Yaryna Grusha ha detto che in questi giorni gli ucraini riflettono su tre anni dell’invasione russa, su cosa avremmo potuto fare, cosa avremmo fatto diversamente, e, se abbiamo fatto abbastanza. E io non ne sono esclusa. Ricordo la chiamata a mio padre il giorno prima dell’invasione e la prossima già alle cinque del mattino del giorno seguente, quando lui si svegliò dalle esplosioni udite in lontananza. La mia regione fu occupata il 24 febbraio stesso, data la vicinanza alla Bielorussia che ha così gentilmente offerto il proprio territorio per invadere l’Ucraina.
Ricordo che non ebbi notizie da mio fratello per una settimana, lui si trovava al fronte nella regione di Donetsk; per i successivi tre mesi ci saremmo scambiati soltanto dei brevi messaggi: «Come stai?». «Bene!». Tra le mie conoscenze ucraine non ce n’è una famiglia che non è stata coinvolta in questa guerra, tante persone che conoscevo ormai non ci sono più. Leggere le ultime notizie ha l’effetto di una doccia fredda, si ha soltanto la voglia di staccare la spina e fare un reset completo a questo folle mondo.
Mentre cercano di decidere le sorti dell’Ucraina senza l’Ucraina, la sua gente continua a vivere la propria quotidianità fatta di lavoro, studio, divertimento, sgombero delle macerie a seguito dei bombardamenti russi e sepoltura dei propri cari. Ma quel che mi colpisce di più e la volontà di andare avanti, di trovare la forza di reinventarsi. Quando sembrerebbe che la guerra riduca le persone alla mera sopravvivenza, i miei concittadini continuano a creare, nonostante il rischio quotidiano di perdere tutto, inclusa la vita stessa.
Ho passato il mese di gennaio a casa, in Ucraina, passeggiando per le strade della mia città natale, Chernihiv, ammirando la bellezza delle case antiche, decorate con vari decorazioni in legno intagliato e notando come la città con la storia millenaria venga man mano ricostruita dopo i bombardamenti subiti. Chernihiv, cui omonima regione confina con la Russia e la Bielorussia è rimasta sotto assedio fino al aprile del 2022, quando i russi si ritirarono dalle regioni del nord dell’Ucraina. Tutt’oggi viene regolarmente colpita dai droni russi, come altre città ma non si arrende e continua a vivere. In questi tre anni il mondo non ha solo scoperto dove si trovi l’Ucraina e che sia uno stato sovrano, ma anche che abbia una propria cultura, letteratura, arte. E forse questo è uno dei pilastri del popolo che da secoli lotta per la propria libertà.
Uno dei progetti sopravvissuti all’invasione con ancora più successo di prima, è il “Merletto di legno di Chernihiv”. Un progetto culturale volto a preservare l’architettura locale, peculiare soltanto per la parte nord delle regioni di Chernihiv e di Sumy, zone caratterizzate dalla presenza di tanti boschi. Si tratta di case di legno costruite a cavallo tra il diciannovesimo e il ventesimo secolo che presentano delle varie decorazioni in legno, generalmente definiti “merletto”. Sono perlopiù cornicioni, architravi di legno decorativi e imposte con motivi vegetali, animali o solari come le stelle e il sole, delle colombe intagliate, ma anche dei simboli religiosi.

Tutto è iniziato nel 2018 con la creazione del sito web demer.cn.ua da parte di Stas Ivachenko, web designer locale, secondo cui le decorazioni di legno fossero «una parte della cultura a rischio di sparire del tutto e da dover preservare», perché è un tipo di decorazioni caratteristiche della zona. Nonostante nelle altre parti dell’Ucraina, come nei Carpazi ad esempio, venisse usato il legno per decorare, ma è «tutta un’altra storia», sostiene Ivachenko. Se ci si allontana di soli cinquanta chilometri da Chernihiv, elementi di decorazione cambiano. Il sito web poi è diventato una sorta di museo virtuale che oltre a una raccolta di foto e video ha anche dei sentieri, con indirizzi segnati, da percorrere e poter ammirare quest’architettura locale da vicino.
