Le reti alternativeLe esportazioni di gas russo in Europa sono in forte ripresa

Gazprom, vicina al Cremlino, sta offrendo sconti di oltre il 10 per cento, con l’obiettivo di riconquistare quote di mercato nel Vecchio continente. A luglio dalla Russia è arrivato l’11 per cento di metri cubi in più rispetto a un anno prima. Centrali l’appoggio della Turchia, ma anche di Ungheria, Bulgaria e Azerbaijan, per sostituire le forniture dall’Ucraina

(Stefan Sauer/dpa via AP)

Gazprom torna a fare affari. Le esportazioni di gas russo in Europa sono in forte ripresa, non solo grazie alle vendite di Gnl (Gas naturale liquefatto), ma anche grazie ai flussi via gasdotto, saliti nel corso dell’estate ai massimi di quest’anno, scrive Il Sole 24 Ore. La società vicina al Cremlino ha triplicato il suo utile netto, arrivando a 11,3 miliardi di dollari.

Un successo commerciale che sorprende, dopo oltre due anni e mezzo di guerra in Ucraina. Certo, le forniture di Gazprom all’Europa sono crollate di circa due terzi rispetto ai livelli di prima della guerra, ma sono tutt’altro che azzerate. A luglio, mentre i Paesi europei riempivano gli stoccaggi, dalla Russia sono arrivati via pipeline 2,52 miliardi di metri cubi di gas, secondo S&P Global Commodity Insights, l’11 per cento in più rispetto a luglio del 2023.

La società russa starebbe offrendo sconti di oltre il 10 per cento, con l’obiettivo di riconquistare quote di mercato nel Vecchio continente, secondo quanto riferisce Aura Sabadus, analista di Icis. Ma soprattutto sta gettando le basi per garantire che il passaggio delle forniture prosegua anche dal prossimo anno, quando il contratto per il transito in Ucraina sarà scaduto.

Una strategia che Mosca starebbe portando avanti con l’appoggio della Turchia e con la collaborazione di diversi altri Paesi. Tra questi anche alcuni membri Ue, come l’Ungheria e la Bulgaria, oltre all’Azerbaijan, che con le proprie risorse non è in grado di raddoppiare entro il 2027 le esportazioni di gas verso l’Europa e ora si presta ad agevolare la distribuzione del gas russo. La richiesta è arrivata non solo da Mosca – ha precisato il presidente Ilham Aliyev – ma anche da «autorità ucraine e della Ue», interessate a evitare il contraccolpo di un crollo troppo brusco delle forniture di Gazprom.

L’avanzata militare di Kyjiv, con la penetrazione nella regione russa di Kursk, ha comportato però per Gazprom la perdita del controllo della stazione di misurazione di Sudzha, ovvero l’unico snodo da cui le sue forniture possono ancora entrare in Ucraina. Motivo in più per spingere la società vicina a Putin ad accelerare soluzioni alternative.

Il TurkStream, con le sue diramazioni verso l’area balcanica, è già diventato il principale gasdotto utilizzato da Gazprom per servire l’Europa: nei primi sei mesi di quest’anno le forniture inviate su questa rotta – che passano la frontiera tra Turchia e Bulgaria – sono aumentate del 54 per cento. La Turchia – da cui passa non solo il TurkStream, ma anche il Tanap, che si congiunge al Tap per portare fino in Italia il gas azero – sembra ora pronta ad assumere a pieno titolo il ruolo di maggiore crocevia per le forniture di Gazprom.

«La trasformazione in un hub è cominciata», ha annunciato il 20 agosto il ministro turco dell’Energia, Alparslan Bayraktar, anticipando che presto la compagnia statale Botas sarà in grado di esportare fino a 8 miliardi di metri cubi all’anno di “Turkish Blend”, una miscela di gas di provenienza mista. Facile immaginare che la Russia, che soddisfa circa il 40 per cento del fabbisogno del Paese farà la parte del leone nel nuovo mix.

Un ruolo centrale sarà dunque quello di Ungheria e Bulgaria. Il governo di Budpest, sotto la guida di Viktor Orban, vicino al Cremlino, ha aumentato le importazioni di gas da Mosca siglando nel 2022 – quando la guerra in Ucraina era già iniziata – un nuovo contratto a condizioni di estremo favore e con volumi maggiori rispetto al passato. Orban spesso acquista da Gazprom anche forniture extra, che riesporta verso la Slovacchia, la Repubblica ceca, la Serbia. Venerdì scorso, 30 agosto, il ministro degli Esteri ungherese, Péter Szijjártó, si è recato a Mosca dove ha avuto un colloquio durato più di tre ore con il ceo di Gazprom Alexey Miller.

In Bulgaria, la società Bulgargaz ha già siglato un contratto per importare gas dalla Turchia, a condizioni così poco trasparenti da spingere l’Antitrust Ue ad aprire un’indagine. Nel Paese passa il TurkStream – che da qui si dirama verso i Balcani – ma è anche collegato al Corridoio Sud del gas, di cui fanno parte Tanap e Tap, grazie all’Interconnettore Grecia Bulgaria: un piccolo gasdotto, partecipato anche da Depa ed Edison, la cui capacità di trasporto dovrebbe essere più che raddoppiata. L’obiettivo fa parte del progetto europeo di un “Corridoio verticale del gas” – che dovrebbe aiutare l’Europa centrale ad emanciparsi da Gazprom – anche se sul mercato si è riscontrato uno scarso interesse, probabilmente a causa del prezzo più basso del gas russo che passa via Turchia.

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