Non si gioca col cibo C’è un brand che vuole trasformare il burro in oggetto d’arte e il risultato fa riflettere

Due ex casari e un’agenzia milanese hanno lanciato Burrocrazia, un brand che si propone di comunicare il burro in maniera innovativa, commercializzando accessori di lusso

Burro (credits Burrocrazia)
Burro (credits Burrocrazia)

Comunicare il burro come icona culturale e artistica veicolo di valori e idee, attraverso un approccio pop e innovativo. È l’idea che Sonia e Mauro, due ex casari di Latina, hanno condensato nel brand Burrocrazia, sviluppato assieme all’agenzia milanese di consulenza strategico-creativa Ideabile.

Niente paura, nonostante il sounding, non c’è nessuna intenzione politico-estremista – salvo forse un po’ di sano fondamentalismo alimentare – né c’entra la tediosa ed esasperante minaccia con una “r” sola. Si tratta, in sostanza, di una giovane realtà per la commercializzazione di accessori di lusso dedicati al burro, attorno al quale è nato anche un progetto comunicativo, che prevede un blog in chiave provocatoria (Burrocrazine) e iniziative che ripercorrono canoni in stile arte contemporanea.

Il primo passo, attingendo dal linguaggio della moda, è stato il lancio di una capsule collection, una collezione di portaburro di design ideata in collaborazione con lo studio di consulenza internazionale Simple Flair, che ha selezionato designer e brand internazionali per la realizzazione degli oggetti. Tra i nomi, Alessi con la burriera MGBUT realizzata da Michael Graves nel 1985, Marco Campardo con due interpretazioni in vetro, lo studio newyorkese Hudson Wilder con un pezzo scultoreo in alluminio aeronautico, oltre a a617, Le Sundial, Sfrido Estate, Guan Lee e la Grymsdyke Farm, Martina Guandalini, Forever Studio e Thomas Roger, con altrettante opere che reinterpretano il portaburro in chiave creativa e posh.

Alcuni dei portaburro di design dalla capsule collection di Burrocrazia (credits Burrocrazia)
Alcuni dei portaburro di design dalla capsule collection di Burrocrazia (credits Burrocrazia)

Per l’evento di lancio, lo scorso 13 marzo, il Riviera Creative Space di Milano è stato allestito come il vernissage di una mostra di arte contemporanea, con esposizione dei portaburro, installazioni artistiche e una mega montagna di burro a dominare la sala da un tavolino. Insomma, un vero paradiso per i feticisti del prodotto, a patto però di poterselo permettere.

Sì, perché curiosando sull’e-commerce del brand, appare piuttosto chiaro che questo burro non è proprio per tutti. L’accessorio di entrata è uno stampo per formine di burro (200 euro), si raddoppia con il Curling Bliss, strumento che «reinterpreta il tradizionale arricciaburro in chiave moderna», per creare riccioli di burro da usare nella cura della pelle (400 euro). Stessa quotazione per dei dadi da gioco realizzati in burro artigianale, per creare quella «danza tra rischio e controllo» con i dadi che si disfano. Poi c’è un timer color burro per misurare il tempo di cottura, costo 700 euro, ma solo perché misura anche il piacere di passare il tempo insieme a tavola. È 800 euro, invece, il prezzo di uno Scolpiburro, spatola per creare sculture di burro, la cui confezione – secondo le indicazioni – contiene anche pratici tutorial.

Al momento non sembrano invece disponibili i prezzi di altri oggetti, tra cui alcuni dei portaburro della collezione, e tutti gli articoli sono sold out o in fase di assortimento.

Una montagna di burro all'evento di lancio della capsule collection (credits Burrocrazia)
Una montagna di burro all’evento di lancio della capsule collection (credits Burrocrazia)

Mentre ci chiediamo quali siano esattamente i valori e il messaggio provocatorio di tutta l’iniziativa, oltre all’obiettivo commerciale, torna vivo più che mai il ricordo infantile di quello scapaccione, seguito dalle parole «non si gioca con il cibo». Poi però tocca arrendersi alla drammatica soggettività delle esperienze e, in fondo, che si sappia o meno quanta fatica costa allevare una mucca – Bernardo Bertolucci insegna – ognuno con il burro è libero di farci quello che gli pare.

Magari però, l’approccio provocatorio annunciato dal brand consiste proprio nel fatto che – evento di lancio a parte – si tratti solo di una messa in scena, magari anche le recensioni dei clienti sul sito sono false. Un atto rivoluzionario, per spingere l’approccio al cibo all’estremo della frivolezza, farci vergognare della società che alimentiamo e poi svelare il trucco, facendoci riflettere.

Sarebbe bello, per rispetto verso quei casari che non si stancano di produrre ottimo burro ogni giorno e per quanti commerciano e impiegano in cucina, con amore e attenzione, questo meraviglioso prodotto.

Ad ogni modo, obiettivo raggiunto: la provocazione c’è stata e la riflessione anche.

L’auspicio è che per lo meno, dato il prestigio dei portaburro, il contenuto scelto sia di eccellente qualità e che, soprattutto, sia scelto con un po’ di attenzione a garantire il benessere animale e a valorizzare il grande lavoro che sta dietro alla produzione.

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