La cancelliera morbida con PutinAngela Merkel giustifica l’operato di Angela Merkel

L’ex leader della Cdu ha presentato la sua autobiografia “Libertà” (Rizzoli) all’Ispi di Milano insieme a Walter Veltroni, raccontando gli eventi che ha guardato da vicino nei sedici anni alla guida della Germania, dalla crisi finanziaria a quella dei migranti del 2015, dall'annessione della Crimea da parte della Russia fino all’arrivo di Trump alla Casa Bianca

LaPresse

Donald Trump? È rimasto sempre un immobiliarista. I rapporti con Vladimir Putin? Sono peggiorati con la pandemia. L’Ucraina? Va sostenuta e deve restare indipendente. E Israele? Deve essere fatto il possibile per garantirne l’esistenza, anche se la politica di espansione delle colonie di Benjamin Netanyahu è sbagliata.

L’ex cancelliera tedesca Angela Merkel ha presentato a Milano la sua autobiografia “Libertà” (Rizzoli) insieme a Walter Veltroni, passando in rassegna gli eventi salienti della storia più recente che ha guardato da vicino nei suoi sedici anni alla guida della Germania. Dalla crisi finanziaria, con il bazooka di Mario Draghi, alla crisi dei migranti siriani del 2015. Dall’annessione della Crimea da parte della Russia del 2014 fino all’arrivo di Donald Trump alla Casa Bianca nel 2016. E poi la Brexit, che l’ha fatta sentire «abbandonata». E anche i rapporti tumultuosi con Silvio Berlusconi.

Nella sede dell’Ispi che ha registrato il sold out per l’occasione, davanti a una platea d’eccezione (tra i presenti anche l’ex premier italiano Mario Monti), Merkel ha raccontato il suo operato come leader europea, proteggendo e difendendo in qualche modo la sua eredità politica.

Criticata per l’atteggiamento troppo morbido con la Russia di Putin durante il suo mandato, l’ex cancelliera ha negato che le sue decisioni avrebbero potuto impedire l’aggressione russa dell’Ucraina del 2022. Merkel non solo ha difeso gli accordi di Minsk, che «non sono stati una perdita di tempo», ma anche il compromesso del 2008 sull’ingresso dell’Ucraina nella Nato. «Era l’unica cosa che si poteva fare dire che l’Ucraina sarebbe entrata nella Nato, ma non in quel momento», ha spiegato. «Non volevo che l’Europa e la Nato si mostrassero divisi agli occhi di Putin».

Certo, ha aggiunto, «la pandemia poi ha messo fine ai discorsi di Minsk. Putin era terrorizzato dal virus, non voleva incontrare nessuno. E all’ombra della pandemia le tendenze dittatoriali del presidente russo si sono acutizzate». Fino all’aggressione dell’Ucraina del 24 febbraio 2022, che ha definito «una violazione dell’integrità territoriale che calpesta i nostri valori». Per questo, ha detto Merkel, «la Russia non deve vincere questa guerra e l’Ucraina deve essere aiutata a restare indipendente. Lo dobbiamo fare anche per proteggere la nostra esistenza».

Nel 2016, dopo la prima elezione di Donald Trump alla Casa Bianca, Merkel tenne un discorso di unità che le valse la definizione di «leader del mondo libero». A distanza di otto anni, mentre Trump è pronto a tornare a Capitol Hill, Merkel ammette che il neo presidente americano «è una persona che ha sempre mantenuto il punto di vista dell’immobiliarista. Per lui esistevano solo vincenti e perdenti», ha detto. Il che ha reso il dialogo con lui «difficile», anche nella Nato. Ma, ha aggiunto, «gli Stati Uniti hanno bisogno dell’Europa e da soli non possono risolvere tutti i problemi».

La Cancelliera ha ricordato anche i momenti salienti della crisi finanziaria. Per il quantitative easing della Bce, «Draghi non doveva chiedermi e non mi ha chiesto il permesso», ha detto. E nonostante la crisi economica in cui oggi versa la Germania, l’ex cancelliera ha anche difeso la sua decisione di inserire il vincolo di bilancio nella Costituzione tedesca. Ora però, ha spiegato, «se cambiano i tempi arriva anche il momento di cambiare la Costituzione a favore di investimenti futuri». Non però «per ulteriori spese sociali da distribuire alle generazioni attuali, ma piuttosto per aprire a investimenti in favore delle generazioni future».

Dalla crisi finanziaria alla crisi dei rifugiati siriani del 2015, Merkel ha ammesso di essere rimasta colpita allora dall’assenza in Europa di una «sufficiente solidarietà» per arrivare a una politica congiunta sui rifugiati. Ma ha giustificato anche l’accordo miliardario con la Turchia di Erdogan del 2016 per trattenere i migranti alle frontiere europee. «L’immigrazione illegale va affrontata all’interno dei partiti democratici. Non possiamo essere dipendenti dai trafficanti», ha detto. «Se non lo si fa, diventa un problema sempre più grande e i partiti populisti ed estremisti avranno sempre più successo. I politici al potere hanno il compito di dare risultati, non di tenere discorsi o litigare con l’opposizione. Altrimenti i populisti si rafforzano».

Sulla situazione in Medio Oriente, «ritengo che si debba fare tutto il possibile per garantire l’esistenza di Israele contro il desiderio di Hamas di annienarlo», ha detto. Ma questo non significa che ci debba essere comunanza di intenti con il premier Benjamin Netanyahu, la cui politica di insediamento dei coloni – ha ribadito – è «sbagliata». E ai siriani ha augurato di «ritrovare finalmente la loro patria», nella speranza che le cose «vadano meglio rispetto a Iraq e Libia».

Favorevole all’ipotesi di debito comune europeo, sulla scia del Next Generation Eu, e anche alla difesa comune europea, Merkel ha anche ammesso che «gli Stati Uniti d’Europa non si realizzeranno in tempi brevi». Ma «si intensificherà il livello di collaborazione».

Come giovane ministra del quarto governo di Helmut Kohl, Merkel ha affrontato il processo di ampliamento dell’Ue all’Ungheria e alla Polonia. Certo, ha spiegato, «l’Europa a due velocità esiste ancora». Ma in Europa non devono più esserci «club chiusi». «Noi Paesi dell’Europa occidentale pensiamo sempre di essere più bravi dei Paesi dell’Est ma non è così. Dobbiamo imparare gli uni dagli altri e collaborare in modo ravvicinato». Ma soprattutto «dobbiamo fare attenzione a non fare promesse che non possiamo mantenere. La promessa di ingresso dei Paesi dei Balcani nell’Ue va mantenuta».

Della caduta del muro di Berlino del 1989, Merkel ha ricordato il senso di spaesamento e anche di responsabilità che arrivò all’improvviso da quella ritrovata libertà. Bisognava decidere se essere di destra o di sinistra. E lei capì di avere idee conservatrici. Il suo essere originaria della Germania dell’Est è stata per lei la «zavorra» che ha portato dietro lungo tutta la sua carriera politica, ha detto la Cancelliera. Che oggi, però, a distanza di più di trent’anni, si definisce finalmente anche «femminista». Ma «a modo mio. A modo mio», ha ripetuto.

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