Bassa LegaLe borsette di Santanchè sono un diversivo per non parlare del problema Salvini

Mentre il mondo ridefinisce gli equilibri geopolitici, la politica italiana si perde in dibattiti marginali. Il vero nodo non è la sorte della ministra del Turismo, ma le dichiarazioni pericolose del vice presidente del Consiglio

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Se il problema vero della politica italiana fossero le dimissioni di Daniela Santanchè, saremmo in un’isola felice, che si occupa di borsette e barboncini, con il secondo quotidiano italiano che intitola la prima pagina con il ditino alzato “La destra salva la Santanchè”, senza neppure aggiungere un rituale ecchissene. Fuori dall’acquario di Montecitorio, il resto del mondo fa saltare equilibri, trattati, regole, usanze e l’intero diritto internazionale, ma noi abbiamo ben altro di cui occuparci: tacco dodici e l’odio per i ricchi. E allora sarebbe legittimo, per mettere un po’ di ordine, archiviare il caso del ministro del Turismo e aprire quello del vicepresidente del Consiglio, Matteo Salvini. Di questo dovrebbe occuparsi l’Aula, su questo pretendere una discussione di un intero pomeriggio, perché la questione riguarda davvero la Nazione, come la definisce il presidente del Consiglio.

La politica estera ed europea, la guerra e il Medio Oriente con orrori non risolti, sono questioni più rilevanti del vucumprà di Forte dei Marmi, se non altro per il fatto che i due maggiori partiti italiani, fermiamoci a quelli, hanno tenuto su questo – caso unico e raro – un comportamento sostanzialmente simile. E dunque se il vice presidente del Consiglio dice, per di più all’estero, che è patriottica la convinzione che bisogna proclamare “«Meno Europa, più libertà», e sostiene la democratica pretesa di Alternative für Deutschland di andare al governo contro l’ottanta per cento del Paese, c’è un problema che riguarda l’intero schieramento politico in modo bipartisan.

Su questo, il Partito democratico deve chiedere un urgente dibattito parlamentare, perché schierarsi con la coppia Trump-Putin contro l’Europa è in aperta violazione di quella linea politica che autorizza correttamente il presidente della Repubblica Sergio Mattarella a parlare in un certo modo a nome del Paese. Non possiamo rischiare che il Capo dello Stato venga smentito e diventi un portavoce retorico fuori sincrono, solo perché il numero due del Governo parla come JD Vance, con il coretto conforme della parte più irresponsabile della Lega, da Roberto Vannacci alla accoppiata Claudio Borghi e Alberto Bagnai.

Il chiarimento su Salvini va preteso e portato avanti nelle sedi istituzionali. O, se si preferisce, il chiarimento va chiesto su Antonio Tajani, che specula senza contraddittorio diretto, ma via Tg, sulle deviazioni del suo pari collega, vantando vittorie «popolari» in Germania e sventolando un europeismo di ferro che bisogna mettere invece alla prova, perché in un dibattito vero bisognerebbe pur avere una linea sola. Chiara.

Volendosi Giorgia Meloni barcamenare nell’incerto spazio libero tra Stati Uniti ed Europa, finisce per ora con un 1-1 per lo meno imbarazzante, e l’unico ponte di cui parlare resta quello di Messina. Il giochino ha funzionato per due anni e mezzo, ma quello che è accaduto nel mondo di recente – dalla vittoria di Trump alle elezioni tedesche, al rientro in gioco dell Regno Unito e all’attivismo di Emmanuel Macron – è la decretazione di una fine dei giochi dell’italietta contemporanea. Elly Schlein e Giorgia Meloni, se hanno il coraggio che vantano, potrebbero sistemare alcune cose anche nei rispettivi campi, per nulla definiti sulle grandi questioni del momento. 

La storiella dietro la quale Antonio Tajani si nasconde sempre, e cioè che la coalizione di Centrodestra è forte perché sa stare insieme, deve essere messa alla prova di argomenti-chiave come quelli che sono oggi sul palcoscenico del pianeta, con tutte le implicazioni economiche e sociali che si portano dietro. E anche la finzione dell’accordo tra PD e 5Stelle ha bisogno di urgenti verifiche senza attesa delle elezioni, perché un giorno si e uno no, l’ineffabile amico di Trump e di Putin, dà della guerrafondaia alla segretaria Pd e accomuna lei alla Meloni nel sostegno ai fabbricanti di armi. Si può andare avanti così? È questo il Paese europeo più stabile, solo perché fondato sull’ipocrisia e la furbetta volontà di portar via voti al vicino di banco?

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