Scusate, ma non c’era l’onda nera in Europa, il trionfo di Donald Trump negli Stati Uniti, e prima ancora quello di Marine Le Pen in Francia e dei nazisti in Germania? E ovviamente da noi l’egemonia politica, culturale, morale della destra? Parliamo di due mesi fa, non di due anni. Era tutto scritto. Il mondo va a destra. Vladimir Putin vince la guerra (oddio, questo lo si dice dal 24 febbraio 2022), Xi ha mezzo mondo in mano e a novembre Trump chiuderà il ciclo. Tutto può ancora accadere. Però improvvisamente la destra è sparita. Sta zitta e se parla non si sente. Sarà un momento passeggero ma si prova gusto a fotografarlo.
Lasciamo stare l’estrema destra francese stra-battuta alle fantastiche elezioni volute da Emmanuel Macron (poi vedremo come finirà con il nuovo governo) e che Le Pen e quel giovane “genio” di Jordan Bardella sono spariti. Questo (piccolo?) turning point politico-comunicativo adesso ha un focus molto più tosto: la discesa in campo di Kamala Harris che, come dicono più o meno tutti quelli che capiscono veramente di America, ha riaperto una partita che tra il crollo in diretta tv di Joe Biden e l’orecchio insanguinato di Trump, anche quello in diretta tv, pareva chiusa.
Poi è successo quello che è successo: ha fatto irruzione la Politica. Il presidente si fa da parte, investe la sua vice, in pochi giorni tutti i big Democratici si schierano con lei (ieri il super-spot dei coniugi Obama). Così che il Wall Street Journal, di proprietà di Rupert Murdoch, ha scritto che «i repubblicani sembrano improvvisamente e stranamente essere in ritardo, come se non pensassero che questo potesse accadere. Gli Stati Uniti hanno ora una corsa presidenziale che Donald Trump e il GOP potrebbero perdere».
Il tycoon strepita tutti i giorni, ci mancherebbe, ma i suoi urli non si sentono più come prima, sono vecchi. Lo sparo all’orecchio non se lo ricorda più nessuno. È lui che insegue lei e fa sapere che per ora non intende sfidarla in un dibattito televisivo. In Europa, i bau bau dei nazisti si sono persi nella vittoria, anche qui, della Politica. Si sono un po’ agitati all’inizio (ovviamente i Patrioti Matteo Salvini e Roberto Vannacci si sono subito fatti riconoscere) ma poi la prevedibile conferma di Ursula von der Leyen li ha messi a tacere trascinando pure Giorgia Meloni nel retrobottega di palazzo Berlaymont.
Viktor Orbán ha fatto un paio di viaggi che nessuno lo aveva autorizzato a fare, e poi è sparito pure lui. In Italia la presidente del Consiglio non parla da tempo – sì, a parte una nervosa e irrilevante intervista al Corriere della Sera – ma nessun discorso importante, zero, è chiaro che non vede l’ora di farsi un viaggetto in Cina e poi un po’ di mare in Puglia con i suoi cari, e nel mentre deve fronteggiare Antonio Tajani e lo stesso Salvini, due spine nel fianco.
Nessun progetto serio, nessun rapporto anche fisico con il Paese reale. L’egemonia culturale è solo una fame di posti e prebende. Nel mondo si parla di Kamala, Ursula, Macron, Starmer, e in Italia del nostro Presidente Sergio Mattarella. È un momento no per la destra mondiale. Magari cambierà, ma in questo preciso momento l’onda nera sembra una risacca all’ora del tramonto.