Fratelli coltelliIl miracolo organizzativo del Giubileo è l’opposto del metodo Meloni-Salvini

I lavori per rendere Roma accogliente in vista del 2025 sono un esempio di collaborazione politica per fare la cosa giusta: mettere tutti intorno a un tavolo, responsabilizzare i vari soggetti, creare un clima fattivo e responsabile. Ovvero il contrario di quanto fatto finora dalla presidente del Consiglio e dal suo vice

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Le cose funzionano quando non c’è di mezzo Matteo Salvini e nemmeno Giorgia Meloni. Il Metodo Giubileo – su questo ha scritto benissimo ieri Francesco Bei su Repubblica – è risultato efficace guarda caso senza che vi contribuissero né il ministro delle Infrastrutture né la presidente del Consiglio che poi lunedì erano lì, alla nuova zona pedonalizzata davanti a San Pietro, a farsi belli. 

Per fare funzionare le cose difficili occorre una collaborazione senza trucchi tra le diverse articolazioni dello Stato, in questo caso in una triangolazione con uno Stato estero come il Vaticano, e governo centrale e Comune di Roma hanno esattamente realizzato un modello di lavoro costruttivo. Il risultato si vede. 

Il lavoro nella zona di San Pietro è stato clamoroso, ha recato grandi disagi ai romani ma i benefici dovrebbero essere di molto superiori. Vedremo. «Un miracolo civile», lo ha definito la presidente del Consiglio, che personalmente non ha partecipato granché all’impresa delegando a essa il sottosegretario alla presidenza Alfredo Mantovano che ha diretto tutta l’operazione senza inventare nulla ma facendo ciò che si deve fare in questi casi: mettere tutti intorno a un tavolo, responsabilizzare i vari soggetti, creare un clima fattivo e responsabile. 

Che il sindaco di Roma fosse un uomo di sinistra a Mantovano non è minimamente importato. Tra l’altro Roberto Gualtieri, di cui si parla sempre male, nella realizzazione della grande area pedonale e relativo sottopasso, nell’area davanti alla Basilica, si è dimostrato all’altezza del compito anch’egli mettendo da parte questioni di appartenenza politica. Chapeau a entrambi. 

Ora, per tornare a Salvini e Meloni, balza agli occhi come loro due abbiano ben poco a che fare con questo metodo. Per cultura politica e per carattere, entrambi appaiono sempre chiusi e sordi  alle idee degli avversari politici, mai hanno dato vita a tavoli con l’opposizione per costruire qualcosa insieme nell’interesse generale del Paese. Anzi. 

Come dimenticare la vergognosa accusa rivolta dall’inutile ministro Nello Musumeci, imbeccato da Meloni o Salvini o tutt’e due, alla Regione Emilia-Romagna in occasione dell’alluvione di quella terra? I duri del governo, a cominciare dalla presidente del Consiglio, hanno in testa più la strategia dello scaricabarile che quella della concertazione, si direbbe in termini sindacali, o almeno di un’attitudine all’ascolto delle altrui proposte. 

Lo si è visto recentemente a proposito dell’ipotesi di Matteo Renzi di trasformare i centri in Albania per detenuti albanesi riportando a casa carabinieri e poliziotti. La stessa Meloni intervenendo in Aula ha detto che la proposta è interessante ma niente, si farà come dice lei. Andò così anche sulla proposta del Partito democratico sul salario minimo, si tenne pure un incontro (l’unico) con Elly Schlein a palazzo Chigi, grazie, faremo sapere e poi non se ne fece nulla. Stessa cosa sulle riforme: se avessero preso qualcosa dalle proposte altrui forse le leggi sull’autonomia differenziata e sul premierato non sarebbero  così abborracciate e confuse. 

Insomma, il miracolo del Metodo Giubileo non è un miracolo: è il frutto di un certo modo di fare  politica, non arrogante e autoreferenziale. Esattamente il contrario del metodo Salvini-Meloni, il duo che non ascolta nessuno.

 

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