Feeling francescanoLa solidarietà delle piante è la chiave per proteggere la vita sulla Terra

Negli ultimi cinquant’anni c’è stata un’inquietante accelerazione della riduzione della biodiversità. Per invertire la tendenza, bisogna seguire una strada gentile e resiliente. Ne parlerà il botanico Stefano Mancuso alla Chiesa dei Frati Cappuccini di Milano (18 ottobre)

Unsplash

Sono passati quasi ottocento anni da quando San Francesco compose il suo “Cantico delle Creature”, quella celebrazione della vita sulla terra e il conseguente invito – a noi umani – di prendercene cura. Era il 1225 e in quelle parole è racchiuso il senso dell’uomo per la natura esattamente come lo è oggi. Anzi, come dovrebbe essere oggi. Parte proprio da qui l’idea dell’Opera San Francesco per i Poveri di Milano di celebrare il mese francescano (ma anche i sessantacinque anni dell’Opera, a fianco delle persone fragili) con una riflessione su ecologia e solidarietà. 

Ad affrontare il tema sarà il botanico Stefano Mancuso, invitato per una lectio magistralis necessaria: imparare dalle piante, maestre di solidarietà. A cui però occorre avvicinarsi liberi da una serie di pregiudizi che normalmente ci accompagnano. L’antropocentrismo è (quasi) inevitabile nel considerare il creato, ma la visione che ne deriva sarà certamente distorta. Ecco perché Mancuso già in altri interventi ha invitato a riconsiderare alcune parole che forse non usiamo correttamente. Perché ne abbiamo timore. Natura è la prima, vocabolo stupendo, spiega lo scienziato, perché indica l’insieme di ciò che è nato. La vita, dunque. 

Cosa intendiamo per vita? Siamo convinti di vivere su un pianeta che ha una sovrabbondanza di vita, al punto da convincerci anche dell’idea – non dimostrata scientificamente – che anche nell’universo ci sia vita. Per ora sappiamo, spiega Mancuso, che è incredibilmente rara e fragile ed è tutta concentrata in uno strato piuttosto sottile di biosfera. E sarà sorprendente scoprire che il mondo animale è pari solo allo 0,3 per cento della vita sulla Terra, contro l’ottantasette di quello vegetale.

Dunque, cosa possiamo e dobbiamo fare per proteggere la vita su questo pianeta? La vita è una rete, come spiega Mancuso nei suoi studi e nei suoi interventi pubblici, e lo dimostrano dati impressionanti che parlano di un’accelerazione negli ultimi cinquant’anni della riduzione della biodiversità: ci mangiamo la terra. 

Il consumo di suolo italiano, per dire, nel 2021 ha toccato il valore più alto in dieci anni: asfaltiamo, cementifichiamo ed eliminiamo natura a una “velocità” che supera i due metri quadri al secondo (diciannove ettari al giorno in media). Secondo il primo report del National biodiversity future center (Nbfc), il sessantotto per cento degli ecosistemi italiani è considerato «in pericolo» e il trenta per cento delle specie è «a rischio estinzione». 

Cosa possiamo fare per invertire la tendenza? Quest’anno, ricorda sempre l’Nbfc, le attività umane di conservazione della natura hanno permesso di raggiungere l’obiettivo globale di protezione del 16 per cento della superficie terrestre e dell’8,2 per cento delle zone marine. Parallelamente, secondo Mancuso, bisogna seguire una strada gentile e resiliente, incentrata sulla solidarietà. Scienza ed empatia devono andare a braccetto. 

«Ho avuto la possibilità di ascoltare Stefano Mancuso durante una sua serata», spiega Fra Marcello Longhi, presidente dell’Opera San Francesco, «e ho avvertito nel suo pensiero e nel suo parlare un “feeling francescano” che mi ha conquistato. Francesco d’Assisi nel Cantico delle creature ringrazia Dio Creatore per il dono dell’aere: sono le piante a custodirlo per noi!». E sono le piante le nostre maestre di vita. L’incontro con Stefano Mancuso, dal titolo “Impariamo dalla solidarietà delle piante”, è su prenotazione presso la Chiesa dei Frati Cappuccini, in viale Piave 2, Milano, il 18 ottobre alle ore 20:45. 

X