“In quel preciso momento l’uomo disse:
che cosa non darei per la gioia
di stare al tuo fianco in Islanda
sotto il gran giorno immobile
e condividerlo adesso
come si condivide la musica
o il sapore di un frutto.
In quel preciso momento
l’uomo le stava accanto in Islanda”.
Con questa poesia – intitolata “Nostalgia del presente” – Jorge Luis Borges ci porta in riva al mare dei nostri sentimenti: i piedi affondano nella sabbia, lo sguardo va oltre l’orizzonte e il rumore delle onde, come un canto delle sirene, ci porta avanti e indietro nel tempo. Ed è lì che ci chiediamo se l’uomo non sia altro che un animale nostalgico, che non sa vivere del solo presente, ma viaggia sempre tra l’attesa (futuro) e la nostalgia delle origini (passato). In questo numero (si può già ordinare qui) siamo andati ad indagare oltre la patina dei ricordi, scandagliando tra sogni, archivi, odori e pensieri nuovi. Questo percorso ha generato una sensazione di spaesamento e fascinazione, simile a quella per cui lo scrittore John Koenig ha coniato il neologismo anemoia, la nostalgia per un tempo che non si è mai vissuto. “Se guardi delle vecchie fotografie” scrive “è difficile non provare una sorta di irresistibile impulso a metterti in viaggio”. (di Valentina Ardia)