
Il sogno comune di tutti gli umani è sempre stato quello di allungare la vita terrena. Sogno in particolare coltivato dalle classi agiate e benestanti. Come ci racconta il caso del vaso di bronzo rinvenuto nel 2018 dagli archeologi cinesi nella tomba di una nobile famiglia di Luoyang nella provincia di Henan, nella Cina centrale, risalente alla dinastia Han (202 a.C. – 8 d.C.). Il vaso conteneva un liquido giallastro che mostrava un forte odore di alcol. Ma non era un liquore. Le analisi di laboratorio hanno dimostrato che il liquido era composto principalmente da nitrato di potassio (non proprio una medicina) e alunite, più altri composti estremamente tossici come mercurio, arsenico e giada. «È la prima volta che le mitiche “medicine dell’immortalità” sono state trovate in Cina», ha dichiarato Xinhua Shi Jiazhen, responsabile dell’Istituto di Reliquie Culturali e Archeologia di Luoyang, «Il liquido è di valore significativo per lo studio delle antiche teorie cinesi sul raggiungimento dell’immortalità e in generale dell’evoluzione della civiltà cinese».
Come quella del primo imperatore del Celeste Impero, Qin Shi Huang della dinastia Qin, vissuto duecentoquaranta anni prima di Cristo e conosciuto per essere stato il committente del famoso “Esercito di terracotta” nonché promotore e primo costruttore della Grande Muraglia. Ossessionato dall’idea di raggiungere l’immortalità, si faceva preparare dai suoi alchimisti “pillole” a base di mercurio e altre sostanze tossiche che però lo portarono prematuramente alla morte a quarantanove anni.
Un’altra “teoria”, di origine occidentale, prevedeva trasfusioni di sangue da persone più giovani. Plinio il Vecchio nella sua “Storia Naturale” pubblicata nel I secolo d.C. racconta come malati di epilessia scendessero nell’arena per cavare il sangue dai gladiatori in fin di vita, ritenendolo rigenerativo e salutare.
Vari altri casi nella storia richiamano questa “modalità”, moltissimi assai crudeli. Come quello di Erzsébet (Elisabeth) Báthory (1560-1614), la “contessa dracula” che fece ammazzare un numero imprecisato di giovani fanciulle vergini per poterne bere il sangue apportatore, secondo lei, di eterna giovinezza.
Ma anche in tempi più recenti sono nate presunte start-up che offrivano trasfusioni di sangue negli Stati Uniti poi definitivamente proibite nel 2019 dalla Food and Drug Administration (Fda). In realtà la medicina moderna sa ancora troppo poco sul processo di invecchiamento e non manca chi, per “bloccarlo”, ricorre alla crioconservazione.
Oggi, circa seicento persone sono conservate in azoto liquido (a meno 196 gradi Celsius), la stragrande maggioranza di esse negli Stati Uniti, al costo di circa duecentoventimila dollari.
Ma esistono impianti criogenici anche in Cina, Australia, Svizzera e Russia e pare che siano circa quattromila le persone in lista d’attesa. Nonostante la mancanza di prove che i morti possano un giorno essere riportati in vita, prevale un ottimismo sul futuro del progresso tecnologico.
Un caso particolare di altra natura riguarda il miliardario Bryan Johnson, quarantasette anni, diventato milionario intorno ai trent’anni vendendo la sua società di elaborazione dei pagamenti Braintree Payment Solutions a PayPal per ottocento milioni di dollari.
Nel 2021 ha dato l’avvio a un progetto (BluePrint Project) con trenta persone – medici ed esperti della salute – che lo seguono e monitorano costantemente con l’obiettivo dichiarato di ritardare il suo invecchiamento. Dieta vegana con olio puro di oliva crudo, esercizio fisico, assunzione di circa centoundici integratori (il suo protocollo è online), qualche trasfusione di sangue (da parte del figlio) poi abbandonate perché prive di benefici, per un costo complessivo di circa due milioni di dollari all’anno. Il monitoraggio dei dati clinici e corporei rende tale esercizio un “esperimento” sotto costante controllo medico e in qualche modo interessante.
Il futuro comunque sembrerebbe nelle mani della riprogrammazione cellulare, utilizzando molecole ingegnerizzate, editing genetico, cellule staminali e proteine di riprogrammazione.
Oltre alla “cavia” Bryan Johnson altri miliardari della Silicon Valley hanno investito e non poco in società il cui scopo è combattere l’invecchiamento. Jeff Bezos, Brian Armstrong (Coinbase) Sam Altman, Peter Thiel (cofondatore di PayPal) Sergey Brin e Larry Page, (fondatori di Google) per citarne alcuni.
Voler vivere più a lungo è comprensibile ma il “come” vivere gli anni che andremo a guadagnare è il vero tema. Non solo in termini di qualità della salute ma anche “per cosa e come” vivere. Tema affrontato dal filosofo francese Pascal Bruckner nel suo libro “Una breve eternità. Filosofia della longevità” del 2019. Scrive Bruckner: «Rimane un inganno fondamentale: ciò che la scienza e le tecniche hanno prolungato non è la vita ma la vecchiaia». Il che ci ricorda ciò che quasi due secoli prima scrisse Victor Hugo (Les Châtiments): per un uomo «il peso più grande è vivere senza esistere».