Il poster all’ingresso dell’unico cinema della città potrebbe trarre in inganno: «Il fantasma con più carisma è tornato», recita a caratteri cubitali. E viene subito in mente il fantasma per eccellenza, che è di casa da queste parti, a cui non mancava certo il carisma nemmeno in vita: Matteo Messina Denaro. Siamo infatti nella sua città, Castelvetrano, nella Sicilia sud-occidentale. E il boss è morto da un anno, ormai.
Adesso in sala sta per uscire un film ispirato alla sua storia e alla sua misteriosa latitanza. Si chiama “Iddu”, cioè «lui», da uno dei tanti soprannomi di Messina Denaro (oltre a «U Sicco» e «Diabolik»). Lo firmano i registi siciliani Fabio Grassadonia e Antonio Piazza. La pellicola, presentata al Festival di Venezia, vanta nel cast due tra i volti più apprezzati del cinema italiano: Elio Germano e Toni Servillo.
Ma il fantasma citato nel poster affisso all’ingresso del cinema di Castelvetrano non è Messina Denaro. È, più semplicemente, un concorrente al botteghino: “Beetlejuice”, lo «spiritello porcello», protagonista del film cult di Tim Burton. Al cinema di Castelvetrano, “Iddu – L’ultimo Padrino” non verrà proiettato.
La notizia che nella città natale del boss non venga proiettato il film sulla sua vita ha suscitato diverse reazioni. È partita in quarta la gran cassa dell’antimafia tuonante e combattente, pronta a chiedere conto al proprietario della sala cinematografica del perché di questa rimozione. Paura? Omaggio alla memoria del boss? Voglia di dimenticare un personaggio che ha fatto tanto male? O, al contrario, di evitargli la damnatio memoriae?
La verità è molto più umana. Il cinema Marconi, di Castelvetrano, appartiene alla famiglia Vaccarino. Oggi è gestito da Salvatore Vaccarino, ingegnere ed ex consigliere comunale. Prima, c’era suo padre, Antonio, politico di lungo corso, ex Sindaco della città e professore di filosofia.
Vaccarino, condannato a sei anni per traffico di stupefacenti, fu ingaggiato dai servizi segreti per tendere una trappola a Matteo Messina Denaro, intorno al 2006, e cercare di farlo uscire allo scoperto per catturarlo. L’idea era di mettersi in contatto con lui, in qualche maniera, ingolosirlo con la proposta di un affare, e fare in modo che si tradisse, per scoprire finalmente dove si era nascosto.
Vaccarino, amico di famiglia dei Messina Denaro, tramite il fratello maggiore riuscì ad agganciare “Iddu”. Ne nacque una corrispondenza tra il professore e il boss, che costituisce uno dei capitoli più interessanti e gustosi della storia della latitanza di Messina Denaro, che però si firmava Alessio nelle lettere che inviava a Vaccarino, alias Svetonio. Nel carteggio i due dissertavano della vita, della fede e della letteratura, oltre che di affari. E ne emergeva un Messina Denaro colto, di penna fine. L’opposto del semianalfabeta che contemporaneamente si scambiava pizzini con Bernardo Provenzano.
Il tentativo fallì miseramente, come decine di altri. E quando Messina Denaro venne a sapere del doppio gioco di colui che riteneva un amico fedele della sua famiglia, non la prese benissimo: «La sua illustre persona fa già parte del mio testamento… In mia mancanza verrà qualcuno a riscuotere il credito che ho nei suoi confronti» scrisse nella sua ultima lettera a «Svetonio».
Il fim “Iddu” racconta proprio questa storia, con Germano nei panni del boss e Servillo in quelle del professore. È davvero difficile, allora, pensare che il figlio di Vaccarino (arrestato di nuovo nel 2019, e morto in carcere) oggi, nel suo cinema, accettasse di proiettare un film che riduce il padre, amico di penna del boss, a una macchietta.
La famiglia Vaccarino sostiene, infatti, che fu il padre a mettersi a disposizione dei servizi segreti «da uomo libero e senza barattare nulla», con l’esclusivo intento di fare arrestare Messina Denaro. «Già dai trailer si capisce che mio padre è stato rappresentato come un delinquente» dice Vaccarino. Probabilmente chiunque al suo posto avrebbe fatto lo stesso.
Le polemiche su “Iddu” e sulle proiezioni possibili e quelle mancate sono state molto vivaci. E in tanti si sono messi a giudicare il film senza neanche averlo visto. «Se ti presenti con un film che si chiama “Iddu” – dice il regista Piazza – ispirato a un periodo della latitanza di Matteo Messina Denaro, è chiaro che soprattutto alcuni territori più sensibili cominceranno a cercare di capire che film hai fatto. Però ci sembra che in questo tentativo tutti, non avendo visto il film, stiano andando in direzione sbagliata».
L’abbiamo visto in anteprima, “Iddu”. Diventa quasi ironico pensare a chi ha visto in questo progetto una sorta di glorificazione di Messina Denaro o a chi, all’opposto, immaginava un prodotto semplice e didascalico, pronto per essere utilizzato nei festival dell’antimafia o proiettato a scuola durante l’«ora di legalità».
Il film, in realtà, non ha nulla di celebrativo. Al contrario, si impegna a smantellare ogni mito attorno a una delle figure più temute della mafia siciliana. Messina Denaro viene rappresentato come un narcisista, schiavo del suo ego, immerso in un contesto grottesco che lo idolatrava senza motivo. Non c’è alcun tentativo di glorificare o di suscitare compassione per lui.
Circa il grottesco, andrebbe fatto un film su queste reazioni preventive: chi esaltava il film come se fosse una specie di reportage giornalistico, chi lo condannava perché esaltava il boss. Il Partito democratico locale raccoglieva addirittura firme per proiettarlo in piazza, e il sindaco della vicina Campobello di Mazara proponeva – in una gara al rialzo – la proiezione nella scuola elementare del suo paese, lo stesso che per tanti anni ha ospitato tranquillamente il boss, nella sua agiata e spensierata latitanza.
E poi c’è anche la proposta del titolare del cinema di Partinico, in provincia di Palermo, che annuncia un biglietto a metà prezzo per chi viene da Castelvetrano (settanta chilometri di distanza). Chissà cosa avrebbe detto Matteo Messina Denaro di tutta questa polemica, lui che amava un certo tipo di cinema, come testimoniano gli oltre trecento film in dvd trovati in casa sua, da “Apocalypse Now” a “Django”.
Alla fine, dopo tanti dibattiti, “Iddu” a Castelvetrano verrà proiettato. È dovuto scendere in campo il sindaco in persona, per levare tutti dall’imbarazzo. Si è messo d’accordo con la produzione Indigo Film, Rai Cinema e la distribuzione 01 Distribution. Il film verrà proiettato domenica a pagamento, in tre spettacoli, al teatro comunale, il Selinus. Sempre che non accada qualcosa: un corto circuito, un’allerta meteo, un guasto improvviso. Perché come dice quel fantasma: «Non bisogna mai fidarsi dei vivi». Messina Denaro? No, sempre Beetlejuice.