
La somma delle medaglie ottenute da atleti e atlete di ventuno paesi dell’Unione europea, che sarebbe di gran lunga superiore alla somma delle medaglie ottenute dagli atleti e dalle atlete delle squadre degli Stati Uniti e della Cina, è agonisticamente priva di reale significato perché gli atleti e le atlete dei paesi dell’Unione europea non si sono presentati come un’unica squadra e dunque, laddove ci sono sport con eliminatorie, sono giunti in finale più atleti e più atlete europei appartenenti a squadre e paesi diversi.
Sarebbe simbolicamente più visibile e significativo se le squadre dei paesi membri dell’Unione europea sfilassero esibendo anche la bandiera europea o se gli atleti europei esibissero sul podio la bandiera europea insieme a quella nazionale, come fece la fiorettista Italiana Elisa di Francisca alle Olimpiadi di Rio dichiarando che dedicava questo gesto alle vittime del terrorismo e che «l’Europa esiste, quel che unisce è più di quel che ci divide» – con un gesto valorizzato dalle istituzioni europee, da Sergio Mattarella, dalla Rai e dall’allora presidente della Camera Laura Boldrini che la invitò a Ventotene ma criticato da Matteo Salvini – chiedendo che venga suonato l’Inno europeo alla Gioia. Sarebbe un gesto significativo se uno o più atleti e atlete alle imminenti Paraolimpiadi in Francia ripetessero l’iniziativa di Elisa di Francisca esibendo la bandiera europea con le dodici stelle.
Purtroppo alcuni comitati olimpici nazionali compreso quello italiano non condividono questa proposta ma noi chiediamo come Movimento europeo alla Commissione europea e alla commissione cultura e sport del Parlamento europeo di lanciare una iniziativa ufficiale affinché ciò avvenga prima alle Olimpiadi invernali Milano-Cortina nel febbraio 2026 e poi alle Olimpiadi estive di Los Angeles nel 2028 associando le squadre dei paesi candidati all’adesione membri del Consiglio d’Europa, che condivide la bandiera con le dodici stelle, chiedendo ai paesi dell’Unione Africana di seguire l’esempio dell’Unione europea per coinvolgere le organizzazioni multilaterali di integrazione regionale.
Il mondo dello sport europeo dovrebbe da parte sua spingere il Parlamento europeo ad accelerare e rafforzare il processo per creare una vera identità europea legata a una cittadinanza federale secondo il modello di Jürgen Habermas di un patriottismo costituzionale europeo e cioè una Heimat federale che si fonda sullo spirito, sui valori e sulla identità comune delle cittadine e dei cittadini europei.
Per raggiungere questo obiettivo ambizioso non si può passare attraverso un normale negoziato intergovernativo che sarebbe inevitabile anche se per una ipotesi attualmente inverosimile il Consiglio europeo decidesse di convocare la convenzione prevista dagli stessi governi nel Trattato di Lisbona che lascia gli Stati padroni dei trattati.
Ci vuole un processo costituente che parta dal Parlamento europeo e coinvolga le cittadine e i cittadini attraverso metodi innovativi di democrazia partecipativa e i parlamenti nazionali e che si concluda con un referendum confermativo paneuropeo lo stesso giorno in tutti i paesi europei e nei paesi candidati alla adesione con una costituzione che entri in vigore per i popoli e gli Stati che l’avranno accettata.