Outlet di guerraAl Pentagono si sono accorti che anche le parole e la contabilità sono armi

Dalla svista dei magazzini americani, che ha aumentato involontariamente il valore di mercato dei sostegni all’Ucraina, fino ai droni che cadono misteriosamente sul territorio di paesi europei non coinvolti nel conflitto ucraino. Sullo sfondo, effetti di un riarmo generalizzato e speculazioni di mercato

Il Pentagono ha rivelato che si è verificata una serie di errori contabili per un valore di due miliardi di dollari relativi a munizioni, missili e altre attrezzature inviate in Ucraina. È un errore grave se si considera che la verità viene a galla sotto la campagna elettorale più calda degli ultimi decenni. In sostanza il totale di armamenti, alla correzione dell’errore, sale a 8,2 miliardi di dollari, come riportato in un rapporto governativo degli Stati Uniti pubblicato ieri.

La svista si sarebbe verificata nel corso del 2023, e a fregare il Pentagono sarebbe stata una bizzarra questione semantica. È successo infatti che il personale addetto all’invio degli aiuti in Ucraina ha utilizzato il termine «valore di sostituzione» anziché il «valore deprezzato» nel calcolo dei miliardi di dollari in materiali inviati alle forze di Zelensky, generando un errore di 6,2 miliardi di dollari e aprendo quindi la strada alla possibilità di destinare altri fondi per il supporto militare a Kyjiv.

L’episodio svelato ieri non è tuttavia l’unico spunto di dibattito del momento in tema di missili e droni:  il ministro degli Esteri ucraino Dmytro Kuleba ha sollecitato Hong Kong a impedire alla Russia e alle aziende russe di utilizzare la regione per aggirare le sanzioni. Durante un incontro con il leader di Hong Kong, John Lee nel contesto di una visita in Cina, Kuleba ha esortato l’amministrazione a contrastare l’uso di Hong Kong come via di transito alternativa alle restrizioni in vigore e scaturite dal conflitto in Ucraina.

In un’altra vicenda, questa volta interna russa, è invece intervenuto un tribunale di Mosca, che ha disposto il fermo per due mesi del capo della divisione edilizia di un ministero della difesa russo. Si indaga per accusato di abuso di potere e traffici connessi con le spese militari. Questo episodio si aggiunge a una serie di arresti di alti funzionari del ministero avvenuti quest’anno, evidenziando una situazione di instabilità all’interno dell’apparato militare russo.

Infine ci si mette pure la Marina Militare turca, che ha intercettato un drone marino nel Mar Nero al largo di Istanbul, sospettato di contenere esplosivi e potenzialmente di provenire dall’Ucraina. L’indagine è in corso, proprio per arrivare a stabilire l’origine del velivolo bellico. Non è invece la prima volta che in Romania sono rinvenuti detriti di presunti droni russi, confermando la crescente preoccupazione per la diffusione di dispositivi bellici in quel paese.

Il mercato delle armi fa gola a molti in questa fase della guerra in Ucraina. Sempre più paesi acquistano, ristrutturano e rivendono di tutto, spesso alla luce del sole. I Paesi Bassi e la Danimarca, per esempio hanno annunciato che consegneranno quattordici carri armati Leopard 2 all’Ucraina «prima della fine dell’estate». Operazioni nelle quali gioca un ruolo essenziale l’urgenza delle forze ucraine: i due paesi hanno infatti acquistato i carri armati di fabbricazione tedesca l’anno scorso per 165 milioni di euro, prima di inviarli per la ristrutturazione, intervento che ne aumenterà il prezzo nominale.

 

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