Do ut DonaldTrump vuole i giacimenti minerari ucraini, ma non sarà facile sfruttarli

Il possibile accordo tra Stati Uniti e Ucraina potrebbe ridefinire gli equilibri globali delle materie prime, ma le difficoltà estrattive, l’occupazione russa e la mancanza di infrastrutture operative sono ostacoli difficili da superare nel breve periodo

AP/Lapresse

Donald Trump ha dichiarato di star preparando un piano di aiuti economici e militari all’Ucraina in cambio della concessione di utilizzo di non ben precisati giacimenti minerari. L’intenzione del presidente degli Stati Uniti è di usare qualsiasi arma possibile contro la crescente ascesa cinese sull’estrazione ed esportazione di minerali e metalli. Ma non è chiaro ancora che cosa esattamente intendesse Trump con rare earths and other things.

La proposta di vincolare il sostegno americano allo sfruttamento del sottosuolo potrebbe non essere solamente un’idea dello stesso Trump, poiché come scrive il “Kyjiv Independent” «una fonte dell’ufficio presidenziale a conoscenza della questione ha dichiarato che la condivisione delle risorse ucraine con gli alleati faceva parte del piano di vittoria del presidente Volodymyr Zelensky mostrato ai leader stranieri, tra cui Trump».

L’interesse dell’amministrazione americana nel voler vincolare in questo modo gli aiuti a Kyjiv deriva dall’utilizzo sempre maggiore delle “terre rare” in settori che vanno dal quotidiano all’alta tecnologia. Tra i diciassette elementi della tavola periodica così definiti chimicamente, molti di questi hanno proprietà che li rendono unici e praticamente insostituibili, se non a costi molto elevati. L’europio è utilizzato nei sistemi di illuminazione fluorescente e radar, il cerio è utilizzato per la lucidatura del vetro e nei convertitori catalitici delle automobili, i sali di lantanio sono utilizzati nella raffinazione del petrolio mentre le leghe con lantanio sono utilizzate nei sistemi di alimentazione delle auto ibride e a idrogeno. A questi va ovviamente aggiunto il litio, indispensabile nella fabbricazione delle batterie delle automobili elettriche.

La questione però è più complessa di quello che sembra e le difficoltà di riuscita sono potenzialmente molteplici. Se è vero che l’Ucraina possiede un territorio ricco di giacimenti minerari e gas naturale, comprese anche le cosiddette “terre rare” nominate da Trump, è altrettanto vero che in primo luogo in questo momento una buona porzione ucraina è occupata dalla Russia. Inoltre, la presenza di molti giacimenti è solamente stimata, quindi non verificata e ancora sconosciuta, così come incerta è anche la posizione esatta di tali risorse.

Bisogna anche ricordare che diverse infrastrutture industriali ed estrattive soprattutto nella parte orientale sono state danneggiate dai bombardamenti russi. «Secondo la Camera di Commercio americana, la Russia detiene il quarantadue per cento dei metalli dell’Ucraina e il trentatré per cento delle sue terre rare, nonché il sessantatré per cento dei suoi giacimenti di carbone, l’undici per cento del suo petrolio e il venti per cento del suo gas naturale», sottolinea ancora il Kyjiv Independent. Tutti questi fattori rendono a oggi difficile stimare con assoluta certezza la fattibilità estrattiva di tali progetti.

L’agenzia di stampa Reuters, a proposito della quantità di riserve certificate presenti nel territorio ucraino, afferma che «il Servizio Geologico Nazionale ha dichiarato che il paese possiede le più grandi riserve di titanio in Europa, circa il sette per cento delle riserve mondiali, e una delle più grandi riserve confermate di litio in Europa. Le riserve di titanio si trovano principalmente nell’Ucraina centrale, mentre il litio è concentrato al centro, nell’est e nel sud-est del paese». Rimangono quindi non pochi dubbi sulle modalità in cui una tale quantità di risorse possano essere sfruttate, considerando anche la complicata situazione in cui versa l’Ucraina in questo momento.

La Cina detiene una fetta mondiale importante nello sfruttamento del suolo e anche gli Stati Uniti si sono spesso trovati ad acquistare materie prime proprio dalla Cina. Come analizzato dal “The Guardian”, il piano di aiuti di Trump avrebbe proprio come fatto scatenante il mercato cinese in forte ascesa. «La Cina ha anche depositato un numero enorme di brevetti sulla produzione di terre rare, un ostacolo per le aziende di altri paesi che sperano di avviare una lavorazione su larga scala.

Di conseguenza, mentre le riserve di terre rare sono abbondanti altrove, molte aziende trovano più conveniente spedire il loro minerale grezzo in Cina per la raffinazione, rinforzando ulteriormente la dipendenza globale». Scrive il quotidiano britannico, che poi continua: «Gli Stati Uniti e l’Unione Europea ottengono la maggior parte delle loro forniture dalla Cina, ma entrambi stanno cercando di aumentare la propria produzione e migliorare il riciclo di ciò che usano per ridurre la dipendenza da Pechino».

 

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