Good taxPerché abbiamo bisogno del bene comune

Enzo Manes, in “Nessun basta a se stesso” (Piemme), spiega che bisogna creare un meccanismo legislativo che permetta di raccogliere fondi pubblici in modo equo e trasparente per finanziare interventi immediati e concreti, superando così le lunghe tempistiche necessarie per un cambiamento culturale spontaneo

Unsplash

La mia esperienza nella filantropia, nei primi anni, è stata molto positiva. Così ho cercato di aumentare il numero di risorse a disposizione di Dynamo e di iniziative simili. Ho scelto la strada del dialogo con alcune istituzioni per generare cambiamento, per instillare nelle generazioni future l’idea della naturalità della filantropia. Magnifiche sorti e progressive. Ero sicuro che questo avrebbe migliorato il mondo. Con il tempo. Molto tempo. Troppo tempo. 

È stato come trovarsi di fronte a un mulino, senza però avere la fortuna della follia di Don Chisciotte. I mulini non mi sembravano giganti da soggiogare, non c’era niente di eroico. Stavano lì, li vedevo per quello che erano: problemi che non sarebbero terminati, quanto meno con il mio aiuto. Ho continuato ad assalirli. È stato un lavoro immane, infruttuoso. Frustrante. Più precisamente, è stato un fallimento. Non bisogna lavorare per cambiare la cultura. Bisogna lavorare per cambiare le cose. Quando le cose cambiano, cambia anche la cultura. Questo ho capito davanti ai miei mulini. Ho capito che occorre occuparsi di cose concrete e misurabili, cose che certamente migliorano il mondo, da subito ed efficacemente. Che bisogna accelerare, e per accelerare le buone intenzioni non bastano né i buoni esempi né l’iniziativa individuale. 

Qual è il tempo che ho in mente? Mesi. Non decenni. […] E come possiamo trasformare i secoli in mesi, o al più in anni (pochi)? Come tutte le cose per cui è necessaria una trasformazione culturale, senza avere i tempi naturali per cui questa trasformazione possa maturare, è necessaria una legge. Una legge fiscale, che potremmo definire good tax. Una tassa buona, una tassa per il bene comune, che produca risorse da indirizzare verso problemi specifici. […] Quali vantaggi porterebbe, è difficile persino immaginarlo. A quali rinunce ci costringerebbe? Rinunce reali, intendo. Risposta: nessuna. Zero di zero. Se qualcuno mugugnasse dicendo il contrario, sarebbe un ipocrita, o un egoista. O entrambe le cose. O peggio.

Non esistono obiezioni accettabili di fronte alle file per entrare in ospedale, agli anziani in solitudine, alla perdita della biodiversità, alla sofferenza dei bambini, all’emarginazione degli immigrati, alla cura insufficiente del patrimonio culturale. Non esistono obiezioni accettabili di fronte all’introduzione di una good tax. E se qualcuno non è d’accordo, chiedetegli se ha idee migliori per risolvere concretamente, e non solo per filosofeggiarne, le ingiustizie che voi stessi osservate ogni giorno «nel lato in ombra della strada».

Se non ha idee alternative concrete. Se enumera scuse. Se si lamenta dell’inefficienza della burocrazia che gestirà quei denari. Se tanto poi i soldi vanno a bollire nel calderone, e chissà chi se li schiuma. Se poi arriva la camorra e si mangia tutto. Se tanto lo sappiamo come va a finire. Se tanto poi alla fine la terra imploderà nel sole e non resterà traccia di niente. Se e se. Potete leggergli questo libro e spiegargli che potremmo fare cose concrete e immediate, con i soldi di tutti, e vivere in un mondo più giusto. Oppure potete risparmiare il vostro tempo. Con generosità, concretezza, bellezza e autenticità, potete mandarlo affanculo. E concentrarvi sull’unica cosa che conta davvero, innanzitutto per voi: il bene comune.

Pubblicato per Piemme da Mondadori Libri S.p.A.
© 2024 Mondadori Libri S.p.A., Milano

Da “Nessuno basta a se stesso”, di Enzo Manes, Piemme Edizioni, 144 pagine, 17 euro

X