Da Budapest a BruxellesIlaria Salis dice che si batterà per i detenuti, il lavoro, i migranti e il diritto alla casa

«Studio il funzionamento tecnico del parlamento europeo, leggo, rispondo al telefono, mando mail». Da poco eletta al Parlamento europeo con Alleanza Verdi Sinistra dopo quindici mesi di carcere in Ungheria, ha raccontato come si sta preparando al suo prossimo lavoro da eurodeputata

(La Presse)

«Studio il funzionamento tecnico del parlamento europeo, leggo, rispondo al telefono, mando mail». Ilaria Salis, da poco eletta al Parlamento europeo con Alleanza Verdi Sinistra dopo quindici mesi di carcere in Ungheria, ha rilasciato a Repubblica la prima intervista dopo il suo rientro in Italia, raccontando come si sta preparando al suo prossimo lavoro a Bruxelles.

«Pressione e aspettative ci sono, ma devo fare le cose con calma e lucidità, ci metterò tutto il coraggio che ho», dice. Intanto sta provando anche a recuperare i quindici mesi fuori dal mondo. «Sto cercando le notizie sui siti. Non è facile seguire a ritroso il filo della cronaca, mi mancano ancora dei pezzi».

Salis ha raggiunto 176mila preferenze. Perché l’hanno votata? «In molti per la questione della mia carcerazione e per sostenere i diritti dei detenuti. Altri per la voglia di portare sulla scena politica qualcosa che provenisse dal basso, perciò manterrò i legami coi movimenti. Porterò tutte quelle esperienze con me a Bruxelles», risponde. «Mi batterò per la difesa dei detenuti, del lavoro precario, dei migranti per i quali ci dobbiamo assumere la responsabilità storica dei morti in mare, e del diritto alla casa».

Negli ultimi giorni, Salis è finita al centro delle polemiche criticata per l’occupazione di un alloggio popolare a Milano, sostenendo le ragioni delle occupazioni dei movimenti per la casa. Lei spiega: «La polizia mi ha trovato lì nel 2008, quando avevo 24 anni. Oggi ne ho 40. Da allora non sono più andati a fare verifiche per vedere chi ci abitasse, però l’Aler mi contesta lo stesso un debito di 90mila euro». Poi aggiunge: «Prendiamo Milano, 12.000 appartamenti popolari sfitti e 10.000 nuclei familiari in lista di attesa. I movimenti per la casa non tolgono niente a nessuno, cercano di risolvere con altre modalità un problema che le istituzioni non risolvono».

Poi parla della sua detenzione e delle immagini di lei alle udienze in catene e al guinzaglio che la facevano sentire, dice, «come un animale. Ho autorizzato la diffusione delle immagini per far vedere cosa capita ai detenuti in Ungheria, anche se rivedermi così sui giornali non mi piaceva».

Ma «non mi sento un simbolo. Sento di essere una donna in carne ed ossa con una storia. Non sono sola, attorno ho una comunità che ha combattuto insieme a me, che ha dato prova della forza della solidarietà». E soprattutto, dice di non essere l’anti-Vannacci: «Non sono l’anti di nessuno. Trovo svilente ridurre la politica a un talk show. Non mi interessa diventare un personaggio».

E sul contrasto alle destre radicali che avanzano in Europa, spiega: «Nel lungo periodo, dobbiamo dedicarci al superamento della condizioni di insicurezza con cui prosperano le destre e costruire una nuova cultura popolare antifascista, che affondi le radici nella memoria dei partigiani e sia in contatto con le questioni sociali del presente».

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