Con l’avvicinarsi del 26 ottobre, le strade di Tbilisi sono state tappezzate di manifesti elettorali che dovrebbero rappresentare i valori e i programmi dei partiti che si scontreranno alle prossime elezioni parlamentari. Scendendo le scale della fermata di Marjanishvili, una delle stazioni della metro più frequentate della città, però, un cartellone salta particolarmente all’occhio: raffigura la modernissima piscina Olymp di Tbilisi e la accosta alle macerie della piscina di Mariupol, bombardata a marzo 2022 dall’esercito russo. Le immagini sono accompagnate da due brevi didascalie: «No alla guerra» e «Scegliete la pace». Sul lato ucraino, poi, i numeri che rappresentano i partiti di opposizione (Coalition for Change, Unity – National Movement, Strong Georgia e For Georgia) sono cancellati, mentre sulla parte georgiana spicca il numero quarantuno, con cui Sogno Georgiano, il partito al governo da ormai dodici anni, sarà indicato sulla scheda elettorale.
Passeggiando per Tbilisi si incontrano diverse varianti di questi manifesti: in uno il teatro distrutto di Mariupol, usato dopo lo scoppio della la guerra per ospitare centinaia di sfollati, di cui circa seicento rimasti uccisi nei raid del 16 marzo, è affiancato da un’immagine della soleggiata città di Senaki, in Georgia occidentale. Ancora, una chiesa bombardata a Bohorodychne, in Donetsk, è accostata alla cattedrale Sameba – ovviamente intatta – di Tbilisi. In tutti i casi, le didascalie sotto le foto sono le stesse.
I responsabili dei cartelloni sono i rappresentanti di Sogno Georgiano, guidati dall’oligarca Bidzina Ivanishvili, che hanno deciso di strumentalizzare l’invasione russa dell’Ucraina per mettere in guardia la popolazione delle conseguenze di una vittoria di un partito filoeuropeo e antirusso alle elezioni. La campagna elettorale del governo si basa infatti sull’idea che la vittoria dell’opposizione porterebbe all’apertura di un «secondo fronte» in Georgia, facendo leva sulla diffusa paura dello scoppio di un nuovo conflitto analogo alla guerra russo-georgiana dell’agosto 2008 (Tbilisi ha perso de facto le regioni di Abkhazia e Ossezia del Sud nel 1992-1993, mentre nel 2008 la Russia ne ha riconosciuto l’indipendenza e le ha occupate militarmente).

In realtà, i parlamentari di Sogno Georgiano tendono solitamente a non esporsi in maniera troppo esplicita riguardo al loro rapporto con la Russia, ma da luglio la loro presunta abilità nel mantenere un buon rapporto col Cremlino – e quindi, a detta loro, di rinforzare la sicurezza del Paese a livello regionale – è diventata uno dei pilastri della campagna elettorale del partito attualmente in carica.
Grazie a questa strategia Sogno Georgiano si è guadagnato l’appoggio dei maggiori esponenti dell’élite politica russa. Il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov ha lodato le decisioni prese dal partito nell’ultimo anno, dalla legge sugli agenti stranieri a quella contro la comunità Lgbt. Vladimir Putin in persona, poi, il 26 agosto di quest’anno, per la prima volta dopo sedici anni, ha deciso di non rilasciare dichiarazioni per congratularsi con l’Abkhazia per la sua «giornata del riconoscimento dell’indipendenza» (non riconosciuta dal diritto internazionale).
Inoltre, la portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, ha voluto sottolineare come il rischio di un nuovo fronte sia assolutamente reale, aggiungendo che, in caso di un nuovo conflitto, la colpa sarebbe da attribuire all’Occidente: «La popolazione capisce cosa gli è successo, che dietro tutti i discorsi sulla libertà e la democrazia si nascondeva un “lupo” pericoloso», ha dichiarato, aggiungendo poi che la Russia «deve» occuparsi della sicurezza della regione, «unendo tutti i Paesi che agiscono in maniera ragionevole sotto l’egida di un nuovo ordine mondiale», e concludendo che a quel punto la paura di un nuovo scontro potrà finalmente cessare.
