La celia sopra BerlinoLa Germania è la grande incognita della sicurezza europea e occidentale

Le elezioni tedesche portano molti interrogativi alla Conferenza di Monaco di questo fine settimana. Il grande favorito Friedrich Merz ha una linea di politica estera molto diversa da quella dell’attuale cancelliere, forse perfino più atlantista del presidente americano in carica

AP/Lapresse

La Conferenza di Sicurezza di Monaco, quest’anno, avrà un’incognita in più: la Germania. Le tensioni internazionali degli ultimi anni hanno aumentato la pressione su Berlino, chiamata ad allontanarsi dalla Russia sul piano energetico e diplomatico mentre, al contempo, aveva necessità di mantenere buoni rapporti con Pechino. Con il governo di Olaf Scholz che ha spesso voluto mostrarsi fermo nel sostegno all’Ucraina al fianco degli altri partner occidentali, non sempre la Germania è riuscita a non far sorgere dubbi a causa delle sue titubanze, ufficialmente motivate dalla paura di un’escalation.

Quest’anno, almeno due fattori complicano la situazione per Berlino: non solo il ritorno di Donald Trump, elemento già di per sé significativo, ma soprattutto le imminenti elezioni tedesche, che si terranno una settimana dopo la conferenza. È sostanzialmente impossibile che la scadenza elettorale non avrà l’effetto di far percepire ogni posizione espressa da esponenti tedeschi come potenzialmente destinata a cambiare, e di molto, in pochissime settimane.

Basta guardare i sondaggi: tutte le rilevazioni sono concordi nel vedere saldamente in testa la Cdu di Friedrich Merz, che in materia di politica estera ha spesso mostrato posizioni nette e in contrasto con la linea cauta di Olaf Scholz: nel sostegno a Kyjiv, infatti, il leader cristiano-democratico è meno timido di Scholz, di cui ha criticato l’indecisione sull’invio di alcuni aiuti, e qualche mese fa si è spinto a dire che bisognerebbe dare a Putin un aut aut per sedersi al tavolo dei negoziati, pena un sostegno ancora più deciso e definitivo all’Ucraina.

Sulla Cina, importantissimo partner commerciale per la Germania che presenta però pericoli sul piano strategico, Scholz insiste da tempo per un de-risking, sostanzialmente un progressivo allontanamento da quel mercato che riduca la dipendenza tedesca, mantenendo però sempre Pechino come partner. Merz, senza troppi giri di parole, ha avvertito che investire in Cina comporta «un grande rischio», esortando le aziende a limitare la loro esposizione in quel mercato perché, in caso di fallimento degli investimenti dovuto a determinati sviluppi geopolitici, non dovrebbero aspettarsi un sostegno finanziario dallo Stato.

L’elezione di Trump, inoltre, mette la Germania in una posizione inesplorata: se gli Stati Uniti si fanno più isolazionisti e meno interessati ai rapporti con l’Europa tanto sul piano commerciale quanto su quello delle alleanze, quale potrà essere il nuovo ruolo tedesco? In base a quanto mostrato da Merz – o quanto meno dalle sue dichiarazioni – sembra configurarsi uno scenario in cui il cancelliere tedesco finirebbe con l’essere più atlantista del presidente americano. Per capire se riuscirebbe a esserlo davvero, però, bisognerà capire le intenzioni dei partner interni quanto quelli esterni. Gli altri Paesi dell’Unione europea seguirebbero Merz? E in caso di governo di coalizione con i socialdemocratici, le posizioni della nuova Cdu non verrebbero ridimensionate nella loro fermezza?

È significativo che Merz abbia spesso mostrato di apprezzare il “triangolo di Weimar”, il format che vede la Germania discutere periodicamente di temi esteri con Francia e Polonia, due dei Paesi che negli ultimi anni hanno più volte affermato la necessità di rinforzare il sostegno a Kyjiv. Ma non si può non notare che la Francia affronta una crisi di leadership anche più grave di quella da cui Berlino potrebbe uscire dalle elezioni, mentre la Polonia non ha (ancora?) un peso politico tale da fungere da leader in Europa.

Per l’ennesima volta in pochissimi anni, dunque, la Germania deve trovare per sé stessa un ruolo in un contesto globale profondamente mutato e mutevole: con questa difficoltà si avvia alla conferenza di Monaco, in un anno in cui questa è particolarmente densa.

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