Accogliente e nevroticaManila è diventata una delle città più dinamiche e frizzanti del Far East asiatico

Il suo ritmo è quello di una grande capitale che riflette e ingigantisce le contraddizioni del paese che guida. A portare una ventata di novità ci ha pensato, quattro anni fa, il Covid, che ha trasformato un malfamato sobborgo di postriboli nel cuore pulsante della vita notturna cittadina

Ph. Gianmaria Padovani

Come la Grande Onda di Kanagawa, a Manila il traffico della rush hour serale ha le sembianze di una catastrofe naturale. Quando ai semafori scatta il verde, migliaia di taxi, scooter e sgargianti jeepney – il mezzo pubblico più comune nella capitale filippina, sorta di jeep sotto steroidi sul cui lunghissimo pianale siedono fino a 16 passeggeri – sembrano travolgere la metropoli con l’inesorabilità di uno tsunami.

«Spostarsi in città può essere una sfida, qui il traffico è leggendario», spiegano i blogger cittadini Ronald Mabanag e Chris Juan. Non è un’iperbole, la loro. Basta appostarsi su una delle arterie cittadine come Makati Avenue, la via che prende il nome da uno dei 17 comuni che formano Metro Manila, megalopoli da 12 milioni di abitanti spalmata al centro della grande isola di Luzòn, per godere del quotidiano parossismo di lamiere, afa e smog che l’attanaglia ogni sera. 

Ph. Gianmaria Padovani

Uno spettacolo il cui climax arriva quando il sistema circolatorio della città va in crash – succede ogni giorno feriale – e tutto sembra inesorabilmente bloccarsi per sempre sotto il sole tropicale. È allora che comincia una curiosa cerimonia che si ripete ogni giorno: centinaia di addetti al traffico in divisa entrano in scena per sbrogliare la matassa di auto e moto, costringendo a suon di fischi e gesti minacciosi uno dei due sterminati greggi d’auto che si affrontano negli opposti sensi di marcia a fermarsi anche per 20 minuti per far scorrere più agilmente la corrente inversa. Solo allora il diabolico incastro sembra risolversi e il cuore della città riprende il suo battito regolare.

Caotica e divertente, accogliente e nevrotica, un’allure da «Bangkok latina» che le viene dalla lunga dominazione spagnola, Manila è oggi una delle città più dinamiche e frizzanti del Far East asiatico. Il suo ritmo è quello di una grande capitale che riflette e ingigantisce le contraddizioni del paese che guida. L’economia corre: le Filippine hanno chiuso il 2023 con un tasso di crescita del Pil del 5,6 per cento, facendone la locomotiva di tutti i dinamici paesi di quest’area come la Cina (+5,2 per cento), il Vietnam (+5,0 per cento) e la Malesia (+3,8 per cento). 

Ph. Gianmaria Padovani

L’età media dei suoi 114 milioni di abitanti, un numero cresciuto di 35 milioni nell’ul​​timo ventennio, è di 25 anni, contro i quasi 48 dell’Italia. In città si avverte la presenza di una giovane classe media sempre più numerosa e affamata di divertimento, leggerezza, consumi alti e nuovi stili di vita, magari lontana dai numerosi mall che punteggiano ogni quartiere della città e che, insieme con le hall dei grandi alberghi, da sempre rappresentano il centro sociale d’incontro dei filippini. Ma a portare una ventata di novità ci ha pensato, quattro anni fa, il Covid. A detta di tutti, infatti, è stato durante il lockdown del 2020 che è “nato” Poblacion, un quartiere trasformatosi da malfamato sobborgo di postriboli in cuore pulsante della vita notturna cittadina. 

Contenuto nel perimetro disegnato dai grandi viali Burgos, Kalayaan e Makati e separato dalla parte settentrionale della città dal corso del fiume Pásig, questo angolo di Manila infatti è ancora oggi uno dei red light district cittadini della capitale di un paese cattolicissimo, dove la prostituzione è da sempre assolutamente fuorilegge. Alle tante passeggiatrici e ai buttadentro dei suoi peep show sgargianti di luci e colori fluo negli ultimi quattro anni si sono però affiancate tante nuove attività tipiche dei quartieri in via di gentrificazione. Se da una parte decine di night come Nautika, Fyre e Oculto continuano ad attirare turisti, per lo più occidentali agée in cerca di brividi proibiti, c’è chi ha visto nel quartiere altre potenzialità.

Ph. Gianmaria Padovani

Come l’israeliano palestinese Hussam, cittadino di Haifa rimasto bloccato per mesi nelle Filippine a causa della pandemia, che ha fatto di necessità virtù aprendo il suo La Pita, un piccolo e curatissimo take away mediorientale sempre affollato dove gustare eccellenti falafel e hummus, tra i primi locali ad aprire e a segnare la strada per molti locali arrivati dopo di lui. «Poblacion ha visto la nascita di ristoranti di ogni cucina», confermano Ronald e Chris, «ma anche tanti speakeasy bar e wine lounge. Locali per ogni gusto o budget». 

