Non è l’ora della destraEmmanuel Macron ha salvato la Francia e l’Europa

Nel secondo turno delle elezioni francesi, più che vincitori ci sono gli sconfitti: hanno perso la destra illiberale e Marine Le Pen. Ora l’uomo da tenere d'occhio non è Mélenchon, ma Glucksmann. È su di lui che il presidente francese deve contare

(La Presse)

Dopo questo storico ed emozionante stop alla destra estrema in Francia e la fantastica vittoria laburista in Gran Bretagna, il sovranismo europeo ha perso la partita. I nazionalisti hanno tentato il colpaccio: respinti non senza fatica alle europee, stra-battuti nel Paese di Voltaire. Più che vincitori, ci sono gli sconfitti: ha perso lei, la destra illiberale. La sberla rimediata da Marine Le Pen, l’ennesima, non era attesa in queste proporzioni: era prima, ora è terza. Superata dal Nouveau Front Populaire e da quei macroniani che venivano dati per spacciati.

Ma Emmanuel Macron non è il Terzo polo italiano. È uno statista che ha salvato il suo Paese da un’involuzione pericolosa per la Francia e per l’Europa. Emmanuel Macron, checché ne dicano i pazzerelli che non capiscono un’acca di politica, ha salvato il suo Paese e rinvigorito la democrazia francese con una mossa disperata che si è rivelata vincente: appellarsi a les citoyens per bloccare i lepenisti sulla soglia di Matignon. Ha messo da un canto idiosincrasie e dissensi politici per fare barrage assieme a un personaggio poco edificante come Jean Luc Mélenchon e a un Front Populaire che comunque al suo interno è variegato e contiene spinte nuove e positive incarnate da Raphaël Glucksmann.

«Dovremo comportarci da adulti», ha detto. Il popolo ha parlato. Adesso tocca alla politica. «Adulti» significa cercare un accordo tra Glucksmann e Macron. Infatti il presidente francese è al centro della scena: altro che finito. E la sinistra è chiamata a un chiarimento: vuole fare le manifestazioni di protesta o dare una mano per risolvere i problemi della Francia? La pretesa di Mélenchon di fare un governo del Nfp con un programma super massimalista è propaganda: non ha i numeri. Se non vuole fare lui l’accordo con Macron, il Fronte popolare si spaccherà. L’uomo da tenere d’occhio è Glucksmann, è su di lui che il presidente francese deve contare. Vedremo.

Sul voto in Gran Bretagna è stato detto tutto. Anche molte sciocchezze, nel tentativo patetico di sminuire la vittoria di Keir Starmer. Anche qui, il popolo ha parlato. E ha sbattuto fuori conservatori premiando il partito avversario, i laburisti, che si sono fatti trovare pronti anche grazie a un leader nuovo molto concreto. Ora tocca a lui e imbocca al lupo.

Per un’assurda coincidenza della storia, si va allungando sugli Stati Uniti e sul mondo l’ombra greve e eversiva di Donald Trump ed è come se l’Europa lo sentisse e si volesse mettere al riparo: di qui l’urgenza di battere i trumpiani europei, nell’Europa occidentale dove lo si può fare con la democrazia e la politica. Infine aggiungeremmo la tendenza in Italia a una potenziale riorganizzazione del centrosinistra. Anche in questo caso aveva sbagliato chi due anni fa dopo le elezioni politiche concluse che l’Italia era di destra e che Giorgia Meloni avrebbe governato vent’anni. Non è affatto detto. La Gran Bretagna e soprattutto la Francia insegnano che non è l’ora della destra.

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