Ci sono sempre meno lavoratori con la pensione calcolata col sistema contributivo, e spesso sono destinati a ricevere pensioni molto basse. E i loro contributi vengono utilizzati per pagare le pensioni di un numero crescente di persone che invece hanno ricevuto la pensione secondo il più vantaggioso sistema retributivo. Col sistema retributivo infatti la pensione viene calcolata con l’ultima retribuzione, quindi la più alta al termine di una carriera lavorativa, col sistema contributivo la pensione viene calcolata con i contributi effettivamente versati, quindi è destinata a essere sensibilmente più bassa.
Se aggiungiamo poi che in passato si cominciava a lavorare molto presto, spesso a prescindere dalla formazione e che il primo lavoro il più delle volte era il lavoro per tutta la vita e oggi invece si comincia a lavorare più tardi, il lavoro è più precario e mal pagato e le fasi contributive possono avere delle pause che col calcolo contributivo si fanno sentire maggiormente.
Se aggiungiamo inoltre che si nasce meno, per fortuna si muore molto più tardi, e che il sistema ormai è squilibrato già in moltissime regioni d’Italia, sono più i pensionati rispetto ai lavoratori e molti lavoratori, bontà loro, integrano i loro stipendi con le pensioni dei propri genitori o dei propri nonni (che però non camperanno per sempre). Che lo squilibrio generato nelle casse dell’Inps viene pagato dallo Stato che per farlo a sua volta incrementa il debito pubblico destinato a gravare sulle spalle delle generazioni future già parecchio penalizzate.
Se aggiungiamo inoltre, come ha detto Fabio Panetta, il governatore della Banca d’Italia, che il nostro Paese è l’unico dell’area dell’euro in cui la spesa pubblica per interessi sul debito è pressoché equivalente a quella per l’istruzione e quindi l’alto debito grava sul futuro delle giovani generazioni, limitando le loro opportunità. Se aggiungiamo quindi uno più uno, più uno, più uno, ci accorgiamo di quanto il nostro Paese sia nei guai.
Poi sfogli i giornali, leggi le dichiarazioni nel dibattito interno alla maggioranza sulla legge di bilancio e ti sembra di vivere sulla luna. Il problema non è mai come riequilibrare un sistema tutto a svantaggio delle nuove generazioni, ma la voglia di aprire finestre che consentano a chi comunque una garanzia di una pensione adeguata ce l’ha, di andare in pensione prima e al di là se il lavoro sia usurante, naturalmente a carico di chi di questo passo non avrà una pensione ma un assegno sociale. In più, per pura propaganda, non vogliono più immigrati regolari che svolgano lavori che gli italiani non fanno più e che comunque versino i contributi che gli italiani non riescono più a versare, alimentando il lavoro nero, il caporalato, la delinquenza e scassando i conti dell’Inps e di conseguenza quelli dello Stato.
Questa destra al governo sta facendo più danni della grandine. Si è vero, anche oggi, Salvini la legge Fornero la cambia domani, tuttavia non basta più aver dimostrato quanto fosse fasullo quest’uomo, adesso servirebbe un passo in avanti che una maggioranza dominata dai populisti non potrà mai fare. Servono per il futuro politiche per le famiglie italiane, mentre l’unica famiglia a cui sembra interessati quelli di Fratelli d’Italia è la famiglia Meloni. E servirebbe soprattutto coraggio sulle politiche migratorie.
Nei prossimi quindici anni il numero di persone in età lavorativa si ridurrà di 5,5 milioni di unità, nemmeno il sistema contributivo reggerà con questi tassi di rimpiazzo, l’unica soluzione nei prossimi dieci-venti anni sono i flussi regolari di migranti, se alla destra non interessano le ragioni sociali, almeno si preoccupino delle ragioni economiche ormai oggettive e prive di qualunque rilievo ideologico.