La Rai continua a scendere di livello. L’autocelebrazione del centenario del servizio pubblico condotta da Carlo Conti è stata da tv privata degli anni Ottanta – «forse una puntata di “Techetechetè” sarebbe stata più interessante», ha notato Aldo Grasso sul Corriere della Sera, specchio dell’approssimazione culturale di TeleMeloni che stenta soprattutto sugli approfondimenti (unica eccezione i programmi di Monica Maggioni che hanno un respiro internazionale di livello) e lasciamo stare per carità di patria il Tg1 e il Tg2. Meglio il Tg3 che però ha perso in questi giorni un professionista come Mario Orfeo passato a dirigere Repubblica, e vedremo cosa succederà al Tg3 entrato nei desideri di Giuseppe Conte, uno che sta al giornalismo come noi stiamo all’astrofisica. Per fortuna sua e degli abbonati, la Rai è salvata dai cronisti, in alcuni casi bravissimi cronisti.
Nelle ultime ore sono accaduti due fatti gravi, diversi tra loro, ma che si riferiscono a due coraggiose giornaliste, Stefania Battistini del Tg1 e Lucia Goracci del Tg3. Battistini, nel mirino dei macellai del Cremlino dopo l’incredibile reportage nella zona di Kursk all’epoca dell’attacco ucraino sul suolo russo – uno scoop mondiale – adesso per la stessa vicenda è minacciata, insieme all’operatore Simone Traini, di essere arrestata dai russi. Ovviamente quella dei buffoni di Mosca è solo un modo di spaventare una cronista che ha dimostrato di avere più coraggio di tutti i burocrati di Vladimir Putin messi assieme, e dunque i due giornalisti continueranno a fare il loro lavoro come sanno.
Lucia Goracci invece è stata oggetto con la sua troupe di un orrendo agguato nel sud del Libano, da dove in questi giorni sta raccontando questa delicatissima fase dello scontro militare ta Israele e Hezbollah. In questo attacco ci ha rimesso la vita Ahmad Akil Hamzeh, l’autista che accompagnava i giornalisti mentre tentava invano di calmare gli aggressori: nella concitazione «è mancato, caduto in terra – ha detto Goracci in una drammatica corrispondenza – siamo corsi in ospedale e ci hanno detto che era morto dopo lunghi tentativi di rianimarlo. Non abbiamo parole per descriverne la profondità umana e la grande dolcezza».
Le due storie rimandano a un’antica questione: fin dove ci si deve spingere, per fare il lavoro di cronista? Gli inviati di guerra sono ovviamente sempre a rischio: lo sanno perfettamente, ma vanno avanti perché questa è la loro missione, raccontare perché tutti sappiano, è l’essenza del giornalismo sempre più solo appannaggio degli inviati al fronte (quanto conformismo invece nei servizi politici!).
Malgrado il declino di idee, e in assenza di un’efficace direzione, la Rai può ancora contare su cronisti di questo valore. Forse non se li merita. A Stefania Battistini, a Lucia Goracci e ai loro collaboratori non resta che andare avanti e fare il loro lavoro. Lo sanno bene da soli, senza dubbio, sono cronisti veri.