AutomotiveLe dimissioni dell’ad di Stellantis Carlos Tavares

Si sarebbe dimesso soprattutto per via delle divergenze con gli azionisti e per il calo dei profitti e delle vendite. La nomina di un nuovo ceo è già in corso e si concluderà entro la prima metà del 2025. Nel frattempo, sarà istituito un nuovo comitato esecutivo presieduto da John Elkann che assumerà le funzioni prima in capo al manager portoghese

Associated Press / LaPresse

Avrebbe dovuto lasciare il suo incarico all’inizio del 2026. Invece Carlos Tavares, amministratore delegato del gruppo automobilistico Stellantis, domenica 1 dicembre ha dato le dimissioni e il consiglio di amministrazione le ha accettate, avviando l’iter per la successione. La nomina di un nuovo ceo è già in corso, gestita da un comitato speciale del consiglio – ha fatto sapere Stellantis in una nota – e si concluderà entro la prima metà del 2025. Nel frattempo, sarà istituito un nuovo comitato esecutivo presieduto da John Elkann che assumerà le funzioni prima in capo a Tavares.

Negli ultimi mesi, Tavares aveva ricevuto molte critiche dagli investitori, dai sindacati e dal governo italiano. «Siamo grati a Carlos per il suo impegno costante in questi anni e per il ruolo che ha svolto nella creazione di Stellantis, in aggiunta ai precedenti rilanci di Psa e di Opel, dando avvio al nostro percorso per diventare un leader globale del settore», ha detto Elkann, che ieri ha informato personalmente il capo dello Stato Sergio Mattarella e la presidente del Consiglio Giorgia Meloni.

Il senior independent director di Stellantis Henri de Castries ha parlato di «vedute differenti» emerse nelle ultime settimane che hanno portato il ceo alla decisione delle dimissioni. Divisioni che sono sorte in un momento di grande crisi per l’ex Fiat, con i ricavi del terzo trimestre crollati del 27 per cento a 33 miliardi per il calo delle consegne a 1,1 milioni. Diversi analisi di mercato avevano stimato che sarebbe servita una crescita delle vendite del 10 per cento nel quarto trimestre per recuperare dal calo dei mesi precedenti, obiettivo considerato complicato da raggiungere in un momento di crisi delle vendite. E il 30 settembre Stellantis aveva annunciato un cosiddetto profit warning, cioè un avviso per avvertire gli azionisti che i risultati non avrebbero rispettato le aspettative. La notizia aveva fatto scendere molto il valore delle sue azioni in Borsa, arrivato a perdere anche fino al 14 per cento.

Stellantis è nata nel gennaio del 2021 dalla fusione di Psa, l’azienda francese che produce Peugeot e Citroën, e Fca, l’azienda italo-americana nata a sua volta dalla fusione di Fiat e Chrysler. Nel 2021, Carlos Tavares – che dal 2014 era amministratore delegato e presidente del consiglio di amministrazione di Psa – venne nominato a capo di Stellantis.

I maggiori azionisti di Stellantis sono Exor che ha il 14,3 per cento delle quote, Peugeot Invest con il 7,1 per cento e lo Stato francese attraverso la banca d’investimento nazionale Bpi con il 6,1 per cento.

Tavares aveva assicurato più volte che Stellantis sarebbe tornata a produrre almeno un milione di veicoli negli stabilimenti italiani entro il 2030, senza però presentare un piano industriale sul lungo periodo. Dall’inizio dell’anno, però, la produzione negli stabilimenti italiani è stata fermata più volte e i lavoratori sono stati messi in cassa integrazione.

Il governo italiano ha accusato più volte Stellantis di non tenere in debita considerazione l’italianità del marchio, vista la diminuzione negli ultimi anni del numero di auto prodotte negli stabilimenti nazionali. Diverse produzioni sono state spostate all’estero, mentre in altri Paesi come la Francia sono stati aperti nuovi stabilimenti e assunti nuovi dipendenti. Tavares, ascoltato anche in Parlamento di recente, ha continuato a sostenere la necessità di nuovi incentivi statali, in particolare sulle elettriche, per stimolare la bassa domanda italiana.

Il manager portoghese lascia quindi il gruppo in un momento mai così drammatico e delicato della storia dell’automotive. Un’industria che affronta, in tutta Europa, una crisi epocale di vendite, nel mezzo della transizione verso l’elettrico spinta da Bruxelles.

Il successore del manager portoghese, come scrive Il Sole 24 Ore, avrà sicuramente in agenda il tema della crisi, quello della nascita del cosiddetto «Airbus dell’automotive europeo» e, soprattutto, il rilancio delle vendite, con la decisione di quali marchi portare avanti e quali invece decidere di spegnere. L’azienda produce veicoli con una serie di marchi, tra cui Fiat, Chrysler, Jeep, Dodge, Peugeot, Opel e Maserati.

Per il 2025 molti analisti si attendono che ci sarà un rimbalzo di Stellantis, poiché in rampa di lancio ci sono due modelli di grande volume: Citroën C3 e Fiat Panda, in ritardo, ma pronta. Queste due vetture basate sulla piattaforma Smartcar, e disponibili anche in versione elettrica, sono considerate un successo annunciato del gruppo perché si collocano nella fascia di prezzo più abbordabile.

«Tavares si è dimesso. I lavoratori italiani rimangono. E noi vogliamo un piano industriale e occupazionale subito», ha scritto il segretario della Fiom Cgil Michele De Palma. Pd, Fratelli d’Italia, Movimento Cinque Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra chiedono a Elkann di riferire in Parlamento.

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