Durante i tempi dell’Unione Sovietica, per la quale il capitale culturale e umano erano repressi dal regime, nella città di Chernihiv sono state abbattute tante case di legno con ricchi ornamenti decorativi, a favore della costruzione dei palazzi. Al giorno d’oggi non ne sono rimasti tanti. Secondo Ivachenko, sono migliaia le case di legno nella regione, ma solo centinaia quelle che presentano delle decorazioni ornamentali, che tuttavia possono essere preservate e diventare un’attrazione turistica sia per gli ucraini che per gli stranieri.
Nel 2019 quel museo virtuale si trasformò in un progetto concreto di rinnovo di alcune case. Si parla di rinnovo e non di restauro perché Ivachenko non è professionista, bensì un semplice volontario a cui sta a cuore la propria terra. Man mano, a lui si sono unite altre persone, insieme hanno imparato a intagliare la legna, usando gli strumenti moderni e il materiale di qualità migliore in modo che resista nel tempo.
Da qualche anno al progetto collaborano anche gli studenti dell’Università nazionale politecnica di Chernihiv. Oggi la squadra è composta da venti persone di varie età e professione, a loro durante i lavori si uniscono decine di altri a cui non è indifferente l’eredità culturale della città in cui vivono. Molti aiutano economicamente, essendo il progetto volontario e non finanziato dal governo, esso sopravvivere completamente grazie alle donazioni di tanti ucraini ma anche delle imprese locali.
L’invasione su vasta scala ha solo temporaneamente arrestato le attività, ma già ad aprile, subito dopo il ritiro dei russi, i ragazzi hanno ripreso il lavoro. «Se all’inizio dell’invasione le persone avevano bisogno di un aiuto umanitario, fisico, ora hanno bisogno di un aiuto psicologico. E con il nostro lavoro vogliamo mostrare che la vita continua, che intorno non ci sono soltanto dei colori grigi, ma anche tanti colori sgargianti della pittura fresca sulle case di legno di Chernihiv, che spero rendano le persone più gioiose», afferma Ivachenko.
Tra i progetti realizzati da “Merletto di legno” c’è anche la casa della cantante ucraina Natalia Zhyzhchenko, la frontwoman della band Onuka, che nonostante sia nata a Kyjiv ritiene Chernihiv il suo posto del cuore, dove ha passato tanto tempo durante l’infanzia. Natalia ha deciso di ridare la vita alla casa-laboratorio di suo nonno, Oleksandr Shlionchyk, noto fabbricante degli strumenti musicali in Ucraina e fuori dai suoi confini. La casa è stata costruita nel 1904, è la generazione di Natalia sarà la quinta che se ne prenderà cura.
I ragazzi dell’associazione hanno realizzato quindici metri di merletto per preservare l’autenticità delle decorazioni. Oggi questa non è solo una casa ma uno spazio culturale in cui si riuniscono diversi artisti ucraini. Il loro ultimo progetto, invece, è stato più impegnativo, ha richiesto circa sette mesi di lavoro, una stagione intera. Hanno rinnovato la casa di un commerciante che la costruì tra la fine del diciannovesimo e l’inizio del ventesimo secolo e prima di emigrare negli Stati Uniti, donandola al consiglio nobile di Chernihiv. L’edificio è stato utilizzato come un orfanotrofio, oggi questa struttura ha un altro ruolo sociale, di una clinica oftalmologica. «Questa casa è una di quelle che ha richiesto più lavoro, per via delle sue dimensioni, la necessità di dover realizzare da zero degli infissi esterni decorativi, e varietà di elementi conservati male», racconta Ivachenko.
Per concludere, gli ho chiesto dei loro piani per quest’anno. La prima parola che pronuncia Ivachenko è «sopravvivere». Ma io credo che coloro che hanno uno scopo non puramente materiale, in realtà vivono a pieno la propria vita, perché sfruttano ogni possibilità e ogni attimo per creare. E quel che fanno gli ucraini oggi è creare la vita, il futuro, camminando come dei funamboli su un filo appeso.
Il “Merletto di legno di Chernihiv” continua a prendere nuova vita grazie a un progetto già in corso: un nuovo motivo decorativo è pronto per essere fissato sotto la copertura di una casa nell’antica città, arricchendone il fascino e potenzialmente attirando nuovi visitatori. Non possiamo cambiare il mondo da soli, ma nel nostro piccolo possiamo cambiare noi stessi e chi ci sta intorno. E forse, così facendo, possiamo contribuire a migliorarlo.