Un commissario importante più una vicepresidenza esecutiva della Commissione europea. La richiesta dell’Italia a Bruxelles per il secondo esecutivo di Ursula von der Leyen è alta. Anche per questo le trattative proseguiranno ancora per qualche settimana. Diverse fonti dicono che l’unica cosa certa, al momento, è che Palazzo Chigi indicherà il ministro degli Affari europei Raffaele Fitto per l’incarico più importante che otterrà. L’ambizione è di portare a casa anche una delega come Coesione e Pnrr, materia nella quale Fitto è ferrato.
Domani pomeriggio ci sarà il Consiglio dei ministri, preceduto in mattinata da un vertice fra Giorgia Meloni, Matteo Salvini e Antonio Tajani in cui si stabiliranno i punti chiave di questi negoziati, almeno sul fronte di Roma. E in questa partita, racconta l’Ansa, un alleato del governo è il leader del Partito popolare europeo Manfred Weber, che a Roma ha voluto incontrare la premier e il ministro degli Affari europei, prima della cena con il leader di Forza Italia. Per il politico tedesco è la terza volta a Palazzo Chigi in meno di due anni. «Con Meloni abbiamo avuto un ottimo scambio di vedute e voglio sottolineare che l’Italia e il governo italiano sotto la guida di Giorgia Meloni e Antonio Tajani hanno mostrato che non si limitano a parlare dei problemi ma li risolvono, in particolare la riduzione degli arrivi dei migranti illegali è un grande segnale per il resto dell’Europa. In Germania, Francia se ne parla ma non c’è la risoluzione del problema, qui in Italia il governo lo fa», ha detto Weber al termine dell’incontro con Tajani a Roma.
In un’ora e mezza di colloquio, dalle indiscrezioni che circolano, Meloni e Weber avrebbero parlato di competitività, sfide strategiche, migranti, investimenti e industria, e la solita chiacchierata sulla necessità di una Commissione meno ideologica. Che dal punto di vista italiano significa più o meno rinunciare agli investimenti per la transizione verde e altre cose di questo tipo.
Weber ha anche cenato con il vero regista di queste trattative, Antonio Tajani. Dove la discussione su Fitto e altre nomine è andata avanti. Il tema è caldo perché non saranno negoziati semplici. Non solo perché Meloni è sempre più isolata a Bruxelles. Ma anche perché von der Leyen deve fare i conti con lo sbilanciamento di genere nella Commissione Ue, cioè l’assenza di donne. In qualche modo, scrive il Manifesto, «bisognerà convincere o costringere quattro Paesi a ritirare i loro commissari maschi, o si dovrà cercare un mezzo per impallinarli». Il ruolo di Tajani in questa fase è quindi quello di assicurare all’Italia la copertura del Ppe da una decisione di questo tipo. Anche se, va ricordato, Fitto è un nome gradito sia alla presidente che all’interno del Ppe stesso.