Sverige 2030Magdalena Andersson e la nuova visione socialdemocratica svedese

Sei mesi prima del congresso che segnerà il futuro del partito, si delineano cambiamenti cruciali: un programma incentrato sulla lotta alla criminalità organizzata, una politica più restrittiva sull’immigrazione e il rafforzamento della cooperazione con la Nato, con l’obiettivo di dettare l’agenda del paese per il prossimo decennio

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L’appuntamento è nella città svedese che più di tutte ha rappresentato il modello socialdemocratico nordico: a Göteborg, fra sei mesi, il principale partito del centro-sinistra scandinavo – quello che fu di Olof Palme e di Tage Erlander – si prepara a una serie di svolte storiche, già preannunciate dall’ex premier e attuale leader del partito, Magdalena Andersson. L’obiettivo, sicuramente ambizioso, è quello di dettare l’agenda che guiderà la Svezia nel terzo decennio di questo secolo, seguendo l’esempio della vicina Mette Frederiksen, enfant-terrible dei Socialisti e Democratici europei. Il segnale è arrivato con la pubblicazione del documento programmatico con cui i socialdemocratici si presenteranno al congresso: un pugno di ferro contro la criminalità organizzata, una stretta sull’immigrazione e una maggiore fiducia verso la Nato.

Breve riassunto: dopo aver governato per dodici anni, i socialdemocratici hanno perso nel 2006 contro la coalizione di centro-destra guidata dal moderato Fredrik Reinfeldt, e da allora hanno faticato a ritrovare la rotta, pur tornando alla guida del paese per altri due mandati. Nel 2010, l’ex ministra Mona Sahlin fu incaricata di sfidare Reinfeldt, ma l’esito fu disastroso. Mona Sahlin, infatti, rappresentava l’avversario ideale per l’estrema destra degli Sverigedemokraterna (che proprio quell’anno entrarono per la prima volta al Riksdag), e, fosse stata italiana, avrebbe certamente fatto la gioia di Giorgia Meloni e Matteo Salvini.

Inseguita dagli scandali passati, come il Caso-Toblerone, in cui aveva utilizzato la carta di credito del partito per fare la spesa, Sahlin si distinse anche per dichiarazioni come: «Noi svedesi siamo invidiosi degli immigrati perchè loro hanno una vasta cultura, mentre noi ci accontentiamo di stupidaggini come la Festa di Midsommar», o ancora, in un’intervista con Sveriges Radio, affermò che gli svedesi avrebbero dovuto integrarsi con i nuovi arrivati. Mona Sahlin riuscì nell’impresa di diventare la prima leader socialdemocratica in oltre cento anni a non arrivare mai alla carica di primo ministro.

Dopo di lei, la leadership passò a Håkan Juholt, costretto alle dimissioni dopo meno di un anno a causa delle pressioni interne e di uno scandalo sui rimborsi. La palla passò quindi a Stefan Löfven, attuale presidente del Partito socialista europeo: mai particolarmente brillante e spesso contraddittorio nella gestione delle emergenze (come quella migratoria del 2015 e la pandemia cinque anni dopo), Löfven riuscì a governare grazie alle divisioni interne al centro-destra, ma pagò il prezzo di una maggioranza estremamente eterogenea (Socialdemocratici e Verdi, con il sostegno esterno di Sinistra, Centro e, a più riprese, Liberali). Si dimise pochi mesi dopo la crisi dell’estate del 2021.

Fu in quel momento che entrò in scena Magdalena Andersson. Andersson ha immediatamente fatto tesoro degli errori di Löfven e, come banco di prova, pochi mesi dopo il suo ingresso alla guida del partito e del governo, ha dovuto fronteggiare l’invasione su larga scala dell’Ucraina da parte della Russia, decidendo di interrompere la storica neutralità svedese e facendo entrare il paese nella Nato.

Andersson ha anche provato a dare una nuova immagine al partito, facendosi ritrarre con un elmetto in testa alla guida di un carro armato durante un’esercitazione congiunta in Norvegia, e promettendo una maggiore severità contro la crescente violenza nelle periferie. Le elezioni del 2022 hanno visto il miglior risultato in termini di voti assoluti per il partito in vent’anni, ma l’exploit dell’estrema destra e il deludente risultato degli alleati le hanno impedito di proseguire il mandato.

Nel programma che i socialdemocratici presenteranno ai delegati, cambiano i toni con cui il partito intende affrontare le sfide future: proverà a essere più aggressivo nei confronti di chi minaccia lo stato di diritto, specie all’interno della Ue, promette un cambio di marcia rispetto alla generosa politica migratoria e di asilo adottata sia dai suoi governi sia da quelli di centro-destra sotto la guida di Reinfeldt.

