«Si sta ribaltando la situazione», esclama Giovanni Storti in un famossisimo sketch del trio comico Aldo, Giovanni e Giacomo. Ed è quello che devono aver pensato, negli ultimi tempi, coloro che seguono da vicino le dinamiche del continente americano, dall’Alaska alla Terra del Fuoco. Mentre assistiamo increduli al franare della più antica democrazia liberale del globo, affondata dai guitti e volgari sgherri, Donald Trump ed Elon Musk senza incontrare alcuna resistenza, a sud del Rio Bravo le istituzioni e la società civile sembrano rispondere al clima di degrado dello stato di diritto, al cupio dissolvi democratico.
Certo, le repubbliche sudamericane hanno e avranno i loro infiniti e molteplici problemi economici, sociali, finanziari, di sicurezza, ma sembrano per lo meno conservare alcuni residui punti di resistenza al disfacimento generale di ogni regola democratica.
In Brasile, un ex presidente che ha perso le elezioni, denunciato fantasiose irregolarità nel voto (peraltro gestito dal suo stesso governo, una palese ammissione di incompetenza), organizzato e tentato un colpo di Stato, e sobillato un assalto ai palazzi del potere esecutivo, legislativo e giudiziario, è stato proclamato ineleggibile. Qualche giorno fa è stato formalmente incriminato per attentato contro lo Stato di diritto e l’ordine democratico, insieme a un pugno di collaboratori e generali.
Nello stesso Brasile, nel 2024, Elon Musk ha iniziato un braccio di ferro con le istituzioni locali, pretendendo di riattivare gli account di X legati alla galassia dell’estrema destra che, tra le altre cose, avevano sostenuto il tentato golpe del gennaio 2023 ed erano stati disattivati per decisione delle corti brasiliane.
Lo scontro si è fatto così acceso che X è stato oscurato nel Paese, e Musk ha avviato una campagna di attacchi personali e furenti contro il giudice del Tribunale Supremo brasiliano che si stava occupando della vicenda.L’oscuramento di X è durato quaranta giorni, al termine dei quali Musk ha accettato di rispettare le normative locali, piegandosi alle istituzioni democratiche brasiliane.
In Argentina, un presidente imprevedibile, che ha promesso di stravolgere lo Stato a suon di tagli con la motosega e pseudo-libertà non ben precisate, ha lanciato una criptovaluta, collassata nel più classico dei rug-pull nel giro di poche ore. Una cripto-truffa che ha arricchito pochi e lasciato sul lastrico decine di migliaia di persone, grazie all’approvazione e alla promozione presidenziale. L’episodio non è passato sotto silenzio: si è trasformato nella più grave crisi dell’attuale governo argentino, ora in grande difficoltà e incalzato da stampa e tribunali.
Insomma, tutto quello che Trump, Musk e i loro bravi manzoniani hanno ordito ed eseguito indisturbati negli ultimi anni negli Stati Uniti, ha incontrato la resistenza delle istituzioni e della società civile in America Latina. Brasile e Argentina hanno battuto un colpo contro presidenti golpisti e truffatori, tecnofeudatari onnipotenti e attacchi allo stato di diritto e alle istituzioni democratiche.
È probabile che sia più un demerito degli Stati Uniti che un merito di Brasile e Argentina, che – come detto – hanno i loro problemi (forse insormontabili). E queste vicende potrebbero anche concludersi con vittorie politiche, giudiziarie, culturali e personali di Bolsonaro e Milei. Però va riconosciuto: le ironie sulle repubbliche sudamericane sembrano cosa d’altri tempi. Si sta ribaltando la situazione.