
Con un colpo di scena, lunedì 5 agosto la prima ministra del Bangladesh Sheikh Hasina si è dimessa ed è fuggita in India lasciandosi alle spalle la folla che ha preso d’assalto la sua abitazione. Dopo un mese di manifestazioni represse nel sangue, ci sono voluti trecento morti, più di undicimila arresti e una marcia sulla capitale Dacca per vincere l’ostinazione della premier 76enne, che per settimane è rimasta a guardare le crescenti proteste contro la legge che assegna quote di posti pubblici ai discendenti dei combattenti per l’Indipendenza. In seguito alla notizia, molti manifestanti sono scesi in piazza per festeggiare a Dacca e hanno anche dato fuoco alla sede del partito di Hasina, la Lega Awami.
Ma non è chiaro che cosa succederà ora. La situazione sembra comunque essere molto caotica. Il capo dell’esercito, Waker Uz Zaman, ha detto in televisione che ora verrà formato un governo ad interim. Ma gli studenti non ci stanno. «Nessun governo ad interim sostenuto dai militari può essere formato senza consultare la rappresentanza dei cittadini e degli studenti», ha detto Asif Mahmud, portavoce del movimento. «Nessun complice o beneficiario del fascismo potrà partecipare a questo governo».
I coordinatori delle proteste studentesche hanno poi pubblicato un video su Facebook chiedendo la formazione di un nuovo governo ad interim sotto la guida di Muhammad Yunus, vincitore del premio Nobel per la Pace nel 2006 che a gennaio era stato condannato a sei mesi di prigione per delle presunte irregolarità, da lui sempre contestate, legate all’organizzazione non profit Grameen Telecom, di cui era presidente
Le proteste che hanno portato alle dimissioni di Hasina erano cominciate a inizio luglio come mobilitazioni studentesche pacifiche contro il sistema di quote degli impieghi pubblici riservate ai familiari dei reduci della guerra di indipendenza dal Pakistan del 1971, ritenuto da molti discriminatorio. Nonostante a fine luglio la Corte Suprema avesse modificato il sistema contestato, le proteste si erano poi allargate estendendosi ad altre fasce della popolazione e si erano rapidamente trasformate in una rivolta contro il governo.
Al momento non è chiaro cosa accadrà nell’immediato. Un gruppo di ventuno figure note nel Paese, tra cui attivisti per i diritti umani e avvocati, ha fatto sapere che ora il potere dovrebbe essere trasferito a un governo nazionale o provvisorio «attraverso mezzi costituzionali o modificando la costituzione, se necessario, in seguito a discussioni con gli studenti e con i partiti politici in protesta».
Lunedì intanto il presidente del Bangladesh Mohammed Shahabuddin, eletto nel 2023 e membro della Lega Awami, ha ordinato il rilascio dell’ex prima ministra e leader dell’opposizione Khaleda Zia, storica rivale di Hasina, da anni agli arresti domiciliari dopo una condanna per essersi appropriata di fondi destinati alla costruzione di un orfanotrofio. Il presidente Shahabuddin ha ordinato anche la liberazione delle persone arrestate durante le ultime proteste studentesche.
Shahabuddin ora scioglierà il parlamento per consentire la formazione di un governo ad interim. E oggi il capo dell’esercito locale incontrerà i leader della protesta studentesca. Nella giornata di ieri intanto sono morte almeno cinquantasei persone negli scontri tra manifestanti e forze dell’ordine.