Voci dai corridoiL’ottimismo americano su un cessate il fuoco sul quale domina il pessimismo di Israele e di Hamas

Il lavorìo di Blinken in discussione, i colloqui del Cairo che saltano, le linee di confine tra Gaza e l’Egitto. Nella confusione l’unica certezza è la forte pressione che Biden sta mettendo a Netanyahu

I diplomatici americani hanno si dicono ottimisti su un possibile accordo di cessate il fuoco nella guerra a Gaza. Eppure sia Israele sia Hamas, esprimono pessimismo, sostenendo che si tratta di una svolta non imminente. I combattimenti, ripresi in maniera intensa in diverse parti del territorio palestinese sembrerebbero confermare proprio un calo di fiducia nella missione.

Vero è che Washington ha fatto pressione su entrambi spingendo per una proposta di dialogo suggerita durante i colloqui di Ferragosto in Qatar, con il segretario di Stato, Antony Blinken, per l’ennesima volta in visita nella regione da quando è scoppiato il conflitto. L’ultimo round di negoziati, a cui Hamas non partecipa direttamente, avrebbe dovuto riprendere al Cairo ieri, ma pare posticipato.

I vertici di Hamas  sostengono  che l’ultima proposta è trpppo prona a troppo a Israele, ma ha smentito i commenti del presidente Joe Biden, secondo il quale il gruppo di Hamas avrebbe fatto un passo indietro.

Si sa che il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha rifiutato l’ipotesi di un ritiro israeliano dal corridoio di Netzarim che taglia in due la Striscia di Gaza, ovvero il confine tra Egitto e Gaza, linea rossa per Hamas e per il Cairo.

Yedioth Ahronoth, quotidiano dei Tel Aviv ha citato fonti coinvolte nei negoziati  secondo le quali le possibilità di un accordo sarebbero davvero molto scarse, ma sono stati fatti dei tentativi per mantenere gli appuntamenti al Cairo venerdì e sabato.

Netanyahu avrebbe insistito sulla presenza dell’esercito israeliano lungo la Philadelphi Route, il corridoio al confine tra Gaza ed Egitto. Sempre lo stesso quotidiano afferma che «gli americani hanno capito l’errore» commesso da Blinken durante la sua visita in Israele, quando ha annunciato che Netanyahu aveva accettato una proposta statunitense per avvicinare le due parti e che la palla era ora nel campo di Hamas.

Nonostante questi segnali, però Linda Thomas-Greenfield, ambasciatrice degli Stati Uniti all’Onu, ha dichiarato ieri al Consiglio di sicurezza che un accordo sarebbe comunque in vista, dopo una telefonata di Biden molto pushy su Netanyahu affinché accettasse un accordo.

Nella chiamata tra i leader, a cui avrebbe partecipato anche Kamala Harris, il presidente americano ha sottolineato l’assoluta urgenza di portare a casa un cessate il fuoco e il rilascio degli ostaggi e ha discusso dei prossimi colloqui al Cairo per rimuovere eventuali ostacoli

L’intenzione di spingere su una forma di pacificazione è diventata essenziale che mai dopo i fatti del 31 luglio che hanno portato all’uccisione di Ismail Haniyeh, capo politico di Hamas.

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