Di giorno il quartiere appare ancora il sonnacchioso borgo di case basse, spesso ancora di legno, quasi tutte affiancate da un bell’albero di mango, ravvivato dalle bottegucce alimentari e dai venditori ambulanti di frutta e acqua di cocco, ristori necessari agli abitanti per affrontare l’umida calura tropicale con temperature quasi sempre superiori ai trenta gradi. 

Tra le sue strette stradine il traffico convulso di Manila non arriva, protetto com’è da vigilanti e barriere stradali, lasciando il campo libero a bambini, gatti e alle galline dei tanti pollai casalinghi con cui le famiglie più povere ancora si sostentano. Qua e là le scuole portano gli alunni in strada per lezioni che prevedono anche il ballo. 

Ph. Gianmaria Padovani

Ma al crepuscolo le vie si cominciano ad affollare di hipster e giovani businessmen in cerca di svago, gruppetti di ragazzi e ragazze che passeranno la serata prima cenando in ristoranti come Japonesa, la cui buona cucina fusion nippo-coreana è accompagnata da cocktail eccellenti, poi a ballare in club come il White Rabbit per terminare, nel caso si finisse per fare l’alba, in deliziosi localini dalla doppia anima, come il Saglit – Flower ranch cafe, che all’attività di fiorista affianca una minuscola caffetteria con dolci artigianali. Lo gestisce una crew di giovani creativi ed è quasi invisibile dalla strada, caratteristica che lo accomuna a molti altri esercizi di Poblacion, quasi che la caccia al tesoro da affrontare per trovarli fosse parte del divertimento. 

Ph. Gianmaria Padovani

Non è un caso che abbondino le attività create con il format dello speakeasy, come The Spirits library, letteralmente una libreria di vodka, tequila, whiskey pensata con l’estetica della Chicago anni Trenta ricavata nel retrobottega di un locale apparentemente abbandonato in fondo a un vicolo buio. Per scovarne altri, come il Banter and jive, piccolo cocktail bar dalla tappezzeria jungle, bisogna invece arrampicarsi al terzo piano di uno degli stretti edifici di Poblacion. 

Ph. Gianmaria Padovani

Tra le 22 e le quattro del mattino delle notti a cavallo dei weekend le strade sono affollate come una rambla di Barcellona. Gruppi di ragazzi e ragazze stilosi e griffati sciamano tra i fumi dei piccoli bracieri che arrostiscono pollo e maiale e le bancarelle che vendono gadget low tech. La notte concede un po’ di sollievo dall’afa diurna e allo smog si sostituiscono gli odori di mille cucine diverse. Per qualche ora il rumore del traffico s’affievolisce, sovrastato dalla cassa dritta dei club.

Dove dormire a Manila
– Il Peninsula Manila 1226 Makati av. (Circa 170€ la doppia) è uno degli epicentri sociale di Manila, osservatorio privilegiato per scoprire mode, vizi e vezzi della giovane middle (e upper) class filippina. 

– I’M Hotel, 7862 Makati av. (circa 80€ a notte in stanza doppia).

– Aruga Rockwell Hotel, Waterfront Dr, Rockwell Center (100€).

– Clipper House Hotel, 5766 Ebro Street (30€).

– Hotel Durban, 4875 Durban (30€).

– St. Giles Hotel, Tra Makati av. e Kalayaan av. (35€). 

– Coro Hotel, 8436 Kalayaan av, (60€).

– Z Hostel, 5660 Don Pedro (25€). 

I locali migliori di Manila
– Annex House, 5638 Don Pedro. Esternamente invisibile, nascosto da un muro in lamiera ondulata varcato il quale si è accolti da un cortile ombroso e un bar con tanto di macchina Faema. Oltre a succhi di frutta fresca, caffè e paste c’è anche un corner con vestiti e scarpe di micro brand.

– Saglit Flower ranch café, 5936 Gloria. Anche in questo caso il locale è quasi invisibile dalla strada, segnalato solo da una piccola insegna nera. Si accede al locale passando da un piccolo garage. La boutique vende piccoli bouquet di fiori freschi confezionati con gusto e una selezione di caffè e paste eccellenti.

– Agimat, 5972 Alfonso. Sul bel bancone di questo cocktail bar che ha per quinta il tronco di un albero di mango con le radici si affollano i ventenni della nuova borghesia filippina.

– The Spirits library, 4963 Guerrero. In un vicolo buio, difesa da grate c’è l’entrata segreta di questo sorprendente speakeasy su due piani dall’ampia scelta di spiriti e cocktail.

Dove mangiare a Manila
– Japonesa, 5658 Don Pedro. Colorato ristorante che propone piatti fusion nippocoreani e eccellenti cocktail. 

– Minsok, 5655 Don Pedro. Dietro le sue vetrine polverose e le sgradevoli luci neon, la miglior cucina coreana  di Manila.

– Onlypans, 5663 Don Pedro. La taqueria perfetta per concludere una nottata divertente.

– La pita, 5652 Don Pedro. Hummus, falafel, yogurt e insalate come vengono preparati a Haifa, città d’origine del fondatore e proprietario Hussam.

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