Domenica scorsa a Madrid si è tenuto un incontro di Patrioti per l’Europa, il gruppo che raduna i principali partiti di estrema destra al Parlamento europeo, fondato dal primo ministro ungherese Viktor Orbán. Oltre alla Fidesz di Orbán, fanno parte di Patrioti per l’Europa la Lega di Matteo Salvini (Italia), il Rassemblement National di Marine Le Pen (Francia), Vox di Santiago Abascal (Spagna), Ano di Andrej Babiš (Cechia), il Pvv di Geert Wilders (Paesi Bassi), la Fpö di Herbert Kickl, Chega di André Ventura (Portogallo) e una manciata di partiti minori.
I messaggi lanciati dal palco di Madrid sono stati più o meno quelli che questi partiti propugnano da una decina d’anni, con i canonici attacchi all’eurocrazia di Bruxelles, la difesa dell’Europa cristiana e la rivendicazione della superiorità dello stato nazionale rispetto all’Unione europea. I partecipanti hanno fatto più volte riferimento alla vittoria elettorale di Donald Trump negli Stati Uniti, sostenendo che sia giunto il tempo di «far tornare l’Europa di nuovo grande» come l’attuale presidente americano sostiene di voler fare con il proprio paese.
Una delle caratteristiche più visibili – e in parte paradossali – di questo eterogeneo movimento di forze sovraniste in Europa è il loro utilizzo di messaggi, slogan e propaganda estremamente simili tra di loro. Proprio mentre rivendicano di essere l’unica forza politica capace di difendere gli interessi nazionali, questi partiti tendono ad adottare una retorica estremamente standardizzata, dove le differenze nazionali e contestuali sfumano e si diluiscono.
Tra i fattori che favoriscono questa europeizzazione del sovranismo c’è la presenza di alcuni media ultra-conservatori paneuropei. Negli ultimi anni, infatti, si è creato un polo informativo sovranista ed euroscettico che agisce da cassa di amplificazione per i messaggi dell’estrema destra europea.
Come ricostruito da un dettagliato articolo di Politico Europe uscito a novembre del 2023, al centro di questo network c’è proprio l’Ungheria di Orbán, che opera principalmente in modo indiretto tramite think tank come il Mathias corvinus collegium (Mcc) o il Danube institute. I media principali che compongono questo polo di informazione orbaniano sono: Remix News, Brussels Signal, V4na, e The European Conservative.
Remix News è un sito d’informazione dedicato principalmente, almeno in teoria, all’Europa centrale. Anche se sul sito non sono disponibili informazioni riguardo alla proprietà e al finanziamento del giornale, un’inchiesta del sito di giornalismo investigativo Átlátszó aveva scoperto che il proprietario di Remix News è Patrick Egan, consulente politico vicino ai Repubblicani americani, da anni residente a Budapest.
Il sito è finanziato dal governo ungherese tramite la fondazione Batthyány lajos alapítvány (Bla), sostenuta direttamente dall’Ufficio del primo ministro ungherese diretto da Antal Rogán: sempre secondo Átlátszó, Remix News avrebbe ottenuto trecentonovanta mila euro dal governo ungherese tra 2020 e 2023.
Remix News non si limita a promuovere un’interpretazione orbaniana delle principali vicende politiche che riguardano il Gruppo di Visegrád (Ungheria, Polonia, Slovacchia e Cechia), ma propone anche contenuti apertamente razzisti. Titoli come “Francia: 12,450 biglietti dell’autobus gratis, ma solo per immigrati” o “Siriano attacca donna a casa sua, minaccia di ucciderla e di strapparle il cuore” sono abbastanza significativi del tono generale utilizzato dalla testata.
V4na, «agenzia di stampa giovane e indipendente che offre una visione equilibrata di ciò che accade nel mondo e di come ci influenza» fondata a Londra nel 2019 da Kristóf Szalay-Bobrovniczky, attuale ministro della Difesa ungherese, pubblica contenuti dello stesso tipo: “Richiedenti asilo ricevono trattamenti sanitari migliori dei tedeschi” o “Migrante stupra cavallo e non viene punito”. Come Remix News, anche V4na è all’avanguardia nella diffusione di teorie del complotto.
The European Conservative era invece nato come una newsletter tra 2006 e 2008, gestita da alcuni intellettuali conservatori e reazionari che avevano legami con il Centre for european renewal, tra cui il filosofo inglese Roger Scruton – «il più grande pensatore contemporaneo» secondo la premier italiana Giorgia Meloni. Dopo la vittoria elettorale di Orbán nel 2010, anche The European Conservative è gradualmente entrato nell’orbita dell’autocrate ungherese. Oggi la sua edizione cartacea quadrimestrale viene stampata a Budapest e il giornale riceve a sua volta finanziamenti dalla Bla. Secondo la versione ungherese di Radio free Europe, il governo magiaro avrebbe sostenuto l’apertura dell’ufficio del giornale a Bruxelles con seicentocinquantuno mila euro.
Nonostante diffonda contenuti simili, The European Conservative ha un approccio meno sguaiatamente scandalistico rispetto a Remix e V4na. Oltre alla cronaca, il giornale propone anche commenti e riflessioni più ampie su temi come la cultura occidentale o il cristianesimo. Uno dei segni del fatto che sia meno sdraiato sulla propaganda orbaniana è anche la minor presenza di articoli apertamente antiucraini. La sezione “Democracy Watch” documenta quelle che gli autori definiscono come «le battaglie tra le élite europee e i popoli d’Europa».
Brussels Signal, infine, è una creatura un po’ diversa. Non tanto per i contenuti (sostanzialmente speculari a quelli degli altri tre giornali), ma per il fatto di rivolgersi direttamente alla bolla di Bruxelles. Il giornale, infatti, è stato fondato nel 2023 e lanciato con un’iniziativa nella centrale Place Jourdan, luogo di raduno per i frequentatori del sottobosco delle istituzioni europee con sede a Bruxelles.
Nella propria auto-descrizione, si legge che Brussels Signal «si impegna fermamente per l’integrità giornalistica e l’indipendenza editoriale», che «le decisioni editoriali vengono prese in redazione dal nostro team editoriale, in modo autonomo, guidato unicamente dalla dedizione alla verità, all’accuratezza e all’interesse pubblico» e che «nessuna influenza esterna – sia essa proveniente da entità politiche, inserzionisti o altri interessi potenti – comprometterà la nostra integrità editoriale». Sul sito non è però indicato da dove arrivino i fondi per il mantenimento del giornale. Anche in questo caso, probabilmente la fonte è la stessa: il governo ungherese. Il proprietario di Brussels Signal, infatti, è sempre il proprietario di Remix News, Patrick Egan. Pur incalzato da Politico, nel 2023 Egan si era rifiutato di dire da dove provenissero i duecentosettantacinque mila euro di capitale iniziale che aveva garantito per il lancio della testata.
Nonostante la popolarità di questo network di media sovranisti paneuropei supportati dall’Ungheria al momento rimanga limitata, esso rappresenta il primo tentativo di aggregare una sfera pubblica illiberale a livello europeo. Paradossalmente, dunque, queste testate stanno contribuendo al consolidamento di una sfera pubblica transnazionale, aggregando pubblici che consumano notizie e commenti molto simili pur abitando in paesi europei diversi.