
L’ultimo scontro è sui tagli ai Comuni. Qualche settimana fa c’era stato il duro botta e risposta con Tajani sul Superbonus. Nei prossimi mesi, bisognerà compilare una legge di bilancio austera e fare i conti con il Mes. Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, Lega, si ritrova sempre a essere il bersaglio dei partiti di maggioranza quando si tratta di stringere la cinghia e far quadrare i conti pubblici. Tanto che più volte negli ultimi mesi aveva messo i partiti davanti all’aut aut: o si fa così o mi dimetto. E ora, stufo e stanco dopo mesi di critiche, sarebbe pronto a lasciare via XX settembre – secondo Repubblica – per andare a Bruxelles.
«Preparatevi a fare senza di me», è lo sfogo raccolto da alcuni funzionari del Tesoro. Giorgetti non vorrebbe dimettersi. Ma gli incastri post-elettorali europei gli offrono un assist potenziale. Il titolo di commissario europeo non gli dispiace affatto. A Giorgia Meloni ha già offerto la sua disponibilità: meglio traslocare, fare da presidio all’interno della Commissione piuttosto che restare, come un bersaglio, al Mef.
La premier, al momento, si sarebbe dimostrata fredda. Fonti di Palazzo Chigi dicono: «Non si è fatto nessun ragionamento su Giorgetti commissario».
Per lui, che è il più europeista di tutti nel governo a trazione sovranista, sarebbe naturale. Matteo Salvini non farebbe storie. Anche perché perdere il ministro dell’Economia non sarebbe una tragedia. Il Mef non porta consenso, anzi, secondo Salvini.
Fratelli d’Italia a quel punto potrebbe cogliere l’occasione e spingere il suo candidato in pectore: il vice Maurizio Leo. Responsabile del pasticcio sul Redditometro, ma sempre fedelissimo della premier. Vedremo