Sergio Mattarella ha ragione da vendere: come accadde nel 1939 con l’invasione della Polonia a seguito del patto Molotov-Ribbentrop, anche l’attacco russo all’Ucraina va annoverato nella categoria delle guerre condotte contro uno Stato sovrano. Che una parte del governo in carica e, a specchio, una parte dell’opposizione abbiano abbandonato al suo destino il presidente Mattarella per aver pronunciato una lampante verità è un fatto disdicevole. Disdicevole ma non imprevisto. Soprattutto in politica estera non è affatto immaginario il legame tra Conte e Salvini. Altrettanto grave il comportamento di larga parte dell’intellighenzia nostrana, in larga parte assente da un dibattito su eventi che stanno segnando le sorti del mondo e precipitando l’Europa in una crisi senza uguali nei tempi recenti.
Perché? Non credo alla smemoratezza, penso semmai alla prevalenza di due altri fattori: il mito che permane di un paese, la Russia, decisiva nello sconfiggere il nazismo e, di conseguenza, una certa dose di anti-americanismo; l’attrazione nascente per chi prende a calci i regimi democratici. Benché lo abbia scritto Cicerone, la storia non è maestra di vita, tuttavia la storia è indispensabile a strappare dall’oblio fatti che hanno rovesciato la sorte dell’umanità e che potrebbero facilmente ripetersi.
Quando si estinse l’Unione Sovietica furono firmati due accordi per rendere meno impervio il cammino verso la pace. Prima venne siglato l’atto fondatore tra Nato e Russia, poi, nel 1997, in Portogallo, l’accordo che consentiva all’Ucraina di collegarsi alla Nato. Il Putin primo ministro e successivamente presidente russo nulla ebbe a obiettare. Di più. Nel settembre 2001 Putin tenne un discorso al Parlamento tedesco in cui inneggiava alla libertà e alla tutela dei diritti democratici. Ancora. Il 28 maggio 2002 vengono firmati a Pratica di Mare accordi tra Nato e Russia.
Evidentemente la Russia d’inizio millennio sentiva di non avere ancora la forza per uscire da una posizione subalterna. Oggi il quadro è cambiato due volte. Prima con il richiamo alla potenza sovietica tipico di Putin nell’esercizio del suo nuovo mandato, poi, appena una settimana fa, con l’asse creato con Trump. Entrambi hanno interesse al contenimento della Cina. Entrambi hanno interesse a tenere l’Europa ai margini del nuovo ordine mondiale. Entrambi sanno che l’Unione Europea è divisa e che non ci sono leader in grado di rovesciare questa tendenza nel nome di una visione più lungimirante. Servirebbe la lunga mano della Provvidenza ma la storia, è risaputo, porta la firma delle donne e degli uomini.