Il camaleonte del popoloL’unica cosa coerente di Conte è il suo trasformismo politico

Il capo neo, ex, post grillino ripropone l’idea di far correre il Movimento 5 stelle da solo, fuori dal campo largo, con l’obiettivo di ricattare il Pd per spostarne la linea su Ucraina e Nato. Si autodefinisce progressista non di sinistra, qualunque cosa voglia dire, ma la sua cinica demagogia è la solita paccottiglia rossobruna

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Aveva collocato due settimane fa il Movimento 5 stelle nel campo progressista, o come si chiama. Ieri ha detto che se si votasse adesso andrebbe da solo. La notizia è questa, non che egli si definisca non di sinistra. Questo è chiaro da tempo. E mente quando si definisce «progressista» perché in natura se sei progressista sei di sinistra.

Giuseppe Conte gioca con l’onestà intellettuale che non è mai stata il suo forte. Perché lo fa? Lo fa perché il camaleontismo è la sua natura, cambia pelle come le lucertole, oggi qui domani là, né Donald Trump né Kamala Harris, giallorosso o gialloverde pari sono. Evidentemente ha il problema di portare un po’ di gente pura a (ri)votare per questa strana consultazione bis, e si è rimesso sotto l’ala di Marco Travaglio: stare da soli, poi si vede. 

È la sublimazione di una specie di contrattualismo politico, vediamo chi offre di più, una patina elegante del più vieto trasformismo italico da Agostino Depretis appunto a Giuseppe Conte. Il messaggio è però tra le righe dell’intervista rilasciata ad Alessandro De Angelis sulla Stampa. Ed è tutto in quel «se si votasse oggi». 

Cioè Conte sta dicendo al Partito democratico (perché tutto quello che dice e fa va letto con la lente del Nazareno): mi alleo con voi se cambiate linea sulla politica estera. Se smettete di approvare il riarmo dell’Ucraina. Se la piantate di sostenere Ursula von der Leyen. È una posizione propagandistica che ha una sua indubbia forza attrattiva perché il “popolo” non è favorevole, detta così, a spendere per gli armamenti piuttosto che per gli ospedali. Ma è demagogia di destra, è la linea di Viktor Orbán (in chiave pro-Russia) ed è anche la posizione della sinistra pacifista (in chiave anti-occidentale), cioè il bacino di voti cui l’avvocato spera di attingere a piene mani per compensare le perdite che già sta subendo da diversi anni, più quelle che una Cosa di Beppe Grillo potrebbe toglierli. 

Grillo non ha un grande futuro, ma è come una zanzara che qualche stilla di sangue, alla lucertola, la può togliere. Sperando in cuore suo che Elly Schlein bon gré mal gré tenga ferma una linea responsabile che in quanto tale non può eludere il problema del riarmo dinanzi all’imperialismo russo, Conte punta a lucrare voti su una posizione anti-Nato abbastanza simile a quella di Alleanza Verdi e Sinistra che comprensibilmente teme una concorrenza di sinistra (pardon: progressista). 

Il ricatto contiano al Pd è dunque tanto semplice quanto cinico. Ed è di destra nella misura in cui soffia nella direzione contraria a quella della Commissione europea, vascello debole ma unico nel mare infestato da populisti, fascisti e trasformisti. Alla fine, ha tutta l’aria di un bluff. E se poi proprio non ne può fare a meno, vada da solo, Giuseppe Conte. Forse sarà la volta che la politica si libererà di lui.

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