
Secondo l’Istituto per l’informazione di massa ucraino (Iim), dall’inizio dell’invasione russa dell’Ucraina sono stati uccisi novantasette tra giornalisti e operatori dei media. Sempre secondo l’Iim, almeno duecentotrentacinque redazioni nazionali o locali sono state costrette a chiudere, trasferirsi o a interrompere le attività a causa dell’attacco russo. Secondo dati citati da Nieman Reports, invece, le entrate dei media ucraini si sono ridotte di due terzi. Eppure, a tre anni dall’inizio del conflitto, la stampa libera ucraina sembra aver retto.
Per quindici mesi, un progetto curato da Reporters without Borders e NewsGuard ha analizzato il lavoro di cinquanta testate ucraine, valutando quanto riescano a garantire trasparenza, accuratezza e qualità nonostante le difficoltà legate alla guerra. Nei risultati pubblicati lo scorso settembre gli autori hanno concluso che «i media ucraini hanno dimostrato che, anche nei momenti peggiori, è possibile applicare i più alti standard giornalistici».
Il simbolo più noto di questa resilienza del giornalismo ucraino è il Kyiv Independent. Fondato solo tre mesi prima dell’inizio dell’invasione da un gruppo di giovani giornalisti che si era licenziato dal Kyiv Post, a causa delle crescenti interferenze dell’editore, il giornale è diventato la principale fonte di informazioni sul conflitto e sul paese in generale per il pubblico anglofono.
Subito dopo l’inizio dell’attacco russo “La straordinaria storia del ’Kyiv Independent’” è uscita su molti dei principali giornali europei e americani. La caporedattrice, Olga Rudenko, si è guadagnata una prima pagina sul Time. Una raccolta degli articoli pubblicati nei primi giorni dopo l’inizio dell’invasione – “War Diary of the Ukrainian Resistance” – è stata recensita dal Guardian. In Italia, degli articoli del Kyiv Independent sono stati pubblicati su Linkiesta, ripresi da Internazionale mentre alcuni membri della redazione sono intervenuti al Festival del Giornalismo di Perugia nel 2023 e nel 2024.
Oggi la testata, forte dei suoi quattordicimila abbonati, agisce da portavoce del giornalismo indipendente ucraino. Non appena l’Amministrazione Trump ha annunciato il blocco dei fondi garantiti dall’agenzia Usaid ai media ucraini, per esempio, il Kyiv Independent si è mobilitato a sostegno dei giornali più vulnerabili. Prima del congelamento dei fondi, l’ottanta per cento dei media ucraini beneficiava di fondi di Usaid, nel quadro di un progetto lanciato nel 2018 e coordinato da Internews, secondo dati riportati da Osservatorio Balcani e Caucaso. In poco più di una settimana, la campagna lanciata dal Kyiv Independent ha raccolto più di sessantaseimila dollari – ben oltre l’obiettivo iniziale di cinquantamila.
A tre anni dall’inizio dell’invasione, abbiamo parlato con la vice caporedattrice di Kyiv Independent Toma Istomina dei negoziati in corso tra l’Amministrazione Trump e la Russia, di giornalismo e dell’Ucraina “normale”.
Subito dopo l’inizio dell’aggressione russa il vostro giornale aveva ricevuto molto sostegno in Occidente da parte di politici, media e persone comuni. È ancora così?
Quella attuale è una situazione interessante. Da un lato, e lo vediamo nei dati, l’interesse generale del pubblico di tutto il mondo verso l’Ucraina sta diminuendo. Sempre meno persone seguono le notizie dall’Ucraina, storie della regione prodotte in Ucraina e sull’Ucraina. Tuttavia, allo stesso tempo, noi come Kyiv Independent sembriamo godere di una certa autorità sul tema. Lo vediamo da Google News, Google Discover e altri strumenti del genere. Per le persone che continuano a seguire l’Ucraina, siamo una delle fonti principali. Il nostro traffico è aumentato. Il nostro pubblico è aumentato su tutte le piattaforme, da YouTube alle newsletter. Quindi fondamentalmente, meno persone sono interessate all’Ucraina, ma quelle che continuano a seguire gli eventi scelgono sempre di più noi per informarsi.
Come ti spieghi il successo del vostro giornale?
