Licenza di spadroneggiareL’Italia non può più essere ostaggio della lobby dei tassisti

Il segretario di Radicali italiani Matteo Hallissey ha offerto passaggi gratuiti alla stazione di Roma Termini per denunciare il comportamento corporativo dei tassisti e favorire la liberalizzazione del settore dei trasporti pubblici

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La questione della mancata liberalizzazione dei trasporti viaggia sospesa tra il farsesco e lo strenuo tentativo di una piccola lobby che, con ventimila licenze, pretende di cristallizzare un sistema di potere alimentato negli anni da una politica nella migliore delle ipotesi distratta, in realtà drammaticamente complice. La legge che regola l’attività dei taxi in Italia risale al 1992, un privilegio che gran parte dei governi non è riuscita a scalfire, neanche quelli più coraggiosi su questi temi, da Mario Monti a Matteo Renzi e, più recentemente, Mario Draghi. 

Dopo gli insulti e le percosse ricevute durante la manifestazione del 20 maggio, mercoledì, insieme a Ivan Greco, mi sono presentato con una macchina con una scritta evocativa: «FreeTaxi – basta code, basta lobby» e ho offerto corse gratis ai cittadini alla stazione di Roma Termini. La reazione è stata sempre la stessa: minacce, tentativi di rissa, urla. Sono stato accusato dai sindacati dei tassisti di essere un «provocatore in cerca di visibilità, uno speculatore, uno che porta acqua al mulino dell’odio sociale».

La narrazione del sindacato è quella di un pessimo spot televisivo, con protagonista il buon padre di famiglia che lotta per il servizio pubblico. Belle frasi, plot enfatico, ma basta scendere dalla macchina per rendersi conto che il quadro è meno edificante. Un olio su tela dal quale scendono colori che profumano di corporazione, strenua difesa dei propri privilegi, pratiche anticoncorrenziali e contro qualsiasi innovazione nel settore.

Ci troviamo nella paradossale situazione in cui i tassisti manifestano contro le forze politiche che guidano il Paese, le stesse che negli anni li hanno maggiormente difesi, temendo che finalmente si arrivi a una riforma del settore. Oggi i tassisti, di fronte a un aumento importante della domanda, non riescono a garantire il servizio pubblico e dichiarano mediamente poche migliaia di euro di guadagni, di fronte a cifre verosimilmente molto maggiori. Centinaia di migliaia di chiamate inevase, code inumane, pochissimi tassisti per numero di abitanti rispetto alle principali città europee, assurdi vincoli per gli Ncc. Questa è la nostra realtà: ecco ciò che stiamo regalando a cittadini e turisti.

Per questo, nonostante gli insulti, le minacce e le aggressioni, non ci stancheremo mai di chiedere una vera liberalizzazione del settore dei trasporti pubblici. Non possiamo più permetterci questi blocchi corporativi. Il Governo non può e non deve assecondare una categoria che protesta solo per i propri interessi a scapito di un servizio pubblico che non c’è.

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