Transizione dinamicaLe priorità ineludibili della Commissione europea per i prossimi cinque anni

Per evitare il caos politico di maggioranze parlamentari variabili, nella prossima sessione plenaria di gennaio gli eurodeputati dovrebbero votare una risoluzione politica e programmatica che vincoli la presidenza von der Leryen a raggiungere determinati obiettivi

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La Commissione europea traduce le sue priorità programmatiche quinquennali in un piano di norme e di politiche annuale che la impegna in quanto detentrice di un diritto di quasi esclusiva iniziativa legislativa e che impegna il Parlamento europeo a pianificare i propri lavori nelle commissioni parlamentari e poi in sessione plenaria insieme alle presidenze semestrali del Consiglio nel quadro del programma del cosiddetto Trio.

Fu così a inizio 2020 quando Ursula von der Leyen presentò il proprio piano annuale il 29 gennaio e cioè due settimane dopo la sessione plenaria, che si svolse dal 13 al 16 gennaio, concentrandolo sulle “transizioni gemelle” ambientale nella prospettiva dell’Agenda Onu 2030 (“European Green Deal”) e digitale (“European Data Strategy”), su un’economia che lavora per le persone (”Unique Social Market Economy”), su un’Europa più forte nel mondo (“New Strategies with Africa and Western Balkans”), su quello che fu pudicamente chiamato lo stile di vita europeo ma che si limitava alle politiche migratorie (“New Pact on Migration and Asylum”) e infine sulla nuova spinta per la democrazia europea (“Conference on the future of Europe”).

Sappiamo che, poche settimane dopo la presentazione del piano, l’Unione europea e il mondo furono travolti dal Covid i cui primi casi sarebbero stati accertati in Cina a dicembre 2019 con conseguenze sanitarie, economiche, finanziarie e sociali che hanno sconvolto i programmi europei per tutta la legislatura a cui si sono aggiunti il 24 febbraio 2022 l’aggressione della Russia all’Ucraina e il 7 ottobre 2023 l’attacco terroristico di Hamas a Israele con tre stress-test che hanno messo a dura prova la resilienza del sistema europeo.

Nonostante e anzi anche a causa delle tre drammatiche emergenze la verifica fra quel che la Commissione von der Leyen promise di realizzare – o almeno di avviare a realizzazione – il 29 gennaio 2020 e fra quel che è giunto a conclusione alla fine della nona legislatura mostra vistose crepe perché siamo in ritardo sugli obiettivi dello sviluppo sostenibile a sei anni dal 2030, la nostra dipendenza strategica nell’infosfera non è mutata, il piano d’azione sociale è stato presentato a Porto solo a maggio 2021, la nuova strategia con l’Africa non è stata nemmeno concepita, un malaugurato accordo su una parte delle politiche migratorie ha visto la luce a dicembre 2023 e sarà operativo solo a giugno 2026 e le richieste delle cittadine e dei cittadini nella Conferenza sul futuro dell’Europa sono rimaste ben conservate negli archivi delle istituzioni europee.

Sulla base delle nove priorità presentate da Ursula von der Leyen all’inizio del suo secondo mandato il 18 luglio 2024 e del risicato voto di fiducia ottenuto dall’insieme della sua Commissione il 27 novembre 2024, sappiamo che il piano annuale di politiche e di atti normativi dovrebbe essere adottato dal Collegio a Strasburgo il 20 gennaio 2025 mentre il Parlamento sarà riunito in sessione plenaria e farà seguito alla “Agenda 2025” che il nuovo Presidente del Consiglio europeo Antonio Costa ha inviato ai suoi colleghi insieme alla convocazione del Vertice del 19 dicembre.

Sappiamo anche che nei primi cento giorni del suo mandato – se sarà rispettato il calendario indicato nelle lettere di missione ai commissari– la Commissione dovrebbe depositare a metà febbraio 2025 sul tavolo delle istituzioni europee quattro proposte sul Clean Industrial Deal (Ribera), sugli investimenti nel settore digitale (Virkunnen), sull’attuazione del Piano d’azione sociale (Minzatu) e sulla difesa europea (Kubilius) – un tema che sarà all’odg del Consiglio europeo il 3 febbraio – e che i primi orientamenti sul Quadro Finanziario Pluriennale 2028-2032 dovrebbero circolare già a febbraio 2025 in vista del Consiglio europeo del 20 marzo 2025 (Serafin).

Ambiente e industria, società digitale, dimensione sociale, difesa e bilancio sono i temi centrali della legislatura 2024-2029 nel quadro più ampio della riforma delle politiche (policies) e delle regole istituzionali (politics) che deve precedere i negoziati con i paesi candidati verso cui deve essere manifestata in modo trasparente la convinzione secondo cui le loro riforme interne devono essere precedute dalle riforme interne dell’Unione europea come condizione per la conclusione dei trattati di adesione usando gli strumenti della democrazia partecipativa – come la piattaforma digitale e i panel transnazionali – come garanzia della trasparenza per le opinioni pubbliche degli Stati membri e di coloro che auspicano a divenirne membri.

Per questa ragione e per evitare il caos politico di maggioranze parlamentari variabili, insistiamo sulla urgenza e sulla necessità che una coalizione non occasionale di innovatori si manifesti nella Assemblea dal 20 al 23 gennaio 2025 presentando e facendo votare una risoluzione politica e programmatica che influenzi e determini le proposte di politiche e di atti normativi della Commissione europea.

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