La terza ondataPer la prima volta in due decenni, le autocrazie superano le democrazie

Il mondo è meno libero di vent’anni fa e la democrazia arretra ovunque. La transizione verso il potere assoluto si rafforza con la censura, la manipolazione elettorale e il controllo militare

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V-Dem è il principale centro studi di riferimento a livello globale per l’analisi dei processi di democratizzazione e autocratizzazione e  la settimana scorsa ha pubblicato il suo report annuale. Seppur non immune da critiche, la metodologia raffinata negli anni da questo centro di ricerca svedese è ritenuta al momento la più completa per stimare il grado di democraticità di ciascun Paese e la direzione della sua transizione politica verso la democrazia liberale o verso l’autocrazia chiusa.

Le analisi di V-Dem si basano su una serie di sondaggi annuali realizzati con quattromiladuecento esperti in centotrentaquattro Paesi cui viene chiesto di esprimersi su un pool di indicatori variegato, tra cui la capacità degli accademici di contestare il potere, il grado di partecipazione politica delle donne o il grado di clientelismo durante le elezioni. La metodologia permette così di non fermarsi al lato formale, per esempio i diritti sanciti nelle costituzioni di ciascun paese, ma di osservare anche aspetti sostanziali, esaminando quanto questi diritti siano garantiti nella pratica secondo gli esperti coinvolti. Per questo motivo, V-Dem è considerato la fonte più autorevole tra chi si occupa di politica comparata.

Il report appena pubblicato contiene alcune novità allarmanti sullo stato della democrazia globale. V-Dem classifica i regimi politici in quattro categorie: due modelli democratici (democrazie liberali e democrazie elettorali), e due modelli autocratici (autocrazie elettorali e autocrazie chiuse). Per la prima volta in vent’anni il numero di regimi classificati come autocratici è superiore a quello delle democrazie: novantuno contro ottantotto. 

Inoltre, il modello di democrazia liberale è oggi quello meno diffuso nel mondo: solo ventinove Paesi su centosettantanove sono stati categorizzati così. In Africa e Asia praticamente non ce ne sono. Secondo i ricercatori di V-Dem, quindi, oggi tre persone su quattro nel mondo vivono sotto un regime autocratico: è il dato più alto dal 1978. Poco meno della metà della popolazione mondiale risiede in stati classificati come autocrazie elettorali, ovvero Paesi dove le elezioni vengono organizzate ma senza che l’opposizione abbia reali possibilità di vittoria, come l’Ungheria. 

Anche la direzione dei Paesi dove gli esperti hanno osservato una transizione politica nel 2024 sembra segnalare un chiaro trend di deriva autocratica. Stando a V-Dem, la cosiddetta terza ondata di autocratizzazione continua a montare. 

Se nel 2004 solo dodici stati erano considerati in via di autocratizzazione, in questo report ne sono stati censiti quarantacinque. Tra questi, anche stati molto numerosi, come India e Messico. Invece, nei diciannove Stati dove si è assistito a forme di democratizzazione, vive solo il sei per cento della popolazione mondiale, due terzi della quale in soli tre Paesi (Brasile, Polonia e Thailandia). 

Per quanto riguarda l’Europa, per due casi di democratizzazione (Polonia e Montenegro) si registrano nove casi di autocratizzazione, principalmente in Paesi esposti all’influenza russa in qualche forma: Armenia, Bielorussia, Georgia, Grecia, Ungheria, Moldova, Romania, Serbia e Ucraina. 

A livello di tattiche utilizzate da autocrati e aspiranti tali per ottenere o mantenere il potere, lo strumento più comune registrato da V-Dem è la censura. Nell’ultimo anno, infatti, molti governi si sono dati da fare per censurare i media – tra i più attivi: Afghanistan, El Salvador, India e Myanmar. Si stanno anche normalizzando pratiche come attacchi ai giornalisti (specie in Guatemala, Hong Kong, Nicaragua e Russia), autocensura (molto comune in Burundi, India e Nicaragua) e partigianeria dei media (soprattutto in Argentina, Georgia, Moldova e Pakistan). 

La già rischiosa situazione di media indipendenti e giornalisti critici del potere in questi Paesi sta venendo ulteriormente aggravata dalla scelta improvvisa dell’amministrazione Trump di smantellare imponenti agenzie governative deputate al supporto alle forze democratiche all’estero come Usaid e interrompere i finanziamenti a longevi organi di informazione e proiezione del soft power americano, come Voice of America e Radio Free Europe. Secondo la nuova dirigenza, la United States Agency for Global Media (Usagm), l’agenzia da cui dipendono finanziariamente molti di questi network statunitensi ramificati a livello internazionale, non può essere salvata

Il rapporto di V-Dem si conclude proprio con un focus sugli Stati Uniti. Dopo aver analizzato alcune delle mosse della nuova amministrazione nei primi due mesi dal suo insediamento, come l’abolizione di meccanismi di controllo sull’azione del presidente, le purghe nell’esercito e l’attività del Doge guidato da Elon Musk, il report si chiude con la domanda: «Visti questi attacchi, la democrazia degli Stati Uniti è sulla via del collasso?».

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