Quella di ieri, nel voto sulla Corte costituzionale, è stata la prima autentica vittoria del centrosinistra, nonché la sua prima manifestazione di esistenza in vita. Coincidenza forse non casuale. Di sicuro è stata una vittoria che lascerà un segno sul governo e di cui va dato pieno merito a Elly Schlein. La scelta di non partecipare al voto non era scontata, per qualche momento il Pd ha rischiato di rimanere isolato e spernacchiato da tutti (cioè esattamente quello che era appena accaduto sul cda Rai) ma alla fine invece è riuscito a spingere le altre forze di opposizione sulla stessa linea, compreso quel Movimento 5 stelle che guarda caso ha aspettato fino all’ultimo prima di accodarsi. Giorgia Meloni ha tentato una duplice forzatura: nel merito, per la scelta del candidato, il suo attuale consigliere giuridico, Francesco Saverio Marini, l’uomo che ha contribuito a scrivere la riforma del premierato su cui in futuro dovrà pronunciarsi la stessa Corte costituzionale, e nel metodo, con un colpo a sorpresa che solo la fuga di notizie delle celebri chat dei gruppi parlamentari ha fatto fallire.
E così, dopo averci provato fino all’ultimo, alle dodici di ieri la maggioranza si è rassegnata a votare scheda bianca, per non bruciare Marini, accusando l’opposizione di fare «propaganda» sulla Corte costituzionale: una via di mezzo tra la favola del lupo e dell’agnello e quella della volpe e l’uva. Come tutti ormai hanno capito, la manovra poggiava su due gambe, l’inconsapevolezza degli avversari, cui si era lasciato credere che si sarebbe proceduto ad assegnare il seggio vacante a dicembre, quando ne sarebbero venuti a scadenza altri tre, rendendo possibile un accordo più largo, e un aiutino contrattato sottobanco con una parte dell’opposizione, fatto fallire dalla scelta del Pd di non partecipare al voto, che ha messo sotto pressione anche le altre forze della minoranza. Il risultato, per la presidente del Consiglio, è una sconfitta secca. Dopo avere fatto davvero di tutto per piazzare il suo consigliere alla Consulta prima del 12 novembre, quando la corte comincerà a discutere di Autonomia regionale, Meloni ha dimostrato tutta la sua spregiudicatezza, ma anche tutta la sua debolezza. Una pessima accoppiata.