Abbiamo fatto crescere la nostra comunità di abbonati paganti. L’anno scorso abbiamo toccato il record di abbonati. A novembre abbiamo lanciato una campagna di compleanno per i due anni del giornale, ed è stata la campagna più di successo che abbiamo mai avuto. Abbiamo ottenuto 1500 nuovi abbonati in un mese. Credo che tanto derivi dal rapporto stretto che coltiviamo con la nostra community. Per noi gli abbonati non sono solo persone che pagano e ottengono informazioni in cambio. Abbiamo una chat su Discord, dove comunichiamo con loro. Inviamo un sacco di newsletter via e-mail, newsletter interne per aggiornarli su cosa succede dentro la redazione. Riceviamo un sacco di feedback in risposta, e poi li condividiamo con tutta la nostra azienda. Quindi sappiamo cosa pensa la nostra community di ciò che stiamo facendo. Sappiamo cosa apprezzano, cosa vorrebbero vedere di più, e così via. Organizziamo anche eventi speciali per la community, eventi online in cui le persone si sintonizzano per ascoltare una discussione dei nostri giornalisti su questo o su un argomento specifico o un prodotto specifico.
Ad esempio, quando pubblichiamo una nuova indagine sui crimini di guerra, cosa che facciamo regolarmente, facciamo una proiezione speciale per i nostri membri, che ottengono questa anteprima esclusiva prima di tutti gli altri, e poi ne discutiamo con loro. Quindi abbiamo un rapporto molto stretto con le persone che ci sostengono. Se non altro, penso che in questo periodo turbolento, dove l’Ucraina è diventata un tema molto politico, discusso in tutte le elezioni in tutto il mondo nell’ultimo anno, noi al Kyiv Independent abbiamo il privilegio di godere di un grande supporto dalla nostra community.
In questi giorni, Stati Uniti e Russia stanno negoziando la fine delle ostilità senza coinvolgere né l’Ucraina né l’Unione europa. Quale è il sentimento della popolazione al riguardo?
Quando è stato eletto Trump, penso che ci fossero molte preoccupazioni in tutto il mondo tra i sostenitori dell’Ucraina, le persone pensavano che non si potesse più contare sul sostegno degli Stati Uniti come prima. In Ucraina, però, c’era in realtà anche molto ottimismo e fiducia. Credo che gli ucraini abbiano capito che la strategia della precedente amministrazione americana non era quella di sostenerci fino alla vittoria; era quella di sostenerci per sopravvivere. L’Amministrazione Biden ci ha dato solo abbastanza per sopravvivere. È per questo che in Ucraina c’era questa speranza che forse il presidente Trump sarebbe stato più audace e risoluto nelle sue azioni per porre davvero fine a questa guerra. Si pensava che sarebbe stato un leader più forte, capace di spingere la Russia a fermare questa guerra. Tuttavia, dopo la prima telefonata tra Trump e Putin, dopo che Trump ha chiamato Putin prima di consultarsi con Kyjiv sulla strategia e il piano esatto, dopo che Trump ha sostanzialmente ammesso di non vedere l’Ucraina come una parte paritaria al tavolo delle trattative, insomma dopo tutti questi passaggi c’è molta delusione in Ucraina. C’è la comprensione di essere soli e di dipendere esclusivamente dall’Europa. Ovviamente, l’Ucraina può sempre scegliere di continuare a combattere anche da sola. Ma capiamo che le nostre risorse sono piuttosto limitate. L’Ucraina ha bisogno di soategno dall’estero. Quindi, penso che ci sia molta delusione in questo momento. Capiamo che dobbiamo fare il più possibile per rafforzare la nostra posizione, ma anche far capire all’Europa che la stiamo proteggiamo da ciò che potrebbe accadere dopo.
Come si sentono gli ucraini dopo tre anni di guerra?
Sono stati tre anni di invasione su vasta scala, in cui ogni notte ci siamo svegliati con gli allarmi aerei, a cui a volte sono seguite esplosioni, a volte no. Sono tre anni che non dormiamo una notte di fila. Abbiamo avuto tre anni di stress, di tragedia, di miseria, tutto intorno a noi. I nostri amici stanno combattendo in trincea, invece di fare ciò che gli piace e ciò che fanno di solito, perché l’Ucraina non ha un esercito professionale, è un esercito di persone comuni che sono state mobilitate per difendere il proprio paese. Quindi penso che sia un momento molto difficile per l’Ucraina. Però penso che, come in tutti gli altri momenti difficili, troveremo un modo per uscirne più forti. Spero davvero che possiamo farlo insieme all’Europa, elaborando una strategia comune per proteggere il continente da un futuro sempre più cupo, dove leader senza valori decidono da soli per gli altri, violando di rispetto al diritto internazionale, senza rispetto per la vita umana, per i diritti umani, semplicemente facendo tutto ciò che piace al loro ego e alla loro idea del contributo che vogliono dare alla storia.
C’è qualcosa che l’Occidente non capisce dell’Ucraina?
