
La Commissione europea ha presentato mercoledì 12 febbraio al Parlamento europeo, in sessione plenaria a Strasburgo, e contemporaneamente alla presidenza polacca del Consiglio dell’Unione europea il programma di lavoro per il 2025. Molte di queste iniziative, come la bussola sulla competitività del 29 gennaio e la nuova bussola sulla difesa che sarà presentata il 19 marzo, dovrebbero avere un significativo impatto finanziario attraverso la creazione o il rafforzamento di fondi necessari e urgenti per investire nell’innovazione e nella ricerca con particolare riferimento alle start up europee; nella sostenibilità delle transizioni gemelle ambientale e digitale; nelle politiche di inclusione per il mercato del lavoro per la migrazione qualificata e per la formazione continua; negli effetti della globalizzazione sulle piccole e medie imprese e sui loro lavoratori; nella resilienza dell’Unione europea contro crisi future; nella competitività e sostenibilità per i settori agricolo e alimentare; nella politica energetica, nella difesa comune e nel settore spaziale europeo.
Come sappiamo, l’Unione europea dispone attualmente di un modesto bilancio comune il cui carattere pluriennale è rimasto legato dal 1992 ad una assurda scadenza settennale compensata molto marginalmente da revisioni di metà percorso (mid-term review).
L’attuale quadro finanziario scadrà alla fine del 2027 e i nuovi programmi saranno dunque operativi solo dalla metà del 2028 con la sola eccezione dei fondi di coesione la cui operatività viene normalmente fatta slittare dal quadro finanziario precedente per l’inefficienza nelle modalità di spesa degli Stati e delle regioni e con la diversa eccezione del NGEU che scadrà invece a fine 2026 e che non sarà prorogato nonostante l’illusione di chi, come l’Italia, è in ritardo con l’attuazione dei progetti nazionali, regionali e locali.
La dimensione dell’attuale bilancio comune non consente di dare sufficiente ossigeno finanziario alle iniziative che la Commissione annuncerà il 12 febbraio ed è facile esaminarle una per una per rendersi conto di come esse mancheranno di questo ossigeno così come l’inizio dell’era trumpiana con i suoi cento decreti esecutivi insieme alle sfide del caos internazionale richiederebbe in molti casi rapide risposte europee sia per reagire alle emergenze che per pianificare il futuro. Si tratta in qualche modo di rispondere all’invito ad agire subito lanciato dal presidente Mattarella nella sua prolusione a Marsiglia che deve tradursi in atti delle istituzioni europee su iniziativa della Commissione europea e su sollecitazione del Parlamento europeo calcolando rapidamente i “costi della non-Europa”.
Come è avvenuto quando si è trattato di far fronte alle emergenze legate alla pandemia dopo il 2020 e agli aiuti a favore dell’Ucraina dopo l’aggressione russa del 24 febbraio 2022, noi riteniamo che il Parlamento europeo debba chiedere alla Commissione di quantificare il livello di ossigeno finanziario indispensabile per sostenere le politiche pubbliche europee legate alla attuazione delle iniziative che saranno presentate il 12 febbraio traducendolo in un bilancio rettificativo e suppletivo per il 2025 con linee di crediti di impegno dotati di “PM” e annunciando che queste linee saranno dotate di crediti di impegno e di crediti di pagamento adeguati nel progetto preliminare di bilancio per l’esercizio 2026.
Esse dovranno essere accompagnate da proposte di risorse proprie necessarie per raggiungere obiettivi europei in coerenza con l’articolo 311 del TFUE sulla base delle proposte già presentate dalla Commissione europea nel 2021 e nel 2023 collegate in particolare alla politica ambientale e ai profitti delle società che dovrebbero produrre un gettito annuale di 47.5 miliardi di euro aggiuntivi.
Alle proposte di risorse proprie presentate dalla Commissione europea, il Movimento europeo insieme al Centro Studi sul Federalismo ha suggerito di aggiungere la tassazione di quelle che potrebbero essere qualificate “esternalità negative” che potrebbero riguardare una sovraimposta lineare con aliquota uniforme sui profitti derivanti dal gioco d’azzardo; una risorsa propria sul consumo delle sigarette e sul consumo di alcool; un’efficace implementazione della tassa sulle transazioni finanziarie; una risorsa legata al divario di retribuzione di genere (Gender pay gap) e una risorsa statistica sullo spreco alimentare con un insieme che potrebbe produrre un gettito annuo di oltre cento miliardi di euro.
Solo un bilancio comune con un adeguato livello di ossigeno finanziario potrà essere la garanzia per aprire la strada verso la creazione di quello che Mario Draghi ha chiamato “debito buono” assicurando l’insieme delle risorse necessarie agli investimenti in beni pubblici europei.