Urbi et OrbánIl pericoloso scivolamento politico della Slovacchia verso la Russia

La recente dichiarazione del primo ministro slovacco Roberto Fico di voler partecipare alle celebrazioni del 9 maggio in Russia rischia di destabilizzare l’unità della politica estera europea. Ma a differenza dell’Ungheria, il governo slovacco dispone di una ristretta maggioranza parlamentare

LaPresse

Il premier slovacco Robert Fico, noto per le posizioni nazionaliste ed euroscettiche, è diventato il primo leader dell’Unione Europea a comparire sulla televisione di Stato russa dallo scoppio della guerra in Ucraina. Il Primo Ministro ha reso noto, durante l’intervista riportata da Euractiv, che intende prendere parte alle celebrazioni che si svolgeranno a Mosca, il prossimo 9 maggio, per ricordare gli ottant’anni dalla fine della Seconda Guerra Mondiale. 

L’intervistatore del programma “60 minuti” aveva chiesto a Fico se sarebbe stato disponibile a recarsi a Mosca il 9 maggio e la sua risposta è stata: «Si, sarei molto felice» per poi aggiungere che «lo considererei un onore» e «credo che sia un mio dovere personale». Non è la prima volta che il premier slovacco esprime apprezzamenti nei confronti di Mosca, considerata un partner strategico proprio come la vicina Ungheria e lo scorso ottobre avevano fatto discutere le parole pronunciate poco prima del Consiglio europeo. In quell’occasione Fico aveva affermato: «non abbiamo prove sufficienti per essere in grado di perseguire penalmente qualcuno» in riferimento al massacro di Bucha avvenuto in Ucraina nel marzo 2022. 

Negli ultimi anni il leader slovacco ha manifestato la propria opposizione alle sanzioni varate da Bruxelles contro la Russia, si è dichiarato contrario all’invio di aiuti militari all’Ucraina, ha espresso il proprio veto nei confronti di una futura adesione di Kyjiv all’Unione Europea ed ha criticato gli alleati occidentali. I rapporti con il Cremlino non sono, peraltro, le uniche fonti di contrasto con Bruxelles. Il Primo Ministro slovacco si è recentemente recato in visita di Stato in Cina e in quest’occasione è stato annunciata la trasformazione dei rapporti bilaterali tra i due Stati in partnership strategica. Le trame geopolitiche intessute da Fico suggeriscono una visione globale non attinente agli interessi dell’Unione Europea e lo stesso vale per quanto sta accadendo all’interno della Slovacchia.

Fico è alla guida del partito Direzione-Socialdemocrazia (Smer), schierato a sinistra ma russofilo è nazionalista, che si è imposto alle elezioni del settembre 2023 estromettendo dal potere una coalizione conservatrice, fragile e litigiosa, che si era distinta per europeismo e atlantismo. Il fronte euroscettico ha rafforzato la presa sulle istituzioni con la vittoria di Peter Pellegrini, esponente di Voce-Socialdemocrazia alleato di governo dello Smer, alle elezioni presidenziali dello scorso 6 aprile e con una serie di controverse riforme.

Tra queste spiccano quella della televisione pubblica slovacca, posta sotto il controllo di un comitato esecutivo nominato da Parlamento e ministero della Cultura e l’abolizione dell’ufficio del Procuratore Speciale, che si occupava di perseguire reati di corruzione. L’esecutivo ha inoltre ottenuto il controllo del Consiglio Giudiziario, istituzione importante per gli equilibri giuridici e lo scorso primo settembre ha sciolto l’Agenzia Nazionale Anti-Crimine, un ente che si occupava  di investigare i casi di malaffare di alto profilo. 

L’approccio populista ed euroscettico del governo Fico preoccupa Bruxelles per diversi motivi. In prima battuta rafforza le posizioni di Viktor Orbán, vera e propria spina nel fianco dell’Unione Europea quando si tratta di varare provvedimenti punitivi nei confronti della Russia oppure di commentare i recenti risultati elettorali in Georgia. In seconda battuta le posizioni di Bruxelles si indeboliscono proprio sul fronte orientale, un’area dove convergono gli interessi strategici in Moldova e in Ucraina ma anche le prospettive energetiche del blocco comunitario. 

Ci sono, però, alcuni elementi che possono rassicurare i vertici dell’Unione nel lungo periodo. L’esecutivo Fico dispone di una ristretta maggioranza parlamentare e Voce-Socialdemocrazia si è mostrata più prudente dello Smer a livello ideologico, un dato da non sottovalutare perché il Primo Ministro ha margini di manovra molto più ristretti rispetto a quelli di Orbán. L’opposizione gode di buona salute come dimostrato dai risultati delle consultazioni legislative e soprattutto presidenziali, le più combattute dall’introduzione del voto diretto per la scelta del capo dello Stato. 

La società civile slovacca si è, infine, mobilitata in massa contro le proposte legislative più controverse, esercitando pressione sui vertici del Paese e spingendo, in un’occasione, il ministero dell’Interno a rivedere le proprie posizioni. La vivacità della società civile e delle opposizioni rischiano, però, di indebolirsi nel lungo periodo se non verranno supportate efficacemente dall’Unione Europea. 

Il governo  continua a dimostrare la volontà di porre sotto controllo le forze anti-sistema, come dimostrato dalle limitazioni introdotte nei confronti dell’organizzazione di manifestazioni di protesta e dalla volontà di irrigidire le restrizioni in materia vigenti. Il quadro complessivo presenta, dunque, un insieme di elementi che dovranno essere monitorati per evitare il consolidamento di nuovi scenari ungheresi in Europa Centrale.

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