Un incontro tra i leader degli Stati membri dell’Unione europea, svoltosi lunedì a Bruxelles, ha evidenziato un atteggiamento di unanime contrarietà nei confronti delle pretese territoriali avanzate dagli Stati Uniti nei confronti della Groenlandia, territorio autonomo sotto il controllo della Danimarca. Il Presidente del Consiglio Europeo Antonio Costa, come ricordato da Politico, ha evidenziato come «preservare l’integrità territoriale del Regno di Danimarca, la sua sovranità e l’inviolabilità dei suoi confini è essenziale per tutti gli Stati membri» mentre il Segretario Generale della Nato Mark Rutte, che ha preso parte alla riunione, ha proposto che l’Alleanza Atlantica metta in sicurezza il territorio, possibilmente stazionandoci delle truppe. Il presidente americano Donald Trump ha dichiarato che il controllo americano della Groenlandia è «una necessità assoluta» per la sicurezza internazionale ma tanto il Primo Ministro danese Mette Frederiksen quanto l’omologo groenlandese Mute Egede hanno chiarito come l’isola non sia in vendita.
L’istituto Aspenia ricorda che la Groenlandia, che con oltre due milioni di chilometri quadrati e una popolazione di poco superiore ai 56mila abitanti è l’isola più grande al mondo, sta diventando un importante snodo strategico grazie al cambiamento climatico che provoca lo scioglimento dei ghiacci aprendo nuove rotte commerciali nell’Artico. Questo territorio è inoltre ricco di risorse naturali come oro, argento, zinco, criolite, terre rare, metalli preziosi, uranio mentre un documento dello US Geological Survey, riportato da Politico, evidenzia che la Groenlandia «contiene approssimativamente 31,400 milioni di barili equivalenti di petrolio (Mmboe) di petrolio» e altri prodotti combustibili, inclusi centoquarantotto trilioni di piedi cubi di gas naturale.
Non sorprende, dunque, che grandi potenze come Cina e Russia abbiano mostrato interesse nei confronti del territorio artico anche se gli Stati Uniti possono contare su un vantaggio significativo. Washington, grazie a due accordi internazionali siglati nel 1941 e nel 1951, ha esteso e poi rafforzato la propria presenza militare sull’isola integrandola nel sistema dell’Alleanza Atlantica e scoraggiando avventure espansionistiche da parte di altri Stati.
La Groenlandia è stata, per secoli, una colonia della Danimarca ma ha iniziato ad acquisire una progressiva autonomia a partire dagli anni Cinquanta. Nel 1979 ha ottenuto ampi margini di autogoverno in politica interna e le prerogative sono state ampliate dopo il successo di un referendum autonomista nel 2008. Copenaghen eroga cinquecento milioni di euro l’anno per coprire le spese di settori come sanità, istruzione e servizi pubblici e si occupa della politica estera e della difesa dell’isola. Nel 1982, in seguito al passaggio di un referendum, il territorio artico decise di lasciare l’allora Comunità Economica Europea, abbandonando il percorso di una possibile integrazione con il Vecchio Continente.
L’attuale esecutivo groenlandese, nato dopo le elezioni svoltesi nel 2021, è formato da una coalizione tra Comunità Inuit, di matrice democratico-socialista e indipendentista e i progressisti di Siumut, favorevoli all’autodeterminazione del territorio. I due partiti controllano ventuno seggi sui trentuno dell’Inatsisartut, il Parlamento groenlandese ma Comunità Inuit ha un approccio più cauto nei confronti della piena indipendenza, che dovrebbe essere perseguita solo quando verrà ridotta la dipendenza finanziaria dall’estero. Il sistema politico locale vede, poi, la presenza di Naleraq, un movimento di opposizione che vorrebbe separarsi il prima possibile da Copenaghen e di due partiti, il conservatore Atassut ed il liberale Demokraatit, che hanno tre seggi ciascuno e vorrebbero mantenere gli attuali rapporti con la Danimarca,
Il Primo Ministro Egede ha indicato che le prossime consultazioni parlamentari si svolgeranno l’undici marzo, un mese prima della scadenza prevista e un recente sondaggio, realizzato dal media groenlandese Sermitsiaq e dal giornale danese Berlingske ma riportato da Euractiv, ha evidenziato come l’ottantaquattro per cento degli abitanti del territorio artico sia favorevole all’indipendenza. Il quarantacinque per cento dei groenlandesi garantisce, però, il proprio supporto solamente se questa decisione non porterà a un peggioramento della qualità della vita.
Appena il nove per cento dei cittadini del territorio artico è contrario all’indipendenza ma la maggioranza della popolazione, il cinquantadue per cento, ritiene che l’isola potrà ottenere la piena autonomia solamente entro dieci o vent’anni. L’ottantacinque per cento dei groenlandesi è contrario ad abbandonare la Danimarca per aderire agli Stati Uniti a l’interesse di Trump sembra dividere la popolazione. Il quarantacinque per cento degli abitanti ritiene che costituisca una minaccia per l’isola mentre il quarantatré per cento pensa possa trattarsi di un’opportunità per la Groenlandia.
Il quadro che emerge dalla rilevazione demoscopica suggerisce che il campo autonomista-indipendentista della politica groenlandese sia destinato a prevalere alle imminenti consultazioni legislative ma anche che una rottura con Copenaghen è improbabile nel breve periodo. C’è spazio per una penetrazione degli Stati Uniti e Copenaghen, lontana geograficamente e debole dal punto di vista strategico-militare, non potrà riuscire da sola a frenare le mire di Washington.
La Groenlandia è uno dei territori d’Oltremare dell’Unione Europea e questa associazione ha probabilmente favorito la presenza di buoni rapporti commerciali. Bruxelles fornisce aiuti economici al territorio artico e la possibilità di espandere la cooperazione bilaterale può rappresentare un parziale argine nei confronti degli interessi esterni. L’Unione non sembra, però, aver ancora percepito la chiara importanza strategica della Groenlandia, la sua rilevanza sullo scacchiere globale e i rischi che deriverebbero da una perdita definitiva di questo territorio.
L’assenza di una politica di difesa efficace e coordinata tra gli Stati membri, unita alla presenza di fronti caldi come l’Ucraina, hanno assorbito l’interesse e gli sforzi di Bruxelles portandola a trascurare altre aree globali. Le imminenti elezioni politiche groenlandesi e le future mosse dell’Amministrazione Trump potrebbero spingere Bruxelles a dedicare maggiore attenzione alla Groenlandia, sperando che non sia tropo tardi.