Questione di dirittoLa soluzione gratuita per far votare i referendum agli studenti fuori sede

Europa Radicale ha presentato una proposta di legge che permetterebbe agli universitari di presentarsi nei seggi del comune di domicilio temporaneo, visto che per il voto referendario di questa primavera non ci saranno problemi di circoscrizioni diverse, come invece accaduto alle elezioni europee

Lapresse

In occasione delle ultime elezioni europee (8 e 9 giugno 2024), il Parlamento italiano ha approvato l’articolo 1-ter del decreto-legge n. 7/2024 (convertito dalla legge n. 38/2024) sulla “Disciplina sperimentale per l’esercizio del diritto di voto da parte degli studenti fuori sede in occasione dell’elezione dei membri del Parlamento europeo spettanti all’Italia per l’anno 2024”. 

Per la prima volta in Italia è stato consentito agli studenti, domiciliati in una regione diversa da quella di residenza, di votare presso il comune di domicilio temporaneo, se appartenente alla stessa circoscrizione di cui erano elettori, o presso il capoluogo di regione, se erano elettori di una diversa circoscrizione. Ad esempio, uno studente di Ventimiglia domiciliato a Pavia avrebbe potuto votare a Pavia, il suo collega di corso di Reggio Calabria avrebbe dovuto votare a Milano. In ogni caso a entrambi sarebbe stato risparmiato un viaggio di andata e ritorno verso il comune di residenza solo parzialmente rimborsato.

Purtroppo, alla previsione normativa non ha fatto seguito un’adeguata campagna informativa, né una risposta particolarmente efficiente da parte dei comuni, per cui solo 23.734 studenti hanno fatto richiesta a fronte di quasi quattrocentomila studenti domiciliati temporaneamente fuori dalla regione di residenza. Non si tratta certo di numeri incredibili ma hanno rappresentato comunque un importante passo in avanti, un’opportunità in più di partecipazione alle elezioni, ancora più preziosa in tempi in cui la metà del corpo elettorale diserta le urne.

Tra pochi mesi, fra il 15 aprile e il 15 giugno, i cittadini italiani saranno nuovamente chiamati al voto su cinque referendum, uno sulla cittadinanza e quattro su tematiche legate al mondo del lavoro. Rispetto all’ultima tornata elettorale vi sono meno problemi tecnici e burocratici, poiché, mentre per le elezioni europee vi erano liste elettorali diverse per ogni circoscrizione elettorale (Nord Ovest, Nord Est, Centro, Sud e Isole) le schede dei cinque referendum saranno uguali in tutta Italia. Ciò significa che qualsiasi cittadino italiano con diritto di voto, domiciliato per motivi di studio in qualsiasi luogo, potrà votare sui medesimi quesiti, che sono ovviamente identici in ogni regione d’Italia. 

La differenza non è di poco conto perché alle elezioni europee, benché le circoscrizioni fossero in numero ridotto, occorreva – ad esempio – che uno studente siciliano domiciliato in Piemonte per motivi di studio votasse per la circoscrizione delle “Isole” e che un suo compagno di corso, residente in Calabria, votasse invece sulla scheda della circoscrizione “Italia meridionale”, con schede diverse, diversi candidati e magari anche con simboli di partito differenti. Inoltre, per consentire il funzionamento del meccanismo, si erano dovute istituire sezioni speciali presso i capoluoghi di regione per il voto degli studenti fuori sede.

Per i referendum, sarebbe tutto più semplice. Peraltro, garantire condizioni favorevoli all’esercizio del diritto di elettorato attivo nelle consultazioni referendarie è ancora più decisivo, visto che ne va della stessa validità del voto. Si ricordi che alle ultime europee ha votato meno del cinquanta per cento degli aventi diritto e dunque, se fosse stato un referendum, il risultato sarebbe stato invalido.

Con questa consapevolezza e con l’obiettivo di fornire un contributo concreto, visti anche i tempi ristretti che ci separano dal voto, noi di Europa Radicale abbiamo lavorato sul testo dell’articolo 1-ter del decreto-legge n. 7/2024, adattandolo all’appuntamento referendario. Un testo che abbiamo inviato a tutti i deputati e senatori, affinché si giunga all’approvazione della legge nel tempo più rapido possibile – meglio ancora, visti i requisiti di necessità e urgenza, attraverso un decreto legge – per ottenere anche quest’anno che gli studenti fuori sede possano essere posti nelle condizioni di potersi esprimere sui referendum nel proprio Comune di domicilio temporaneo. 

Oltre all’approvazione della legge, sarebbe poi necessario che si desse massima diffusione alla notizia di questa opportunità con tutti gli strumenti a disposizione informativi pubblici e privati; utilizzando i classici mezzi di comunicazione radiotelevisiva e i social e coinvolgendo anche le Università.

Non importa in questa fase quale sia l’orientamento di ciascuna forza politica, per il sì, per il no o per il non voto. Il nostro appello è rivolto a tutti affinché a tutti sia consentito di scegliere se e come votare. Oggi, per molte decine di migliaia di ragazzi, questa possibilità è nei fatti preclusa ed è un vulnus che vogliamo sanare. Tra tutte le tornate elettorali, come ricordato, i referendum sono quelli nei quali è più semplice attuare questa proposta e sarebbe paradossale averla resa possibile per le elezioni europee e non ripeterla in questa prossima occasione. 

Visto che la strategia astensionista sui referendum è stata utilizzata da tutte le forze politiche e visto che questa si giova anche dell’astensionismo passivo e obbligato di chi non viene messo nelle condizioni di votare non siamo così ingenui da aspettarci reazioni entusiaste dalle forze politiche, in particolare quelle di maggioranza, che presumibilmente si daranno l’obiettivo, aritmeticamente più agevole, di vanificare la consultazione.

Le questioni di diritto in Italia sono spesso sacrificate a ragioni di opportunità. Ma in materia elettorale fare politica contro il diritto significa, anche se non sembra, violare il principio della democraticità del voto.

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