I segreti del Made in ItalyUn weekend per scoprire il dietro le quinte della moda italiana

Il 19 e 20 ottobre, cento tra imprese, atelier e laboratori accoglieranno il pubblico per mostrare da vicino le fasi del ciclo produttivo. Tra le adesioni si conferma quella dell’azienda eyewear Marcolin, pronta a raccontare la «competenza artigianale» alla base dei suoi occhiali

Courtesy of Marcolin

Gli abiti indossati da Mina dal ’65 al ’70 per i caroselli (non si chiamavano ancora spot) della pasta Barilla; il backstage della storica manifattura tessile fondata da Mariano Fortuny alla Giudecca; i segreti dei “12 passi” necessari per realizzare un paio di guanti Omega, il celeberrimo brand della famiglia Squillace che, dal Rione Sanità, è approdato alle migliori boutique di Londra, Parigi e New York. E poi gli atelier e i laboratori dei grandi nomi della moda Luxury che il mondo ci invidia, come Armani, Prada, Versace, Dolce&Gabbana. 

In tutto, cento tra aziende, laboratori e atelier del fashion Made in Italy, normalmente inaccessibili, il 19 e 20 ottobre apriranno le porte al pubblico in occasione di ApritiModa, l’annuale appuntamento nato da un’idea della giornalista Cinzia Sasso e giunto quest’anno all’ottava edizione. Con un crescendo esponenziale di interesse sia da parte delle aziende (passate da quattordici a più di cento) sia dei visitatori che, lo scorso anno, sono stati circa ventimila in una sola giornata.

Tra i nomi presenti fin dalle prime edizioni, e unica azienda eyewear, troviamo Marcolin, azienda fondata nel 1961 nel cuore del distretto veneto dell’occhialeria e oggi presente in tutto il mondo con le sue collezioni e i suoi showroom. 

Courtesy of Marcolin

«Quando ci è stato proposto di partecipare ad ApritiModa abbiamo subito aderito con entusiasmo: oggi il progetto si è allargato a tutta Italia e siamo orgogliosi di essere stati la prima azienda eyewear a credere a questa iniziativa, un progetto che finalmente permette al pubblico di avvicinarsi al “dietro le quinte”, e di conoscere il lavoro intenso e incessante che c’è dietro questo settore», spiega Sabrina Paulon, HR Director del gruppo. 

«Aprire le porte degli stabilimenti al pubblico per noi significa poter raccontare quanta cura e competenza artigianale ci sono dietro a ogni singolo paio di occhiali. Un know-how che naturalmente vogliamo preservare e tramandare nel tempo attraverso i percorsi formativi delle nostre Academy, ma anche attraverso il nuovo spazio produttivo di eccellenza, l’Atelier, che abbiamo aperto per la prima volta ai visitatori», prosegue.

Un orgoglio comprensibile perché, anche se nel tempo alcune fasi del ciclo produttivo di una montatura si sono automatizzate, conta ancora moltissimo il “saper fare” con le mani, lo sguardo, il tatto. In due parole: la competenza e l’esperienza dei collaboratori. «Le persone continuano a essere il nostro valore più grande e il nostro asset più importante», conclude Sabrina Paulon.

Courtesy of Marcolin

Anche in questa edizione di ApritiModa, Marcolin – insieme alle altre aziende, laboratori e atelier che apriranno le porte al pubblico – darà ai visitatori la possibilità di conoscere da vicino la bellezza e i segreti di questo particolarissimo accessorio moda. E di incontrare e parlare con chi ogni giorno lavora per realizzare prodotti di qualità e mantenere alta la fama del Made in Italy. 

Dal disegno alla scelta dei materiali (metallo o acetato?), dalla realizzazione del prototipo alla messa in produzione delle singole parti fino all’assemblaggio, alla rifinitura e ai controlli qualità finali, ogni montatura passa attraverso molte fasi, alcune delle quali rigorosamente manuali. Che, in una grande azienda come Marcolin, tengono conto in modo rigoroso dello stile e dell’identità di ogni singolo brand. 

Solo in questo modo marchi con personalità e vocazioni differenti, come Tom Ford, Max & Co, Adidas, Timberland, MCM, Guess e così via, possono essere valorizzati al meglio. E l’appuntamento del weekend del 19 ottobre è l’occasione perfetta per comprendere come un paio di occhiali, una delle prime cose che notiamo sul volto di una persona, non sia – semplicemente – un accessorio.

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