Ogni città ha il proprio sound. E Marco Mareggi, docente di Urbanistica al Politecnico di Milano, lo racconta nel suo libro “Ritmi urbani” (Maggioli editore), un viaggio interessante che comincia con la geografia del tempo, una disciplina che considera il tempo spazializzato e lo spazio temporalizzato.
Non è un gioco di parole, ma una possibile porta di accesso per comprendere la complessità della vita quotidiana nelle nostre società. Che Mareggi immagina nella forma di una partitura urbana. Per orchestra, perché i musicisti sono una moltitudine. Cioè, rappresentano tutti coloro che vivono la città: popolazioni in movimento, abitanti temporanei, migranti, studenti, residenti, pendolari, consumatori… Ritmo.

Tanti ritmi, tanti orari, tanti bisogni a comporre una routine quotidiana. Proprio il quotidiano diventa strumento di analisi come avevano pensato donne battagliere lavoratrici e femministe che hanno messo a punto uno strumento importante: i piani orari. Sono panel impossibili quanto straordinari per le amministrazioni locali, in cui si individuano i tempi dei fruitori della città, nel tentativo di rispondere alle esigenze di tutti. Il quotidiano diventa strumento di conoscenza lungo due coordinate fondamentali: i tempi obbligati (quelli del lavoro, della scuola, etc.) e quelli scelti.
Oggi, però, dove il lavoro è fluido e lo smart working la regola: senza orari o senza pause. «Ognuno suona il proprio strumento», continua Mareggi, «ma non c’è un direttore d’orchestra e nemmeno l’autore della partitura. Piuttosto, un suono d’insieme». Non senza improvvisazioni.

“Ritmi urbani”, insomma, è un testo di approfondimento in ambito urbanistico con un’ampia spiegazione della metodologia adottata. Il libro fornisce una storia della variabile temporale come elemento essenziale per capire la contemporaneità. Tre casi di studio completano il lavoro, svelando alcune chicche su città dell’hinterland milanese… sicuramente inattese. Nel grafico qui sopra, il calendario settimanale di una persona con figli.