Under pressureLa morsa di Israele su Beirut e la caccia forsennata a Wafiq Safa

Danni collaterali, fuoco ”amico” sul contingente Onu ma nessun passo indietro per le truppe di Benjamin Netanyahu, anzi, semmai la presa sulla captale libanese diventa più forte e si espone alle critiche degli osservatori internazionali

Mentre scattavano le indignate reazioni bipartisan italiane agli attacchi dell’Idf contro la base Unifil in Libano, l’esercito israeliano continuava la caccia forsennata a Wafiq Safa, capo dell’unità di collegamento e coordinamento di Hezbollah. L’obiettivo, il nemico numero uno di Benjamin Netanyahu era diventato questo stratega e mediatore dopo l’eliminazione di Nasrallah avvenuta solo pochi giorni fa. Si spiega, per ora, così la scomposta azione militare di ieri che ha visto il contingente Onu subire colpi di mortaio del tutto inaspettati e irragionevoli, considerando l’alleanza ferrea tra i paesi occidentali e lo stato ebraico.

Il fatto che non vi siano state vittime (a parte qualche ferito non grave) ha quasi subito trasferito l’attenzione sugli attacchi di questa notte su Beirut. Verso mezzanotte si è infatti scatenato la più dura offensiva al centro della capitale libanese da quando sono scoppiate le ultime ostilità. È stato colpito un quartiere residenziale densamente popolato, una zona di condomini e piccole botteghe che Israele non aveva mai colpito in precedenza. E che, tra l’altro, è piuttosto lontana dai sobborghi meridionali di Beirut, dove si trova il quartier generale di Hezbollah ripetutamente bombardato nelle ultime settimane.

Al termine dell’incursione però si è saputo che Wafiq Safa, è sopravvissuto. Il che non ha generato alcun commento immediato da parte di Israele. L’esercito israeliano ha emesso poi un nuovo avviso di evacuazione diretto ai libanesi che vivono nei sobborghi meridionali di Beirut. Poco prima Israele aveva avvertito i civili della zona che se avessero voluto evitare i combattimenti non sarebbero dovuti tornare nelle loro case del Sud del paese.

Il bilancio della notte è pesante; il ministero della Salute libanese ha reso noto che 22 persone sono rimaste uccise e 117 ferite. Tra i morti c’è una famiglia di otto persone, tra cui tre bambini, che era stata evacuata dal sud. L’attacco mortale è avvenuto mentre alle Nazioni Unite un funzionario stava riferendo al Consiglio di sicurezza che per oltre 10.400 caschi blu di stanza in Libano con scopi di aiuto alla popolazione stava diventando sempre più rischioso rimanere. Le operazioni e le missioni di fatto si erano già fermate alla fine di settembre, in concomitanza con l’escalation di Israele contro Hezbollah. Quasi consequenziale la dichiarazione del capo delle forze di peacekeeping dell’ONU, Jean-Pierre Lacroix, che ha dichiarato che l’Unifil ha deciso di trasferire temporaneamente circa trecento uomini in basi più grandi per garantirne la sicurezza.

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