Eterno ritornoLa cronica paralisi politica della Bulgaria

Il paese balcanico si prepara alle elezioni anticipate il 27 ottobre. La sfiducia verso le istituzioni, la forte crisi politica e il tasso di corruzione alimentano un sentimento filorusso tra partiti e cittadini

Sofia, Bulgaria. Unsplash

Sei elezioni anticipate in tre anni, una crisi politica che è diventata sistemica e nessuna capacità di trovare una via d’uscita che consenta alle istituzioni statali di recuperare credibilità. La Bulgaria si prepara a tornare alle urne, il prossimo 27 ottobre, con la consapevolezza che ben poco cambierà nel prossimo futuro per la nazione balcanica. Il sistema elettorale proporzionale, con soglia di sbarramento al quattro per cento e un quadro politico frammentato impediscono a un singolo partito di emergere e costringono le formazioni a trattative lunghe e poco proficue trattative. Gli esecutivi, quando nascono, cadono nel giro di pochi mesi e la possibilità di modificare la legge elettorale in senso maggioritario non è stata presa in considerazione.

Un recente sondaggio, realizzato dall’istituto demoscopico Mediana, certifica come nessun partito sia in grado di avvicinarsi alla maggioranza assoluta dei seggi. L’alleanza di centrodestra tra Gerb (Cittadini per lo sviluppo europeo della Bulgaria) e l’Unione delle forze democratiche, guidata dal controverso ex premier Boyko Borissov, è in testa con il 27,7 per cento delle preferenze, seguita dall’estrema destra nazionalista di Revival, con il 15,5 per cento dei consensi e dai liberali europeisti di Continuiamo il cambiamento-Bulgaria democratica, con il 13,9 per cento dei voti. La coalizione progressista e russofila del partito socialista Sinistra unita è ferma al dieci per cento dei consensi, i centristi dell’Alleanza per i diritti e le libertà sono stimati al 9,8 per cento dei suffragi e i populisti di C’è un popolo così (Itn) al 7,9 per cento dei voti.

La credibilità delle istituzioni bulgare, già logorata dalla presenza di un tasso di corruzione endemico e dalla stagnazione economica, rischia di colare a picco e a rimetterci saranno le ambizioni europee di Sofia: l’ingresso nell’Eurozona, originariamente previsto per il primo gennaio 2025, è slittato, la piena integrazione nell’Area Schengen non è ancora stata attuata e i fondi del Recovery plan elargiti da Bruxelles stentano ad arrivare. Una rilevazione realizzata da Gallup ha evidenziato come i cittadini bulgari siano stati i più sfiduciati al mondo nel 2023 per quanto riguarda l’integrità delle elezioni con appena il dieci per cento del campione che ritiene che le consultazioni saranno trasparenti. 

La disillusione dei cittadini della nazione balcanica non è una novità perché anche nel 2014 e nel 2018 Gallup aveva rilevato un simile livello di sfiducia, mentre il tasso di fiducia ha raggiunto, al massimo, il trentasei per cento nel 2006. Preoccupano, però, l’ampio divario con gli altri Stati membri dell’Unione europea (media del livello di fiducia elettorale al sessantadue per cento), il persistere di questa situazione nel corso degli anni e la mancanza di possibili vie d’uscita.

I cittadini bulgari hanno una scarsa considerazione del sistema giudiziario con appena il diciassette per cento del campione che ha espresso fiducia nei confronti di questa istituzione nel 2023. Si tratta del dato più basso dell’Ue e del secondo dato più basso tra le nazioni del mondo prese in esame. La politicizzazione di alcune istituzioni giudiziarie, come ricordato dall’organizzazione non governativa Freedom House nel suo rapporto riferito al 2024, ha probabilmente inciso sull’opinione dei cittadini e gli emendamenti costituzionali di riforma, adottati dal Parlamento nel 2023, potrebbero arrivare troppo tardi per cambiare questa percezione. Anche la fiducia nei vertici dell’Ue ha raggiunto il punto più basso del 2006, con appena il quarantadue per cento di approvazione, un dato che riflette la mancanza di progressi istituzionali ed economici in seguito all’ingresso del Paese a Bruxelles.

La fondazione Jamestown, citando un articolo pubblicato dal portale Bnr.bg, ricorda che la propaganda di Mosca ha trovato terreno fertile in una situazione di questo genere e che i tentativi russi di sovvertire il sistema politico e sociale bulgaro si sono drasticamente intensificati. La fondazione Hss (Hanns Seidel Stiftung), citata dalla Jamestown, ha riferito nell’ottobre 2023 che gli esperti di media hanno identificato almeno quattrocento siti web che diffondevano articoli della stampa russa e sulle posizioni ufficiali di Mosca sulla guerra in Ucraina. Il partito Revival ha registrato una significativa crescita di popolarità, a partire dal novembre 2021, grazie alle posizioni filorusse e anti-vaccini, ma ci sono anche altri movimenti, come Itn e il Partito socialista, che hanno manifestato simpatia nei confronti di Mosca. Senza dimenticare il presidente della Repubblica Rumen Radev, anche lui considerato vicino al Cremlino. 

Una ricerca realizzata nel 2023 da Globsec ha evidenziato come i bulgari siano meno critici nei confronti della Russia rispetto alle altre popolazioni delle nazioni dell’Europa centro-orientale. La popolarità del presidente russo Vladimir Putin è calata in maniera significativa in seguito allo scoppio della guerra in Ucraina, ma non ha subito un tracollo. La stima nei confronti di Unione europea e Alleanza atlantica è inferiore rispetto agli altri Paesi della regione. Questi dati possono essere spiegati da una minore percezione di pericolosità della Russia, nonostante la vicinanza geografica e dalla popolarità di altri leader illiberali, come il primo ministro ungherese Viktor Orbàn, in Bulgaria. Sofia e Mosca hanno poi significativi legami linguistici, culturali e religiosi, ma la nazione balcanica ha cercato di ridurre, nel corso degli ultimi anni, la profonda dipendenza energetica sviluppata nei confronti di Mosca.

L’instabilità del quadro politico interno, gli interessi della Russia a espandere la propria sfera d’influenza nei Balcani, il relativo disinteresse manifestato da Bruxelles e lo scetticismo dei cittadini bulgari rischiano di contribuire a un indebolimento della tenuta politica e strategica di Sofia con conseguenze regionali che potrebbero preoccupare le nazioni vicine. L’incapacità delle élite politiche locali a formare esecutivi stabili rafforza, indirettamente, le posizioni di Mosca, indebolisce la credibilità di Bruxelles e contribuisce a diffondere apatia e scetticismo nei confronti di un ciclo elettorale che non sembra avere mai fine.

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