Spirale autodistruttivaL’Unione europea non può lasciarsi trollare da Orbán

L’assurdo slogan trumpiano del semestre ungherese alla presidenza del Consiglio Ue: «Make Europe Great Again» meriterebbe per una volta tutti i termini più abusati del giornalismo italiano, scrive Francesco Cundari nella newsletter “La Linea”. Arriva tutte le mattine dal lunedì al venerdì più o meno alle sette

LaPresse

L’incredibile campagna di lancio della presidenza ungherese del semestre europeo, all’insegna dello slogan «Make Europe Great Again», meriterebbe per una volta tutti i termini più abusati del giornalismo italiano. Con quell’insensata, assurda, minacciosa parodia dello slogan trumpiano «Make America Great Again», infatti, la trovata degli spin doctor di Viktor Orbán riesce a essere allo stesso tempo realmente distopica e terribilmente iconica, segno di una postura internazionale che preannuncia davvero una tempesta perfetta.

Dopo avere teorizzato e praticato la «democrazia illiberale», vale a dire un regime corrotto, clientelare e autocratico, in cui la Costituzione, il disegno dei collegi e dei sistemi elettorali, il potere giudiziario ed economico, i media sono stati progressivamente catturati dal potere esecutivo e asserviti agli interessi del primo ministro, che infatti non perde un’elezione da quattordici anni filati, Orbán ha accumulato una lunga serie di censure, condanne e sanzioni di dubbia efficacia da parte delle istituzioni europee, per violazione dei principi dello stato di diritto e dei valori fondanti dell’Unione, continuando tranquillamente a fare il suo gioco ai tavoli che contano.

Il cinismo e la cecità con cui i leader dell’Europa democratica lo hanno lasciato fare, persino dopo che la guerra in Ucraina lo ha trasformato di fatto in un cavallo di Troia di Vladimir Putin, sono ben rappresentati dall’accordo appena stretto con l’ex primo ministro olandese Mark Rutte, in corsa per il posto di segretario generale della Nato: Budapest sarà esonerata in futuro da tutte le attività militari dell’Alleanza atlantica in sostegno dell’Ucraina.

Un patto faustiano con il diavolo del Danubio – scrive su Repubblica Tonia Mastrobuoni – che segna un esordio non elegantissimo, per Mark Rutte». Ma io direi per tutto l’establishment politico europeo. Grande amico e vero modello di Giorgia Meloni, con la sua provocatoria parafrasi del più celebre slogan di quel Donald Trump che non ha mai riconosciuto la sconfitta elettorale e il 6 gennaio 2021 è arrivato a fomentare un assalto armato al parlamento per impedire l’insediamento del suo avversario, Orbán rappresenta una minaccia per tutta l’Europa, che non può continuare a lasciarsi trollare in questo modo.

Ma rappresenta anche un monito per l’Italia, nel giorno in cui il Senato approva in prima lettura la riforma costituzionale con cui Meloni spera di mettere la democrazia italiana sulla stessa china imboccata dalla democrazia ungherese quattordici anni fa.

 

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