Possibile astensione L’accordo sul bis di Von der Leyen e l’esclusione di Meloni dai negoziati

Popolari, socialisti e liberali hanno trovato un’intesa sulle nomine per i vertici dell’Unione europea. La premier italiana, tenuta fuori dalle trattative, potrebbe astenersi nel voto al Consiglio europeo del 27 e 28 giugno. Oggi riferisce alle Camere

(Photo by Roberto Monaldo / LaPresse)

I tre principali gruppi del Parlamento europeo, popolari, socialisti e liberali, hanno trovato un accordo sulle nomine per i vertici dell’Unione europea. La tedesca Ursula von der Leyen è stata rinominata a capo della Commissione europea, il portoghese António Costa a capo del Consiglio europeo e l’estone Kaja Kallas a capo della politica estera del blocco.

L’intesa è stata negoziata dai primi ministri greco Kyriakos Mitsotakis, dal polacco Donald Tusk, dallo spagnolo Pedro Sánchez, dall’olandese Mark Rutte, dal cancelliere tedesco Olaf Scholz e dal presidente francese Emmanuel Macron. La premier italiana Giorgia Meloni è stata invece esclusa dalle negoziazioni. E ora – scrivono i quotidiani – potrebbe arrivare a un gesto clamoroso, ovvero l’astensione al prossimo Consiglio europeo del 27 e 28 giugno, che chiederà il voto di ogni Paese sul pacchetto di nomine.

Tutto è stato deciso senza quasi coinvolgere il governo italiano. Meloni ha avuto diversi contatti telefonici con i negoziatori delle nomine, ma senza poter far contare il suo peso politico. Quando sono trapelate alcune notizie dell’accordo da Bruxelles, a Palazzo Chigi non l’hanno presa bene. E anche la possibile vicepresidenza che verrà data all’Italia non è servita a far sbollire gli animi.

Per cui, se fino a una settimana fa non c’erano dubbi che la premier avrebbe garantito il suo sì al secondo mandato di Ursula von der Leyen alla guida della Commissione europea, in cambio di precise controfferte, l’esclusione di Meloni dalla stanza dei negoziatori starebbe spingendo la presidente del Consiglio a valutare un’altra strategia. E l’astensione sarebbe la strada che è decisa a intraprendere la premier, fresca del suo incontro a Palazzo Chigi con il premier ungherese Viktor Orbán.

L’astensione non sarebbe solo una tecnicalità. Per i riti europei, dove di solito si procede per consenso unanime nella definizione dei vertici, una decisione di questo tipo significherebbe una rottura politica.

Come spiega La Stampa, astenersi in Consiglio potrebbe però rivelarsi una scelta che consente di non sostenere un patto negoziato da altri, per giunta salvandosi la faccia internamente a destra – con la Lega, e con Marine Le Pen. E al tempo stesso darebbe più potere negoziale alla premier nella trattativa bilaterale con Von der Leyen. Il voto di Meloni al Consiglio europeo non è determinante per raggiungere la maggioranza qualificata, ma potrebbero esserlo i ventiquattro voti di Fratelli d’Italia all’Europarlamento, nel momento della ratifica dei top job prevista a metà luglio.

Oggi la premier Meloni riferirà alle Camere in vista del vertice di Bruxelles.

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