Inoltre, si prevede un incremento delle risorse destinate alle forze dell’ordine per contrastare l’ondata di criminalità organizzata che da anni affligge il paese. Il programma annuncia anche la volontà di rafforzare la cooperazione nordica in ambito Nato, pur mantenendo l’opposizione alla presenza di armi nucleari sul territorio svedese. In risposta alle dichiarazioni di Trump, il partito ribadisce la sua contrarietà alle politiche protezionistiche, promuovendo l’import-export. Questo rappresenta un netto cambiamento rispetto all’ultimo congresso, svoltosi nel novembre di tre anni fa, prima dello scoppio dei conflitti in Europa e in Medio Oriente e solo pochi mesi dopo l’incarico ad Andersson di guidare il governo. 

La questione sicurezza è quella che tiene maggiormente banco sia nella discussione politica che nella cronaca quotidiana. La violenza delle gang, il reclutamento e l’addestramento di giovanissimi adolescenti e addirittura il possibile coinvolgimento del regime iraniano sono state raccontate da Linkiesta nei mesi scorsi. E alcuni episodi hanno contribuito a gettare ombre e sospetti anche sui socialdemocratici. Botkyrka è un comune della cintura di Stoccolma e si trova a sud-ovest della capitale. Il sessanta per cento della popolazione ha almeno un genitore con origini straniere. Fra gennaio e novembre 2023, l’amministrazione di centro-sinistra ha vissuto una fase di crisi iniziata con un voto di sfiducia interno al Partito socialdemocratico nei confronti della sindaca Ebba Östlin, in carica da sette anni. 

Östlin era stata criticata per aver deciso la chiusura dei centri Abf, un’organizzazione di circoli educativi e dopolavoristici storicamente vicini al partito, ma considerata in città come un terreno fertile per il reclutamento da parte della rete criminale Vårbynätverk. Östlin ha visto la sfiducia nei suoi confronti come un golpe da parte di chi voleva mantenere aperti i centri Abf, facendo notare che, a pochi giorni dal voto di sfiducia, erano stati registrati trenta nuovi iscritti, ipotizzando un legame con le bande criminali. 

Il coordinamento del partito della contea di Stoccolma ha avviato un’inchiesta interna, senza rilevare irregolarità (per la serie «chiedere all’oste se il vino è buono»). Östlin però si è dimessa e, pochi mesi dopo, diversi consiglieri comunali hanno lasciato il partito, favorendo un ribaltone che ha consentito alla minoranza di centro-destra di eleggere la propria sindaca senza neanche tornare alle urne. 

Proprio a Botkyrka, nel 2020, la guerra interna alle attività criminali ha causato una delle vittime più giovani fra quelle estranee alle gang: la dodicenne Adriana Yakes stava portando il cane a fare una passeggiata quando si è ritrovata in mezzo a una sparatoria fra gruppi rivali ed è caduta sotto i colpi del trentunenne Maykil Yokhanna, leader della banda May, oggi all’ergastolo assieme al socio Benjamin Mahdi, che aveva partecipato all’azione. Un episodio simile si è accaduto ad aprile a Skärholmen, il quartiere di Stoccolma che confina con Botkyrka. È qui che la posizione di Magdalena Andersson ha riscontrato l’ostilità dell’opinione pubblica. Un padre è stato ucciso per strada con un colpo di pistola alla testa da due giovanissimi, dopo aver difeso il figlio dodicenne aggredito verbalmente. 

Andersson si è recata sul luogo dell’omicidio alcuni giorni dopo, ma è stata allontanata dai parenti della vittima e accusata di ipocrisia. Lo stesso risentimento è stato espresso anche dalla madre di Adriana Yakes, oggi attivista contro la violenza delle bande, nei confronti della madre di Adriana, oggi attivista contro la violenza delle gang, che pochi giorni prima aveva partecipato con lei a un dibattito televisivo. La grana più grossa, però, doveva ancora arrivare: a settembre, la tradizionale lotteria con cui il partito finanzia le proprie attività è finita sotto la lente d’ingrandimento a causa delle tecniche di marketing aggressivo utilizzate dal call center incaricato di contattare i potenziali partecipanti.

L’azienda, con sede operativa a Barcellona, è stata accusata di essere coinvolta nel riciclaggio di denaro a beneficio delle organizzazioni criminali e ha perso così altre grosse commesse, tra cui quelle del colosso telefonico Telia e della multinazionale energetica Eon. Al giro di boa del mandato governativo del conservatore Ulf Kristersson, appoggiato esternamente dagli Sverigedemokraterna, partner di Giorgia Meloni in Europa, i socialdemocratici sono saldamente il primo partito nei sondaggi e, se si votasse oggi, conquisterebbe una solida maggioranza assieme a Verdi e Sinistra, senza nemmeno necessitare del sostegno centrista. Eppure, i campanelli d’allarme ci sono, alimentati anche dall’insoddisfacente risultato delle Europee dello scorso giugno. Se la svolta promessa dall’ex premier sarà sincera e percepita come tale anche dagli elettori, potrebbe rappresentare un nuovo capitolo nella metamorfosi della sinistra nordica e potrebbe influire anche sulle dinamiche di Strasburgo, Bruxelles e delle capitali europee.

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