Oggi penso di no, la situazione è molto migliorata. Penso che l’Occidente non capisca cose importanti della Russia, invece. In molti in Occidente continuano a vedere questa guerra come la guerra di Putin. Pensano che la popolazione russa sia una vittima. In realtà, c’è molto sostegno per questa guerra all’interno del paese, secondo svariati sondaggi. Persino l’opposizione russa che vive all’estero, quelli che sono riusciti a fuggire dal regime totalitario di Putin, non fa nulla di molto per questa lotta che l’Ucraina sta facendo essenzialmente per loro, perché non sono riusciti a resistere al leader autoritario che si sono allevati all’interno del proprio paese.
L’Occidente ancora non capisce che la Russia non è un paese normale che ha commesso un errore. La Russia ha una storia di azioni aggressive. Lo ha fatto per tutta la sua storia, e ora, mi riferisco solo alla storia della Russia moderna dalla Cecenia alla Moldavia, passando per la Georgia e l’Ucraina. La Russia è stata uno stato aggressivo per tutto questo tempo. La Russia ha ucciso persone in tutti i paesi occidentali, assassinando coloro che si opponevano come Putin, i critici, coloro che si oppongono al governo russo. La Russia ha condotto attacchi ibridi, interferendo nelle elezioni occidentali. Tuttavia, per qualche ragione, l’Occidente continua a trattenere il respiro, aspetta che le cose tornino alla normalità, così da poter nuovamente comprare gas russo a basso costo, andare all’Opera russa, leggere Tolstoj e Dostoevskij. L’Occidente romanticizza uno Stato che è l’incarnazione di tutto ciò che penso una persona normale non voglia che esista in questo mondo.
È possibile per un giornale come il vostro criticare il governo ucraino in queste condizioni?
Ci sono più limitazioni di prima che come giornalisti incontriamo nel trattare l’azione del governo. Ci sono alcuni registri che non sono più aperti perché c’è la legge marziale. Quando ti rivolgi a un funzionrio del Ministero della Difesa per un commento, lui può rispondere «questo è un segreto di guerra» o «questo è qualcosa che non puoi rivelare». Forse a volte possono usarlo come scusa, per evitare di rispondere alla domanda. Quindi, ci sono sicuramente alcune limitazioni. Un’altra grande limitazione è in realtà quella interna di ogni giornalista ucraino, perché c’è una sorta di autocensura con cui ogni giornalista ucraino deve confrontarsi. Quando veniamo a conoscenza di alcuni fatti, diciamo, oltraggiosi, alcune decisioni vergognose dello stato maggiore dell’Ucraina, o del comando superiore del comando militare, ci chiediamo: è giusto raccontarlo? È giusto esporlo? Pensi alle potenziali conseguenze di come potrebbe influenzare il morale, come potrebbe influenzare i soldati, come potrebbe influenzare la situazione.
Quindi, sicuramente, seguiamo delle linee guida che ci siamo dati. Non pubblicheremmo mai la posizione di un’infrastruttura sensibile, per esempio. Tuttavia crediamo che sia molto importante esporre i problemi ora, anche durante la guerra, anche dell’esercito, anche accettando che ci saranno alcuni effetti negativi, sapendo che il morale in Ucraina forse sarà influenzato e le persone non crederanno molto nelle forze armate. Ma pensiamo che l’unico modo per risolvere questi problemi sia esporli e fare pressione sulle autorità affinché reagiscano e risolvano il problema. Forse adesso è più importante che mai cambiare le cose che ci impediscono di essere efficaci, di trattare le persone con dignità, di sostenere i diritti umani.
Cos’hai imparato in questi tre anni?
Prima della guerra, leggevo la storia dell’Ucraina e provavo ammirazione per la capacità di alcuni ucraini, come i cosacchi, di lottare per la libertà. Con la guerra, ho imparato a mie spese che questa non era un’esagerazione fatta dagli storici nei libri, che è quello che è l’Ucraina per davvero. Sono cose che puoi imparare solo vivendo eventi così tragici. Ti chiedi: noi chi siamo? Ecco chi siamo, ecco come ci stiamo comportando. Stiamo scegliendo la nostra gente, stiamo scegliendo i nostri diritti, le nostre convinzioni e i nostri valori, anche se ciò che stiamo affrontando è molto spaventoso. Stiamo ancora coraggiosamente scegliendo la cosa giusta, e non la cosa che ci permetterebbe semplicemente di respirare e avere una vita normale. Io sono molto orgoglioso di ciò che abbiamo fatto come paese. Sono molto orgoglioso di ciò che abbiamo come Kyiv Independent. E, in piccolo, sono orgogliosa di quello che sono riuscita a fare io. Ho scoperto di poter fare molto di più di quello che credevo di poter fare.
Se vuoi sostenere il lavoro del Kyiv Independent, puoi farlo con una donazione mensile di 5, 10 o 30 euro.