La nona visitaBlinken di nuovo in Israele, ma la tregua a Gaza resta in bilico

Il segretario di Stato americano incontrerà il premier Netanyahu per l’ultimo tentativo di spingere per un cessate il fuoco e un accordo sul rilascio degli ostaggi. Ma ci sono ancora molti punti di distanza tra le parti

(La Presse)

Il segretario di Stato americano Antony Blinken è arrivato in Israele per l’ultimo tentativo di spingere per un cessate il fuoco e un accordo sul rilascio degli ostaggi a Gaza. È il nono viaggio nella regione dall’inizio della guerra a ottobre, che avviene pochi giorni dopo che gli Stati Uniti hanno presentato una proposta di tregua modificata proprio per colmare il divario tra le due parti.

Blinken incontrerà oggi il premier israeliano Benjamin Netanyahu, chiedendogli di abbandonare ogni ulteriore tentativo di ottenere le ultime concessioni e di concludere un accordo.

Gli Stati Uniti hanno espresso ottimismo da quando i colloqui sono ripresi a Doha la scorsa settimana. Ma questo livello di ottimismo non è condiviso né dalla leadership israeliana né da Hamas.

Secondo Hamas si tratta di un’«illusione» e ha già respinto la proposta di accordo presentata venerdì dagli Stati Uniti. L’ostacolo principale a un’intesa riguarda la futura presenza delle truppe israeliane nel territorio della Striscia.

Il premier israeliano sa benissimo che cosa gli sarà chiesto e domenica mattina, nella riunione di governo, ha già messo le mani avanti. «Ci sono cose su cui possiamo essere flessibili e altre su cui non possiamo esserlo, e insistiamo su queste. Stiamo conducendo negoziati molto complessi, mentre dall’altra parte c’è un’organizzazione terroristica omicida, disinibita e ostinata. La pressione dovrebbe essere rivolta a Hamas e al suo leader Yahya Sinwar, non al governo israeliano».

Dichiarazioni a cui fa da contraltare il comunicato di Hamas, che accusa il premier «di continuare a porre ostacoli all’accordo». Mentre al contrario, dicono, Gaza conferma «l’impegno al piano del 2 luglio chiedendo ai mediatori di assumersi la responsabilità e obbligare Israele a rispettare quanto concordato».

Il segretario di Stato americano sul tavolo di Netanyahu presenterà l’argomentazione dei mediatori: una clausola che dà a Israele il diritto di riprendere le ostilità militari contro Hamas se le armi vengono spostate nel nord di Gaza, con l’Idf tenuto a ritirarsi da Netzarim e dal corridoio Filadelfia per le sei settimane della prima fase. Intanto, fonti egiziane hanno affermato che Israele ed Egitto stanno comunque lavorando su questi punti. E domenica sera una delegazione israeliana è partita per la capitale egiziana.

Se Blinken, prima di spostarsi al Cairo, riuscirà a sormontare i veti di Netanyahu, i colloqui passeranno alla fase successiva. Quella già scritta nella «proposta ponte» degli Stati Uniti, con i nomi degli ostaggi ancora in vita da rilasciare.

La missione comunque si preannuncia burrascosa. E sulla bilancia ci sono anche le elezioni negli Stati Uniti e il desiderio del presidente Joe Biden di concludere un accordo tra Hamas e Israele prima della fine del suo mandato. «I negoziati sul cessate il fuoco? Sono ancora in corso, non molliamo, la tregua è ancora possibile», ha detto in nottata il presidente statunitense.

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