Il castello albanese che Giorgia Meloni ha venduto all’Europa rischia di franare al primo collaudo. La sezione del tribunale di Roma che si occupa di immigrazione ha imposto al governo di riportare in Italia i primi dodici richiedenti asilo. L’ira della presidente del Consiglio si è trasformata in un’accusa tutta politica, mettendo sullo stesso piano magistrati, una parte delle istituzioni e l’opposizione parlamentare. È il solito mantra delle cospirazioni che anche questa volta impediscono al governo «di dare risposte a questa nazione».
Nazione sventurata perché ha una magistratura che magari spesso sbaglia, ma che non può essere messa sempre nel mazzo della lotta politica. Sempre e in ogni caso quando va contro una scelta dell’esecutivo o del Parlamento. Anche quando a muoversi sono le opposizioni che hanno chiesto a Bruxelles di aprire una procedura di infrazione sulla gestione dei migranti. Addirittura per Meloni sarebbero «persone pagate dal popolo italiano per chiedere all’Europa di colpire il popolo italiano».
Ma come dice l’eurodeputata del Partito democratico Pina Picierno «la propaganda ha le gambe corte». La crisi del modello albanese è una ferita profonda, proprio nel giorno in cui Matteo Salvini mette in scena a Palermo una pantomima. La pantomima della solidarietà al leader leghista che ha trascinato i suoi ministri a Piazza Politeama. Sensibilità istituzionale zero: un pezzo di governo che manifesta contro la magistratura palermitana per avere ordito un processo politico con l’accusa di sequestro di persona sulla nave Open Arms.
Nella Lega pochi credevano che sarebbe venuto anche Giancarlo Giorgetti, che tutti pensano sia molto occupato con i conti dello Stato. Eppure il ministro dell’Economia c’era. Sembrava un marziano tirato in piazza per i capelli, imbarazzato. È arrivato alle undici per una comparsata di pochi minuti tra i parlamentari leghisti che indossavano (lui no) una maglietta nera con il faccione di Salvini; poi si è infilato in una pasticceria per un’ora, dove ha addolcito l’amarezza di essere lì obtorto collo, infine è scappato.
C’era il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara che dà l’esempio agli studenti su come ci si comporta di fronte alla magistratura. Quello che non ha avuto alcuna remora a indossare la maglietta con la famosa frase del capo «sono colpevole di avere difeso l’Italia» è Roberto Calderoli. Ma lui con le magliette provocatorie ha una certa dimestichezza, come quella che mostrò sotto la camicia nel 2006 con la vignetta contro Maometto di fumettista danese messo all’indice dall’Islam.
I palermitani hanno osservato con indifferenza i novanta parlamentari leghisti mentre nell’aula bunker del Pagliarelli l’avvocato Giulia Bongiorno sosteneva che è stata tutta colpa del capitano di Open Arms: sapeva dagli scafisti dove stava il barcone carico di migranti e ha rifiutato di portarli altrove. Salvini è convinto di aver fatto il suo dovere tenendo a bordo un centinaio di migranti per diciannove giorni. Ma il palcoscenico per il capo leghista è troppo importante per noi farsi pubblicità a poche settimane dalle elezioni regionali. Il tema immigrazione produce consenso, è al centro di tutte le agende politiche dei governi europei e della campagna elettorale negli Stati Uniti.
A Bruxelles si discute degli hub esterni ai confini comunitari dove trattenere chi arriva illegalmente. Quello albanese diventa un modello che Giorgia Meloni propone, ma improvvisamente arriva la bomba della sezione immigrazione del tribunale di Roma che non convalida il trattenimento dei migranti nel centro di Gjader in Albania. «I due Paesi da cui provengono i migranti, Bangladesh ed Egitto, non sono sicuri anche alla luce della sentenza della Corte di Giustizia europea», scrivono i giudici di Roma.
La strategia della presidente del Consiglio, che si trova in Libano, collassa ma il centrodestra non se ne fa una ragione. E allora la reazione è sempre la stessa. I leghisti gettano tutti i magistrati nel girone infernale della sinistra nemica e militante. I Pm di Palermo e quelli di Roma, per Salvini, se vogliono fare politica, si devono candidare. Fratelli d’Italia parla di sinistra giudiziaria in soccorso di quella parlamentare. I giudici romani di fatto smantellano il centro albanese nuovo di zecca. Il corto circuito è perfetto. Salvini è convinto che non poteva sperare di meglio nel giorno della buona arringa di Bongiorno. La pagliacciata in piazza però tale rimane.