in sicurezza. L’olfatto eccezionale dei cani servirà a velocizzarne e ottimizzarne l’individuazione nei casi in cui non ci siano elementi esterni che ne permettano il riconoscimento. Cosa tutt’altro che inconsueta, dato che le uova di tartaruga possono essere sepolte fino a un metro di profondità sotto la sabbia.  Una volta individuate, verranno protette o, nel caso, ricollocate in zone più tranquille.

L’iniziativa, un unicum a livello europeo, con il solo precedente di un esperimento svolto negli Stati Uniti, in Florida, fa parte del progetto Life Turtlenest, dedicato al miglioramento della conservazione della tartaruga marina comune, co-finanziato dal programma LIFE dell’Unione europea, coordinato da Legambiente con la collaborazione dell’Enci – Ente Nazionale Cinofilia Italiana, che insieme hanno tracciato le linee guida.

La deposizione delle uova è un momento particolarmente delicato nella vita delle tartarughe marine comuni (Caretta Caretta), una specie diffusa tanto nelle acque degli oceani Atlantico, Indiano e Pacifico quanto nel bacino del Mediterraneo, soprattutto in Grecia, Turchia, Cipro, Libia e lungo le coste meridionali dell’Italia, e fondamentale per l’equilibrio dell’ecosistema marino. Nel 2021, per rendere l’idea, lungo le coste italiane sono stati trovati duecentocinquanta nidi. Le femmine di tartaruga comune depongono le uova sulle spiagge sabbiose tra maggio e agosto, affidandole al calore del suolo. 

La temperatura determina il sesso: uova che si trovano a temperature maggiori di ventinove gradi centigradi daranno origine alle femmine, mentre al di sotto saranno maschi. Ogni nido contiene mediamente un centinaio di uova che si schiudono dopo un periodo di quarantacinque-settanta giorni. I piccoli possono impiegare fino a una settimana per raggiungere la superficie e quindi il mare, orientandosi con il sole. Durante questo tragitto risultano particolarmente vulnerabili ai predatori e a qualsiasi minimo inconveniente. Si tratta di una vera e propria selezione naturale, che si aggiunge il rischio che le uova finiscano distrutte prima della schiusa.

Su questo si vigila, individuando e delimitando le aree dove la sabbia appare smossa per evitare che vengano scavate o calpestate dai bagnanti. Ma il contributo dei cani – ne entreranno in servizio quattro per iniziare (due labrador, un pastore olandese e uno springer spaniel) – è fondamentale per ampliare il raggio d’azione.

Durante la stagione, Legambiente ed Enci osserveranno le squadre in azione raccogliendo dati e informazioni, per poi confermare o eventualmente modificare le linee guida del protocollo, proprio secondo il percorso più corretto dell’approccio scientifico. Da questa sperimentazione nascerà una pubblicazione dedicata alla formazione delle unità cinofile nella detection dei nidi di tartaruga marina. Inoltre, a partire da questo lavoro, Enci, Legambiente e Ispra daranno vita, dal prossimo autunno, alla prima scuola europea per le unità cinofile da conservazione. Nel frattempo, Legambiente presenterà i “Tartadogs” in occasione delle tappe di Goletta Verde in Toscana all’inizio di luglio e in Puglia alla fine dello stesso mese.

Un’innovativa forma di collaborazione per lavorare insieme alla salvaguardia della biodiversità, nell’antico sodalizio tra esseri umani e cani che fin qui, vedi nel caso della caccia, non aveva mai assunto aspetti ambientalisti. È anche una forma di riscatto per molti cani, abitualmente guardati con sospetto e tenuti lontani dalle spiagge e dalle aree naturali perché ritenuti pericolosi per la fauna. Tanto che in Paesi particolarmente sensibili alla tutela dei loro fragili ecosistemi, come l’Australia e la Nuova Zelanda, sono sorvegliati a vista e interdetti, anche portati al guinzaglio da litorali e parchi naturali. Nonché soppressi se si azzardano ad addentare e uccidere un animale selvatico. 

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