In Georgia e Ucraina, la reazione degli esponenti politici alla trovata pubblicitaria di Ivanishvili è stata ovviamente diametralmente opposta, a partire da quella della presidente Salome Zourabichvili, che ha commentato sulla sua pagina Facebook: «Non ho mai visto qualcosa di tanto vergognoso, di tanto offensivo per la nostra cultura. Quanto si deve essere disperati e penosi per presentare alla cittadinanza un poster degno del Kgb in maniera tanto sfrontata?». E, commentando lo slogan di Sogno Georgiano «Verso l’Europa con dignità», ha aggiunto: «Con dignità andrete all’inferno».

Sempre su Facebook è arrivata poi la dichiarazione del Ministero degli esteri ucraino: «Condanniamo e consideriamo inaccettabile l’uso delle immagini delle orribili conseguenze della spietata guerra russa contro l’Ucraina, della sofferenza e del sangue di migliaia di innocenti, e della distruzione di luoghi sacri e culturali come parte di una campagna elettorale». Il Ministero ha poi ribadito che Kyjiv «continua a supportare pienamente la sovranità e l’integrità territoriale della Georgia», e che si augura che «le elezioni parlamentari in Georgia si terranno in maniera pacifica e democratica, e che la popolazione continuerà il suo percorso verso l’ingresso nell’Ue e nella Nato».
In solidarietà con la popolazione ucraina, Khatia Dekanoidze e Gigi Ugulava, membri del partito di opposizione United national movement (Unm), hanno vandalizzato alcuni dei cartelloni, coprendo la scritta «No alla guerra» con della vernice bianca.
Screditare i singoli politici di opposizione è un’altra strategia consolidata di Sogno Georgiano: oltre che con i cartelloni con le immagini dal fronte, il partito ha ricoperto Tbilisi anche con gigantografie di alcuni membri di Unm tenuti al guinzaglio su uno sfondo rosso sangue, e sotto cui compaiono le frasi: «No alla guerra, no agli agenti stranieri». Ribadendo come i partiti di opposizione siano secondo questa ideologia, da una parte, gli unici responsabili della guerra del 2008, e, dall’altra, marionette di fantomatici «agenti stranieri».
Una composizione simile è stata usata, sempre da Sogno Georgiano, in uno spot pubblicitario in cui figuravano alcuni esponenti della società civile del Paese e venivano accostati alla «degradazione morale della società». Tre emittenti televisive simpatizzanti per l’opposizione – Mtavari Tv, Formula Tv e Tv Pireli – si sono rifiutate di mandare in onda sui loro canali il video, sostenendo che lo spot rappresentasse soggetti estranei alla politica e alle elezioni «in un contesto non etico, ingiusto e fuorviante». Per questo, ogni emittente è stata multata per un ammontare di circa millesettecento euro per «violazioni di norme amministrative».
Tra aprile e luglio di quest’anno, Sogno Georgiano ha aumentato il budget dedicato alla pubblicità del settantotto per cento rispetto ai tre mesi precedenti, per un totale di trecentocinquantotto mila dollari, di cui centomila spesi in annunci per Facebook e Instagram. Nonostante l’impegno enorme del partito per tentare di accaparrarsi più voti possibili, cercando di fare leva sul trauma collettivo non solo della Georgia, ma anche dell’Ucraina, e per allontanare la Georgia dall’Europa, i risultati della campagna elettorale potrebbero però non rispettare le aspettative di Ivanishvili: secondo Anna Gvarishvili, ex redattrice dell’agenzia di stampa Tabula e inviata per Voxeurop, il tentativo di servirsi della tragedia vissuta dalla popolazione ucraina per opera del Cremlino «non fa altro che ricordare ai cittadini georgiani ciò di cui Mosca è capace, e per questo il partito perderà, molto probabilmente, ulteriori voti, incoraggiando gli elettori a schierarsi dalla parte dell’Unione europea».